domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dal Jobs Act un duro colpo
alle categorie speciali
Pubblicato il 24-06-2015


Lavoro-Jobs actNessuno, neppure il sottoscritto ormai chiaramente appartenente alla categoria degli scettici e delusi poteva immaginare che l’occasione dei decreti attuativi per quanto riguarda il Jobs Act venisse utilizzata per “menare” un altro duro colpo a quelle che abbiamo sempre considerato conquiste del passato. La modifica delle regole per quanto riguarda il collocamento a lavoro degli appartenenti alle categorie speciali ha permesso di consumare una ingiustizia che davvero grida vendetta. Preciso che parlo di categorie speciali – e non di categorie protette – poiché non mi sembra  proprio che si sia tentato di proteggere davvero chi ne aveva bisogno. Il diritto al lavoro per tutti per i riformisti di questo Paese è sempre stato, nei secoli un punto di riferimento irrinunciabile. In quel per tutti si sono sempre compresi coloro che ragioni fisiche o psichiche avevano meno chance da far valere sul mercato del lavoro.

Già nelle prime esperienze sindacali e delle società di mutuo soccorso, la convinzione che il lavoro rappresentasse un valore in sé, e che quindi non era giusto confondere diritto al lavoro con scelte di monetizzazione finalizzate ad assicurare la pura sopravvivenza delle persone. Tante volte ci siamo sentiti dire “Ora che ho un lavoro e mi sento utile a me stesso e agli altri, mi considero una persona e non un cittadino diverso dagli altri.” Il cardine della battaglia vinta per imporre l’obbiettivo del diritto al lavoro degli invalidi fu rappresentato dalla conquista dell’obbligo a rispettare certe percentuali da parte dei datori di lavoro e ricorrere a richieste numeriche. La richiesta numerica doveva rappresentare una garanzia soprattutto per i più fragili in quanto nasceva per evitare che si scegliessero quelli “meno invalidi degli altri.” Avere cancellato quella garanzia, stabilendo che da ora in avanti, si potrà procedere alle assunzioni con richiesta nominativa rappresenta una vera e propria ignominia.

È amaro dover constatare che questa decisione del governo non abbia suscitato grandi moti di indignazione, il che dovrebbe invitarci a chiedere perché una scelta che soltanto qualche anno dietro avrebbe riempito le piazze di “diversamente abili” come si ama chiamarli nei convegni della domenica, rischi ora di passare sotto silenzio. Sembra che il diritto ad avere un lavoro quali che siano le sue condizioni psico-fisiche non sia più considerato una condizione irrinunciabile per chi, considerando il lavoro un valore in sé, è convinto che non sia possibile parlare di dignità della persona se ad essa non viene garantito il lavoro. È sicuramente importante che in questi anni siano cresciute nel campo delle disabilità tante associazioni che prevedono ad una tutela molto estesa dei cittadini che ne hanno bisogno.

Giusto quindi, assistere chi ne ha bisogno con le pratiche di patronato, con quelle fiscali, e con interventi di sostegno che riguardano non solo qualche intervento monetario, ma anche trasporti e parcheggi. Una attività meritoria, quella dell’associazionismo che negli ultimi tempi  sembra aver attenuato quella che, come si direbbe oggi, è la mission di ogni soggetto di rappresentanza collettiva di quel mondo. Dobbiamo prendere atto che il problema della dignità della persona, quale che sia la sua età, la sua condizione economica, la sua fede religiosa o politica che sembra allontanarsi dall’orizzonte di tutti coloro che hanno fatto tanto per costruire uno stato sociale degno di questo nome e che ora, però, sembrano dimenticarsene in preda magari, a qualche segno di colpa, deve riemergere con grande chiarezza. Per tornare al decreto governativo, spero che chiunque sia in parlamento o abbia possibilità di rivolgersi al capo dello Stato si ponga il problema di come quel provvedimento non possa essere cancellato.

Silvano Miniati

Network Sinistra Riformista

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Commenti all'articolo
  1. Gli (im)prenditori italiani considerano il mercato: capitalistico per i lavoratori e monopolistico per loro. Forse se tornassimo a fare i Socialisti potremo resistere a questa ondata reazionaria.

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