venerdì, 9 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Inps. Da giugno tutte le pensioni in pagamento al 1° del mese
Pubblicato il 05-06-2015


Da giugno 2015 tutte le pensioni saranno pagate dall’Inps a partire dal primo giorno del mese. È quanto stabilito dal decreto legge n. 65 del 21 maggio 2015, contenente “Disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie Tfr”. A partire dal primo giugno, quindi, tutti i pagamenti dei trattamenti pensionistici, degli assegni, delle pensioni e delle indennità di accompagnamento pagate agli invalidi civili, oltre che delle rendite vitalizie dell’Inail, saranno unificati, permettendo così a quei pensionati che hanno più di una pensione in differenti gestioni, che prevedevano fino ad oggi il pagamento in giorni diversi, di incassarle nello stesso giorno. Nel caso in cui il primo del mese sia un giorno festivo, oppure non bancabile, il pagamento avverrà nel primo giorno utile immediatamente successivo

Pensioni. Rivalutazione assegni tra il 10 e il 40%

I pensionati con redditi superiori a tre volte il minimo la cui indicizzazione era stata bloccata dal Salva Italia riceveranno rimborsi per il 2012-2013 variabili tra il 40% e il 10% della rivalutazione complessiva persa. Ecco in sintesi cosa prevede il decreto del Governo illustrato oggi in un audizione alla Camera dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan che ha ricordato come il pagamento di 17,4 miliardi (al netto del fisco) nel 2015 e circa 4,5 miliardi annui si sarebbe riflesso negativamente sulla pressione fiscale e sui trasferimenti. Il decreto, ha spiegato il ministro, coniuga i principi sanciti dalla sentenza della Corte con il mantenimento degli obiettivi di finanza pubblica.

Anni 2012 e 2013 arretrati tra il 40% e il 10%: I titolari di prestazioni pensionistiche con proventi compresi tra le tre e le 4 volte il minimo avranno una rivalutazione del 40% dell’inflazione avuta (il 3% nel 2012, l’1,2% nel 2013). Chi ha 1.700 euro lordi di pensione al mese riceverà 750 euro netti. I trattamenti tra le quattro e le cinque volte il minimo avranno un recupero del 20% dell’inflazione (per redditi da 2.200 euro, ad esempio circa 460 euro netti) mentre gli assegni tra le cinque e le sei volte il minimo il recupero sarà del 10% (circa 280 euro per chi ha un assegno di 2.700 euro). Gli assegni superiori a sei volte il minimo (circa 3.000 euro) non riceveranno nulla.

Anni 2014-2015 i pensionati riceveranno il 20% di quanto stabilito per le mensilità del biennio 2012-13.

Dal 2016: dal prossimo anno gli assegni di quiescenza saranno incrementati nella misura del 50% di quanto stabilito per le mensilità del biennio 2012-13.

Sempre al riguardo, è appena il caso di precisare che il blocco dell’indicizzazione delle pensioni scattato con il Salva Italia e poi bocciato dalla Consulta ha toccato una platea di circa 6 milioni di persone: quelle con un reddito da pensione superiore ai 1.500 euro mensili lordi. Secondo quanto emerge dal casellario centrale dei pensionati sul sito Inps, con dati aggiornati al 2013, dai quali risulta che sopra i 1.250 euro si trovano i pensionati che possono beneficiare di almeno 1,5 assegni. Adesso comunque scattano i rimborsi dopo la decisione della Corte, che però, ha assicurato il premier Matteo Renzi, non riguarderanno le pensioni oltre i 3.000 euro lordi: una platea in cui nel 2013 ricadevano oltre 5,1 milioni di pensionati.

Sentenza Consulta. Pensioni, rimborsi parziali 

Un rimborso parziale per circa 3-3,5 miliardi nel solo 2015. È quello che prevede il decreto legge pensioni. Che il Governo ha varato venerdì scorso, per dare applicazione alla sentenza della Corte costituzionale. L’operazione complessiva di restituzione delle mancate rivalutazioni del 2012 e 2013 avverrà, secondo quanto stabilito nel provvedimento in questione, con gradualità e per fasce di reddito e dovrebbe concludersi con una coda di rimborsi successivi differiti in più anni a venire. Il tutto per un esborso complessivo di 4-4,8 miliardi. Come detto il rimborso avverrà con un decalage: meno soldi al salire delle fasce di reddito pensionistico con un tetto di fatto ai 2.500-3.500 euro lordi al mese. Ogni fascia di reddito dovrebbe avere un suo adeguamento lineare senza effetto trascinamento su quella successiva, secondo le ipotesi allo studio. Per quest’anno la copertura dovrebbe arrivare in grande parte dal “tesoretto” da 1,6 miliardi e dalle maggiori entrate attese dalla voluntary disclosure. L’intervento è stato inoltre opportunamente affiancato da una clausola di salvaguardia: nell’ipotesi di margini fiscali non sufficienti scatterebbero tagli di spesa. In ogni caso per quest’anno il deficit nominale programmatico si attesterà al 2,6%, come ha ripetuto il ministro Pier Carlo Padoan recentemente a Bruxelles. Comunque, sul piano funzionale all’Inps servirebbe almeno un mese per rendere operativi i rimborsi, che quindi potrebbero arrivare da luglio/agosto, quando, sempre per effetto della stessa disposizione, dovrebbe scattare anche l’allineamento di tutti i pagamenti previdenziali al 1° del mese (finora pagati alcuni il 10 del mese). Un’innovazione messa a punto dal presidente Tito Boeri che ha già chiuso un’intesa (a costo zero) con banche e Poste.

