mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Inps. La pensione di inabilità e invalidità 
Pubblicato il 18-06-2015


E’ una pensione che spetta ai lavoratori dipendenti o autonomi affetti da un’infermità fisica o mentale. Si può ottenere quando si verificano le seguenti condizioni: una grave limitazione funzionale fisica o mentale, accertata dal medico dell’Inps, che provochi una assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi proficua attività lavorativa; un’anzianità contributiva e assicurativa di almeno cinque anni, di cui tre versati nel quinquennio precedente la data di inoltro della domanda di pensione. Per poter accedere al trattamento di inabilità non si deve svolgere alcuna attività lavorativa.

La prestazione di cui si tratta non è considerata definitiva, perché le condizioni sanitarie del pensionato possono essere soggette a revisione. Nel calcolare l’importo, alle settimane di contribuzione maturate, viene aggiunta una maggiorazione convenzionale che copre il periodo mancante dalla decorrenza dell’assegno previdenziale fino al raggiungimento di 55 anni di età per le donne (60 per le autonome) e di 60 per gli uomini (65 per gli autonomi). Il beneficio assicurativo, tuttavia, non deve far superare complessivamente i 40 anni di anzianità contributiva. Per coloro che, al 31 dicembre 1995, avevano un’anzianità inferiore ai 18 anni, l’agevolazione contributiva è calcolata con il sistema contributivo, come se il lavoratore inabile avesse l’età pensionabile di 60 anni, indipendentemente dal sesso e dalla gestione di appartenenza.

La domanda deve essere compilata sull’apposito modello automatizzato disponibile unicamente in modalità telematica e prelevabile direttamente dal sito web dell’Istituto nella sezione “moduli” e inviata direttamente alle Sedi decentrate dell’Ente oppure inoltrata, sempre online, tramite i Patronati, che offrono assistenza gratuita. Ogni istanza deve contenere tutta la documentazione e le informazioni ritenute indispensabili, per la formazione esaustiva della valutazione medico-legale prevista (art. 1, comma 783 legge 296/2006).

L’assegno ordinario di invalidità è invece  un assegno che compete ai lavoratori dipendenti e autonomi affetti anch’essi da un’infermità fisica o mentale. Si può ricevere quando si verificano le seguenti condizioni: una severa limitazione funzionale, fisica o mentale, accertata dal medico legale dell’Inps, che provochi una riduzione permanente a meno di un terzo della capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle attitudini del lavoratore; un’anzianità contributiva e assicurativa di almeno cinque anni, di cui almeno tre versati nei cinque anni precedenti la data di consegna della richiesta pensione. Attenzione, l’assegno ordinario di invalidità non è una pensione definitiva: ha una durata massima di tre anni ed è rinnovabile su espressa domanda del beneficiario, che viene quindi sottoposto ad una nuova visita medico-legale. Dopo due conferme consecutive l’assegno diventa definitivo. La predetta prestazione di invalidità viene concessa anche a chi continua a prestare la propria attività lavorativa. In questo caso il titolare ogni anno può essere sottoposto a visita medico-legale. Al raggiungimento del requisito anagrafico pensionabile l’assegno viene trasformato in pensione di vecchiaia, ricorrendo i relativi requisiti. La richiesta deve essere compilata sull’apposito modello disponibile in modalità telematica e prelevabile direttamente sul sito web dell’Istituto nella sezione “moduli” e presentata esclusivamente online alle Sedi decentrate dell’Ente oppure trasmessa – sempre in rete – tramite i Patronati, che offrono assistenza gratuita. Ogni domanda deve contenere tutta la documentazione e le informazioni ritenute indispensabili per la formazione esaustiva della valutazione medico-legale prevista (art. 1, comma 783 legge 296/2006).

Inps. Nei primi 4 mesi +155mila posti stabili

Nei primi 4 mesi dell’anno sono stati 268 mila 667 i nuovi contratti attivati al netto delle cessazioni. E’ il Rapporto In ps sul precariato a fare il punto. Tra gennaio e aprile, infatti, rispetto allo stesso periodo 2014, sono aumentate le assunzioni a tempo indeterminato (+155.547), i contratti a termine (+44.817) mentre sono diminuite le assunzioni in apprendistato (-11.685). Le assunzioni dunque salgono a 188.679 a fronte di un calo delle cessazioni a 79.988. Il saldo netto si attesta perciò a quota 268.667 unità. A salire dal 35,51% dello scorso anno al 40,93% del 2015 anche la quota di assunzioni con rapporti stabili. In particolare, dice l’Osservatorio, nel corso dello scorso aprile la quota di nuovi rapporti stabili ha raggiunto la misura del 45%.

Nei primi quattro mesi infatti, calcola ancora l’Inps, le nuove assunzioni a tempo indeterminato stipulate in Italia, sono state 650.897, il 31,4% in più rispetto all’analogo periodo del 2014. Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine, comprese le ‘trasformazioni’ degli apprendisti, sono state 221.251 (+23,4% rispetto allo stesso periodo del 2014). Oltre il 61% di tutte le assunzioni e le trasformazioni a tempo indeterminato effettuate ad aprile fruisce dell’esonero contributivo triennale introdotto dalla legge di stabilità 2015. Sul fronte delle cessazioni, quelle a tempo indeterminato sono state 513.426, il 4,2% in meno rispetto al primo quadrimestre del 2014, quando erano state 536.044. Sommate a quelle degli apprendisti e dei rapporti a termine, il numero delle cessazioni rilevate nel primo quadrimestre 2015 è di 1.458.862, il 5,2% in meno rispetto allo stesso periodo del 2014, quando erano state 1.538.850. Geograficamente invece, l’incremento tendenziale delle assunzioni a tempo indeterminato risulta superiore alla media nazionale in Friuli-Venezia Giulia (+ 75,3%), in Umbria (+ 59,4%), nelle Marche (+ 50,6%), nel Piemonte (+ 48,3%), in Emilia-Romagna (+ 47,7%), nel Trentino-Alto-Adige (+ 41,1 %), in Veneto (+ 40,0%), in Liguria (+ 39,7%), in Sardegna (+ 38,7 %), in Lombardia (+ 34,8%) e in Toscana (+ 34,6%).

