mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Jobs Act e privacy. Arriva il monito del Garante
Pubblicato il 23-06-2015


privacy lavoratori-jobs actSul Jobs Act arriva la “bacchettata” ufficiale da parte del Garante per la privacy Antonello Soro, che nella Relazione annuale al Parlamento chiede “garanzie” sul controverso tema del monitoraggio a distanza dei lavoratori. Nella sua relazione annuale Soro auspica che durante l’esame il DL “sappia ordinare i cambiamenti resi possibili dalle innovazioni in una cornice di garanzie che impediscano forme ingiustificate e invasive di controllo nel rispetto della delega e dei vincoli della legislazione europea”.

Il problema al vaglio è infatti na norma contenuta nel Jobs Act che stabilisce come le aziende possano controllare Pc e cellulari in dotazione ai dipendenti secondo regole precise.

Nella relazione di Soro si dice ancora: “Nei rapporti di lavoro, il crescente ricorso alle tecnologie nell’organizzazione aziendale, i diffusi sistemi di geolocalizzazione e telecamere intelligenti hanno sfumato la linea – un tempo netta – tra vita privata e lavorativa. Un più profondo monitoraggio di impianti e strumenti non deve tradursi in una indebita profilazione delle persone che lavorano. Occorre sempre di più coniugare l’esigenza di efficienza delle imprese con la tutela dei diritti”.
Più chiarezza è stata chiesta anche dal Presidente della Camera, Laura Boldrini, mentre il ministero del Lavoro ha precisato che le norme “adeguano la disciplina oggi vigente del 1970 alle innovazioni da allora intervenute, rispettando le indicazioni che il Garante della Privacy ha fornito negli ultimi anni, in particolare con le linee guida del 2007 sull’utilizzo della posta elettronica e di internet”.

Tra l’altro la Cassazione sul problema si è già espressa, con una sentenza del maggio 2015: i controlli ‘occulti’ aziendali possono essere utilizzati non per controllare l’attività lavorativa ma per smascherare eventuali danni al patrimonio aziendale, gli accertamenti, però non devono essere eccessivamente invasivi. Il caso riguardava un dipendente abruzzese e già la Corte d’appello dell’Aquila, nel dicembre 2013, aveva ritenuto legittimo il controllo fatto sul dipendente, ritenendolo privo di “invasività”.

Redazione Avanti!

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