giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Josh Smith, l’artista che ‘pensa in pittura’, per la prima volta in Italia
Pubblicato il 10-06-2015


Josh Smith mostraLa scorsa settimana, il Macro di Testaccio ha inaugurato la prima mostra personale dell’artista Josh Smith. Curata da Ludovico Paresi e promossa dall’assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma in collaborazione con la Galleria Massimo De Carlo di Milano, quest’esposizione, presente fino al 20 settembre 2015, riunisce un centinaio di dipinti realizzati per l’occasione, che ricostruiscono la multiforme personalità dell’artista americano, attivo fin dal 2003. Nato a Knoxville nel 1976, Josh ha, da sempre, improntato il suo lavoro sulla ricerca di tecniche diverse: come la pittura su carta, il collage, l’incisione e l’edizione di libri d’artista, che egli considera a tutti gli effetti delle opere in sé. La mostra, documenta diverse fasi del suo lavoro, indagando il rapporto tra autorialità e serialità, attraverso la serie di Name paintings, di Abstract paintings, di Collages e dei Palette paintings.

I Name Paintings, avviati nei primi anni del 2000, sono considerati generalmente i dipinti più significativi ed, al contempo, i più originali. Il loro punto di partenza è dato dalle lettere che compongono il nome dell’artista e che si prestano a centinaia di interpretazioni grafiche, cromatiche e compositive, createda Smith con pennellate rapide, per dar vita ad opere cariche di energia, richiamando la gestualità dell’espressionismo tedesco di pittori come Christopher Wool o Dieter Roth.

I Palette Paintings, invece, sono il risultato dell’azione che meglio rappresenta il gesto pittorico nella sua essenza primaria: la pulitura del pennello. Passandolo sulla tela bianca, difatti, Smith crea una nuova composizione, ancora più libera e casuale di quella precedente. Josh Smith Gli Abstract Painting non sono altro che una “fusione tra i Palette Paintings e i Name Paintings”, ci spiega l’artista. La struttura dei Name Paintings incontra la varietà di gamma cromatica dei Palette Painting e, così, le linee del suo nome divengono linee e macchie di colore, raggiungendo una libertà d’espressione senza confini.

Ed, infine, i Collages, che vengono realizzati da Josh, sovrapponendo immagini e materiali di origine varia, come i ritagli di giornale, gli scontrini o le locandine delle sue mostre precedenti. Partendo da una riflessione legata al proprio nome, dunque, Josh Smith produce una serie di opere, con tecniche diverse, estendendo il suo vocabolario espressivo a figure come teschi, pesci, palme, insetti, in un processo di produzione tanto disparato quanto prolifico. E’ una pittura che fonde l’energia cromatica dei maestri dell’arte americana ad uno studio profondo della storia dell’arte europea: una pittura che “non è un circuito chiuso, né qualcosa di incompiuto, ma semplicemente una fase di un processo creativo continuo e variegato”.

Gioia Cherubini

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