Renzi, dati Inps confermano inizio ripresa – “I primi dati sui nuovi assunti forniti dall’Inps confermano che è l’inizio di ripresa”, un fatto “molto importante”, anche se “la strada è molto lunga”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi in conferenza stampa con il presidente russo Putin.

Pensioni. Poletti: Flessibilità per staffetta giovani Un meccanismo che elimini le rigidità della riforma Fornero ma che sia equo tra le generazioni e, soprattutto, che non rischi di sballare i conti pubblici. A confermare l’intenzione del governo di introdurre un po’ di flessibilità in uscita per spingere l’ingresso dei più giovani è stato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Che ancora una volta, però, non si è sbilanciato sulle modalità con cui sarà portata avanti questa decisione “difficile”. L’obiettivo, ha assicurato, resta quello di consentire “una staffetta generazionale per connettere l’entrata di giovani nel processo produttivo all’uscita di chi è vicino alla pensione”, per agevolare quel ricambio chiesto anche dalle imprese. Parole che sono arrivate proprio nel giorno in cui l’Istat ha certificato che gli ultra cinquantenni ancora al lavoro sono aumentati in modo massiccio, 267mila in più nel primo trimestre di quest’anno rispetto al 2014. E i lavoratori coi capelli grigi, ha detta dell’istituto, sono ormai oltre 1 milione in più del 2010, grazie anche, appunto, alla stretta sulle regole previdenziali. La soluzione che il governo punta a individuare da qui all’autunno, per inserire le misure in legge di Stabilità, “deve evitare di aggiungere elementi di iniquità nel rapporto tra le generazioni” ha riferito il ministro in audizione alla Camera.

E deve trovare il giusto punto di equilibrio tra un sistema che non sia “troppo oneroso” per chi sceglie di uscire in anticipo, altrimenti risulterebbe “disincentivante”, ma nemmeno troppo vantaggioso, altrimenti a risentirne sarebbero le casse dello Stato, perché si rischierebbe una “domanda esplosiva”. Penalizzazioni, quindi, che è prematuro quantificare, mentre già è arrivato l’altolà della Uil: bene la flessibilità ma senza penalità, ha dichiarato il sindacato guidato da Carmelo Barbagallo, perché i futuri pensionati già avranno assegni più leggeri perché legati ai contributi effettivamente versati. Certo l’altra via potrebbe essere quella di cercare all’interno del sistema pensionistico le risorse necessarie – ingenti all’inizio per il potenziale incremento degli assegni da pagare in anticipo ma via via ridotte perché le pensioni saranno in ogni caso più basse – attraverso un ricalcolo dei trattamenti di quiescenza già in essere (per la maggior parte legati invece alla retribuzione). Ufficialmente l’esecutivo non si è ancora esposto su questa linea, anche se ormai si moltiplicano (ultimo lo stesso ministro Pier Carlo Padoan) le voci che condividono l’assunto che i “veri” diritti acquisiti – e quindi intoccabili – siano quelli collegati ai contributi corrisposti. E’ probabile, comunque, che per rilanciare il dibattito sul ricalcolo si attenda di vedere come sarà accolta la proposta in elaborazione all’Inps, che dovrebbe invece contenere indicazioni in questo senso. Intanto a Montecitorio è partito l’iter per la conversione del decreto sull’indicizzazione delle pensioni dopo lo stop della Consulta, che ha superato il vaglio delle pregiudiziali tra le proteste delle opposizioni, dalla Lega al Movimento Cinque Stelle, che continuano a tacciare il testo di incostituzionalità e a parlare di governo che “calpesta i diritti”. Mentre la stessa Uil non esclude che si possa arrivare a una class action per ottenere per intero i rimborsi.

Pensioni. Boeri: No a staffetta generazionale per legge

“No alle staffette generazionali per legge”: così il presidente dell’Inps Tito Boeri al Forum HR 2015 dell’Abi, parlando di pensioni e della necessità di maggiore flessibilità in uscita. Boeri ha sostenuto che un’operazione così “rischia di essere molto costosa e distorsiva” e che invece sarebbe meglio affidarla alla contrattazione decentrata.  Boeri ha voluto “rassicurare i pensionati che il conguaglio previsto” dal decreto legge dopo la sentenza della Corte costituzionale “sarà erogato effettivamente” nelle cifre indicate e questo “sarà fatto all’inizio di agosto”.

Boeri lo ha affermato intervenendo al Forum Hr 2015 dell’Abi, il convegno annuale sulle risorse umane in banca, riferendosi “al documento di ieri dei Consulenti del lavoro: la mia impressione – ha detto – è che abbia una cattiva interpretazione” del relativo comma. Intanto, sul complesso delle assunzioni e trasformazioni di contratti a tempo indeterminato effettuate nel corso del mese di aprile 2015, oltre il 61% fruisce dell’esonero contributivo triennale introdotto dalla legge di stabilità 2015. Lo ha chiarito di recente l’Inps.

Carlo Pareto              

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