lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La funzione sociale dell’Arte nella tempesta del Contemporaneo
Pubblicato il 09-06-2015


"Il Resto Di Niente"

“Il Resto Di Niente”

“Che cos’è l’Arte nell’attuale tempesta del Contemporaneo che ci attraversa”. Questo il titolo dell’evento – promosso e organizzato da Antonio Stampete, presidente della Commissione Urbanistica di Roma Capitale – ospitato nella Protomoteca del Campidoglio venerdì 12 giugno a partire dalle 16.30. A presentare e coordinare l’incontro sarà lo storico dell’Arte, Egidio Maria Eleuteri, mentre a intervenire saranno l’onorevole Stampete e Duccio Trombadori, giornalista e critico dell’Arte che ha scelto alcune opere di Patrizia Borrelli, raccolte in una selezione intitolata “Luce, dentro e fuori; spazio, dentro e fuori”. L’artista romana ha realizzato nove dipinti e nove sculture nello spirito del tema suggerito per l’evento, riconoscendo all’Arte la capacità di «condurre alla realtà di sentimenti contrastanti tra la gioia della luce e il terrore dell’oscurità: forse un insperato ponte per sfuggire dalla prigione dell’odio e della violenza in cui siamo confinati» confida all’Avanti!. «L’Arte – continua Borrelli – apre uno spazio psichico che annulla i limiti di tempo e spazio che, seppure a volte necessari e rassicuranti, spesso sono i confini angusti della potenza e libertà di esprimersi».

Formatasi all’Accademia di Belle Arti di Roma, Borrelli è autrice di alcune opere apparentemente ispirate ai temi sognanti di spazi dentro il mare: «un invito al surreale potere di vivere dentro spazi profondi, senza limiti – racconta l’autrice – sconosciuti e affascinanti, a volte inquietanti». Ne “Il Resto di niente” l’artista riconduce l’attenzione alla distruzione della vita che esprime dissipando sangue verde vivo «con cui si placa il volto cupo del non amore, individuato nella sopraffazione detta ‘femminicidio’. Attorno a questo essere ridotto a uno straccio abbandonato – precisa Borrelli – c’è però un’aura luminosa che conferma che forse non basta distruggere il corpo». Ma c’è anche un mare raffigurato in modo festoso, con le danze tra le onde e i tuffi gioiosi che si possono osservare nel dipinto dal titolo “Dalla superficie al profondo”. Tra sole e spuma. L’acqua viene qui intesa come «libertà dei corpi dentro e fuori nella luce».

Nella scultura – dall’inequivocabile titolo “Mare Nostrum” – l’artista affronta il fenomeno dell’immigrazione, calando nel fondo marino la nostra angoscia per le perdite spropositate di vite che cercavano vita. “I nostri occhi si agganciano al buio del mare profondo dove è arenata la carcassa di una imbarcazione – spiega – e seguono corpi e resti fluttuanti verso la superficie più ingannevolmente azzurra».

"Mare Nostrum"

“Mare Nostrum”

Patrizia Borrelli sviluppa la realizzazione di idee immaginate – con poca materia tridimensionale – in forme che racchiudono lo spazio. La carne – a volte plasmabile in strutture di volume e consistenza apparentemente fluidi – perde la fermezza e il suo peso d’origine. Oppure resta sospesa nel vuoto circoscritto da confini di fili di ferro, evocandone il movimento con scarni appigli naturalistici». Sulla funzione sociale dell’Arte e sul ruolo che la società attuale le ha riservato l’autrice sostiene che «l’Arte fa leggere nel pensiero degli uomini, fa percepire le voci interiori, le parole non pronunciate: nel più completo silenzio. Oppure urlare il terrore, il dolore. L’Arte – fingendola – può interporsi fra noi e la Morte. Ci aiuta a esorcizzare l’ansia del suo buio e della sua ineludibilità, malgrado inscindibili dalla Vita».

Silvia Sequi

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