domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LA RISALITA
Pubblicato il 03-06-2015


Lavoro-ripresa-Renzi

Arrivano segnali di ripresa e di inversione di rotta per il mercato del lavoro. Sono i numeri di Istat e Ocse secondo i quali ad aprile loccupazione è aumentata. LIstat registra, nel primo mese che ha visto interamente in azione il Jobs act, 159mila occupati in più, pari allo 0,7%. E al contempo cala la disoccupazione, che scende di 0,2 punti percentuali al 12,4%. Nel complesso, i disoccupati diminuiscono su base mensile dell1,2% (-40 mila). Nei dodici mesi il numero di disoccupati è diminuito dello 0,5% (-17 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,2 punti. In calo anche la disoccupazione giovanile che scende al 40,9%, in diminuzione di 1,6 punti percentuali rispetto al mese precedente. Anche il numero di giovani disoccupati mostra un lieve calo su base mensile (-8 mila, pari al -1,3%).

Lincidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari all11%, ovvero poco più di un giovane su 10 è disoccupato. Tale incidenza diminuisce nellultimo mese di 0,1 punti percentuali.Il tasso di occupazione, pari al 56,1%, cresce nellultimo mese di 0,4 punti percentuali. Rispetto ad aprile 2014, loccupazione è in aumento dell1,2% (+261 mila). Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni mostra nellultimo mese un calo dello 0,7% (-104 mila). Il premier, Matteo Renzi, incassa il risultato positivo e affida ai social network il suo commento: “I dati Istat ci dicono che ad aprile, primo mese pieno di Jobs Act, abbiamo 159 mila assunti in più. Sono 261 mila in più rispetto ad aprile 2014. Negli anni della crisi abbiamo perso quasi un milione di posti di lavoro e dunque 159 mila sono ancora pochi. Ma è il segno che il Jobs Act rende più facile assumere”. “Cè ancora molto da fare, specie su fisco, Pa e giustizia civile – scrive ancora il premier -. Ma andiamo avanti”.

 A promuovere la riforma del lavoro è anche lOcse: secondo lorganizzazione di Parigi, il Jobs Act ha il potenziale per “migliorare drasticamente il mercato del lavoro”.  “Dopo una lunga recessione, l’economia italiana ha cominciato la sua graduale ripresa”, scrive ancora l’Ocse. La stima di crescita del Pil è di +0,6% per il 2015 e quella per il 2016 di +1,5%. “Le esportazioni continueranno a supportare la crescita, ma la ripresa si amplierà ai consumi privati. L’investimento privato stagnante sarà compensato da un aumento della spesa pubblica in infrastrutture”, dice ancora l’Ocse nel suo Economic Outlook, sottolineando che “la rosa di fattori che supportano la crescita dell’Italia è la più propizia da diversi anni”. In termini di cifre, nel 2014 “il calo della crescita economica ha considerevolmente rallentato”, e questo “trend positivo” è stato confermato dai dati sul primo trimestre 2015, che rilevano un aumento del Pil dello 0,3% “l’incremento trimestrale maggiore degli ultimi quattro anni”. L’Italia resta però “vulnerabile” a un possibile nuovo “terremoto finanziario nell’area euro”, e “una crescita economica inferiore alle attese nei principali partner commerciali potrebbe rallentare l’export”. La crescita potrebbe invece essere superiore alle stime se “il rimbalzo degli investimenti fosse più forte del previsto, specialmente se i prezzi delle proprietà residenziali invertissero il loro corso e il sistema bancario si rafforzasse”. E proprio il settore bancario che necessita di essere rafforzato: “è ancora fragile e non è in buona posizione per sostenere appieno l’investimento privato”, avverte l’Ocse.

Di segnali “positivi” parla il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il quale si dice convinto “che le cose si stabilizzeranno”. Secondo il ministro dellEconomia, Pier Carlo Padoan, “la riforma del lavoro è solo linizio, lobiettivo deve essere quello del lavoro di qualità”. E per “far ripartire il motore delloccupazione è necessaria una crescita forte della produttività”. Cauto il giudizio del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, secondo il quale laumento delloccupazione ad aprile “sicuramente è un segnale positivo” ma “ci vuole un po di prudenza perché tutti questi dati vanno confermati sui periodi più lunghi”.

Di crescita parla anche il presidente della Bce Mario Draghi per il quale le nuove stime della Bce prevedono una crescita dellEurozona all1,5% questanno, all1,9% il prossimo e al 2% nel 2017 aggiungendo che le nuove stime sono “sostanzialmente in linea con le precedenti”. Sono numeri comunque bel lontani da quelli di altri Paesi europei, come la Germania per esempio dove il tasso di disoccupazione è al 6,3 per cento e nel Regno Unito dove è ancora più basso. Resta da capire quanto questi dati siano frutto di vera crescita o piuttosto indotti dalla politica espansionistica del credito della Bce che con il QI ha iniettato fiumi di denaro nel sistema bancario europeo. Un fiume di denaro che se necessario, come conferma lo stesso presidente della Bce, può anche aumentare riconsiderando “le dimensioni, il timing o le caratteristiche” del programma di acquisto dei bond.

Ginevra Matiz  

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