Pensioni, indicizzazioni e rimborsi. I conti della Uil 

Il decreto, che è stato inviato al Quirinale, prevede rimborsi per il 2012-2013 (gli anni per i quali venne previsto il blocco dell’indicizzazione) con percentuali variabili tra il 40% e il 10%, discendenti al crescere dell’importo della pensione. Tra le tre e le quattro volte il minimo (tra i 1.500 e i 2000 euro lordi) si recupererà il 40% dell’inflazione (3% per il 2012, 1,2% per il 2013); tra le quattro e le cinque volte il minimo si recupererà il 20% dell’inflazione mentre tra le cinque e le sei volte il minimo si avrà solo il 10% di quanto perso nel biennio. Negli anni 2014-2015 si recupererà il 20% di quanto stabilito per il biennio precedente. Dal 2016, poi, le pensioni avranno un aumento strutturale, pari “al 50% di quanto stabilito per le mensilità del biennio 2012-2013″. Quelli dal 2016, ha puntualizzato il ministro, ”sono benefici permanenti” mentre i rimborsi per il periodo 2012-2014 e i primi 8 mesi del 2015 arriveranno il primo agosto con un’unica soluzione. A un pensionato con un trattamento di 1.700 euro lordi arriverà una tantum di 750 euro netti. Per le pensioni superiori a sei volte il minimo (circa 3.000 euro lordi al mese) – ha sottolineato il ministro ”non viene riconosciuta nell’ambito di una impostazione solidaristica sia intra-generazione sia intergenerazionale in presenza di vincoli di bilancio stringenti”. La scelta è chiara: il decreto favorisce – ha spiegato Padoan – le “fasce meno abbienti” della popolazione. Ancora una volta l’esecutivo ha prestato più attenzione a chi ha redditi più contenuti”.

Pensioni, donne penalizzate

Donne penalizzate nel mondo del lavoro e, quindi, anche nel trattamento pensionistico. In media i loro assegni sono del 30% inferiori a quelli degli uomini, con una media di oltre 1.500 euro al mese per gli ex lavoratori e di poco più di 1.000 euro per le ex lavoratrici. Secondo i dati forniti dal Cnel nel corso di una recente audizione in Commissione Lavoro della Camera, la situazione delle donne nel welfare italiano è di sostanziale svantaggio. Nel mondo del lavoro la disoccupazione è per le donne più alta rispetto agli uomini, e – nonostante la maggiore tenuta dell’occupazione femminile negli anni della crisi – la quota di donne occupate in Italia rimane sempre molto inferiore alla media Ue. L’insieme dei servizi alla famiglia (cura della prole, assistenza agli anziani, ecc.) continua inoltre ad essere erogato essenzialmente da donne, sottraendole al circuito lavoro-produzione di reddito-fruizione di trattamento pensionistico. L’effetto è che nella gestione privata la classe di pensioni di importo minimo (fino a 499 euro) riguarda il 34% degli uomini e ben il 57% delle donne, mentre la classe di importo massimo (3.000 euro e oltre) riguarda il 3,4% degli uomini e lo 0,2% delle donne. Nel settore pubblico il divario di genere si riduce quasi a zero per la classe di importo minima (3,2% degli uomini contro il 3% delle donne) ma si ripresenta per la classe di importo massimo (14% degli uomini contro il 2,3% delle donne). Il dato di sintesi per l’anno 2013 calcolato per la previdenza obbligatoria mostra che il 54% dei pensionati (cioè di beneficiari di almeno una pensione Inps) sono donne e il 46% uomini. Ma il reddito pensionistico complessivo annuo (ossia il totale degli importi da pensione percepiti nell’anno, anche se erogati da diversi enti) è andato per il 55% dei casi a uomini e per il 45% a donne; l’importo medio mensile è di 1.547 euro per gli uomini (calcolati su 7.306.408 pensionati) e 1.081 euro per le donne (calcolati su 8.451.218 pensionate). Per le sole pensioni di vecchiaia, l’importo medio mensile del reddito pensionistico di pensionati INPS (erogato a 5.373.567 uomini) è pari a 1.695 euro, e pari a 1.049 euro (erogato a 3.302.555 donne) nel 2013.

Carlo Pareto 

                                                                     

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento