sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La ritorsione delle banche: impunità ingiustificata
Pubblicato il 03-06-2015


banche impunitàNell’errata segnalazione delle banche alla centrale rischi vi è un’impunità ingiustificata, come se lei stessa fosse l’arbitro del potere punitivo.

Sorvegliare e punire: è il binomio che ha scandagliato e studiato Michel Foucault in un bellissimo libro (Sorvegliare e punire. Il potere della prigione. Einaudi editore 1977) che tocca in profondità la tematica del potere punitivo.

Il grande filosofo francese era, come ben noto, sostenitore della paressia, parola greca che significa ricerca, desiderio della verità.

Va da se’ che la volontà di sapere, spirito dionisiaco che alimenta la conoscenza, deve articolarsi e snodarsi nei processi di lotta e di dominio che sviluppano le relazioni sociali.

Nella rete delle costrizioni e delle dominazioni bisogna individuare quale sia la dimensione del vero e del falso.

Il problema non è stabilire che cosa sia la verità e come si possa riconoscere, quale contenuto essa abbia banche impunità(entreremmo in tal modo in una  lettura che sfocia, come un fiume in piena, verso il mare del relativismo e del nichilismo), bensì individuare la chiave di legittimazione di chi se ne ritiene portatore.

Queste categorie di giudizio, calate nella questione dell’articolazione del potere punitivo, comportano un’ulteriore analisi: è possibile stabilire come si componga nella sua struttura costitutiva, nella trama del suo ordito e della sua intelaiatura, il potere di infliggere una sanzione, verificare che, chi sorvegli e punisca, possa a sua volta essere sottoposto ad un chiaro e trasparente controllo?

Siamo al topos, al cuore del problema: il potere punitivo seppur legittimo, perché formalmente dato, deve essere verificato, delibato, controllato, altrimenti si snatura nell’arbitrio.

Gli scritti di Foucault hanno in Italia un grande interprete Stefano Rodotà, il quale a proposito del potere punitivo ritiene: ” i è una parola chiave nella riflessione di Foucault, “biopolitica”, che può essere intesa ricordando quello che egli stesso ha scritto: ”al vecchio diritto di far morire o di lasciar vivere, si è sostituito un potere di far vivere o di respingere la morte”. In questo modo, entrando ancora più profondamente nella vita delle persone, la biopolitica si impadronisce del loro corpo. Sorvegliare e punire è uno degli scritti più significativi di Foucault che si apre con la descrizione di persone torturate e messe a morte, così come accade nella pagina iniziale del Trattato sulla tolleranza di Voltaire. Foucault è dunque assai consapevole dei dispositivi di cui il potere si serve. Non è un caso che abbia scritto la prefazione ad uno dei libri, che hanno ricevuto negli ultimi decenni, un’attenzione particolare, il Panopticon di Jeremy Bentham, l’illuminista inglese che ha rivolto lo sguardo proprio alla società della sorveglianza. La società del controllo si articola nel mondo in cui viviamo, attraverso infinite telecamere che ci seguono, lasciamo tracce elettroniche in ogni momento, usando una carta di credito, mandando un SMS e non sappiamo chi può usare queste informazioni utilissime, per chi intende controllarci continuamente” (Stefano Rodotà Foucault e le nuove forme di potere La Biblioteca di Repubblica 2011 paragrafo Sorvegliati ed essere sorvegliati passim da pagina 9 a pagina 11).

Il Panopticon (colui che vede tutto) è la metafora di Bentham, ripresa da Foucault, che rende bene l’idea di come si strutturi il potere di sorveglianza, attraverso l’occhio impietoso ed analitico.

Si immagina un carcere a forma circolare, ove il sorvegliante, in una torre altissima, vede, in ogni momento della giornata, ma non è visto dai carcerati.

Questo è il punto chiave della riflessione di Foucault: la vita che diventa oggetto del potere, un potere difficile da controllare, che si serve di dispositivi molteplici, di molti modi per realizzare l’obiettivo di piegare la persona.

Il panopticon scinde il binomio e la coppia del vedere ed essere visti: il sorvegliante infatti, con il potere del suo sguardo occhiuto, controlla ogni cosa, ma non è visto, né può essere visto. L’effetto principale del panopticon sarà dunque quello di indurre nel detenuto uno stato di cosciente visibilità, che assicura il funzionamento automatico del potere.

Il potere di sorveglianza sarà visibile (la torre) ma inverificabile, per determinare e far sgorgare nella coscienza dei detenuti una situazione di costante incertezza, inducendo una disciplina preventiva.

Ciascuno, sapendo di poter essere osservato in qualunque momento, tenderà spontaneamente e senza rendersene conto ad evitare qualsiasi comportamento non conforme. Si approda all’autodisciplinamento dei soggetti osservati. Colui che è sottoposto ad un campo di visibilità e che lo sa, prende a proprio conto le costrizioni di potere, le fa giocare spontaneamente, inscrive in se stesso il rapporto di potere, diviene il principio del proprio assoggettamento” (Filippo Domenicali Dal Panopticon architettonico al panopticon elettronico prospettive foucoltiane).

Il panopticon ci porta alla società elettronica, caratterizzata da una piattaforma telematica, capace di raggiungere il destinatario dell’informazione e del flusso di conoscenze via web, in pochi secondi. Il controllo è oggi informatizzato, modulato attraverso lo screening del soggetto controllato.

E sarà il web, la nuova piazza, a stabilire il grado di onorabilità di un soggetto.

Nell’ambito bancario il panocticon è rappresentato proprio dalla Centrale rischi.

Essa nasce, nel testo unico del 1993, ma già si delineava nell’ambito della legge bancaria del 1936, come strumento necessario per la tutela del credito: il suo obiettivo e la sua finalità è quella di garantire agli intermediari bancari (istituti di credito), le informazioni necessarie per assicurare la tranquillità dei prestiti e degli affidamenti concessi.

Da qui la necessità di fornire informazioni adeguate e veritiere, in modo che la Banca di Italia possa propinarle a terzi, senza incorrere in errori.

Accade perciò che se si intende ottenere un’informazione su un dato correntista, la Centrale rischi è lo strumento più consono al caso: il flusso dei dati ad essa perviene proprio dagli istituti di credito, senza che la Banca di Italia possa filtrarne la bontà e la fondatezza. La responsabilità dell’errore e di chi fornisce il dato.

Coniugando l’esigenza alla riservatezza con quella della tutela del risparmio, si è optato per il secondo capo del binomio e del resto è anche meritevole il legislatore ad apprestare un congegno che aiuti ad informare i terzi, con mezzi idonei (la visura alla Banca di Italia dell’informazione sulla Centrale rischi del correntista) sulla tenuta patrimoniale dei consociati. In tal modo non si porrà a disposizione una linea di credito per soggetti insolventi ed incapaci di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni.

Il punto da analizzare riguarda, invece, la distorsione del potere punitivo: quando la Banca va oltre lo spartito: fornisce informazioni sbagliate sul correntista, immesse nel sistema informatico, a scopo ritorsivo.

Accade infatti che, sol perché si è chiesto un’informazione sui propri conti, o si è avviata una procedura giudiziale per la verifica di anatocismo ed usura sulle proprie partite bancarie, l’istituto di credito interessato, per ritorsione, chiuda i conti, revochi gli affidamenti e segnali il nominativo alla centrale rischi.

Ecco l’abuso del potere punitivo, l’arbitrio, atteso che tali segnalazioni possono avvenire senza alcun controllo, neppure da parte della stessa Banca di Italia.

Dunque il sistema appronta per i terzi informazioni sbagliate, errate, perché il segnalato non si trova in uno stato di insolvenza, non è un soggetto che abbia subito pignoramenti o decreti ingiuntivi, ma ha solo richiesto informazioni o convenuto in giudizio una banca che abbia operato contra legem.

“La banca deve procedere con l’attenta valutazione della situazione del debitore, prima di effettuare una qualsivoglia segnalazione alla Centrale Rischi (nel senso delle rilevanza della buona fede, v. anche Trib. Milano 23.9.2009 e Trib. Monopoli 17.6.2008). Nell’effettuare siffatta attenta valutazione la banca è tenuta, ove necessario, anche ad instaurare il contraddittorio con il cliente e segnatamente nei casi in cui la sua situazione finanziaria appaia complessa, nel senso che non si manifesti palesemente pregiudicata al punto da poter ritenere senz’altro a rischio la riscossione del credito. Invero, come detto, se la finalità della segnalazione alla Centrale Rischi è quella di allarmare gli altri istituti di credito circa solvibilità del soggetto segnalato, è essenziale svolgere la valutazione richiesta, con particolare attenzione al fine di non escludere dal sistema del credito un soggetto che, al contrario, ad una più attenta analisi, sarebbe risultato essere meritevole. Pertanto, “la valutazione della complessiva situazione finanziaria del cliente”, di cui parla la Banca d’Italia, va intesa nel senso che può rendersi necessaria anche la consultazione del cliente a chiarimenti sulla sua esposizione debitoria (Tribunale di Monopoli 19.05.2011 fonte Sito il caso.it 2011).

La segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d’Italia non può costituire un indebito strumento di pressione in mano alle banche, per costringere i propri clienti a comportamenti negoziali forzati. Tale segnalazione, piuttosto, deve essere correttamente utilizzata e deve solo servire a fornire a tutte le potenziali controparti del “segnalato” le giuste informazioni, per evitare rischi di inadempimento, così come deve servire ad espellere dal mercato tutti coloro che non svolgano con la dovuta serietà e correttezza la loro attività di impresa. Non sono pertanto tollerabili comportamenti di abuso nell’uso di strumenti legislativi già di appannaggio di chi, come le banche, rappresentano il contraente forte del rapporto contrattuale” (Trib. Salerno Sez. I, 15-12-2011).

La segnalazione a sofferenza, proprio per il margine di discrezionalità che la caratterizza rispetto ad altre segnalazioni in Centrale Rischi, che sono di carattere automatico, richiede all’intermediario segnalante una verifica particolarmente attenta della situazione di fatto, al fine di contemperare l’esigenza di contenimento del rischio creditizio e la tutela dell’interesse privato del soggetto segnalato” (Tribunale di Milano 28.08.2014).

Nella pratica la banca segnala e provoca la crisi di liquidità dell’impresa, che approda ineluttabilmente al fallimento: siamo alla rottura abusiva di una linea di credito, che, a macchia d’olio, per l’informazione sbagliata fornita al sistema e dal sistema riprodotta, si diffonde proprio attraverso la visura del bollettino della Banca di Italia, che contiene diffamanti notizie.

Il potere punitivo non ha verifiche, controlli, può essere arbitrario e nessuno può sanzionare.

Perché le banche che sbagliano ed errano nel segnalare alla centrale rischi situazioni patrimoniali non insolventi, non debbono essere punite?

Perché il sistema politico non si sveglia ed infligge una sanzione a chi ha distrutto imprese, famiglie, persone, ha provocato suicidi, fallimenti?

Perché le banche devono ottenere privilegi (iscrizioni ipotecarie facili) e non sono passibili di punizioni, qualora errino nel effettuare una segnalazione, che si è rivelata, per il controllo del Magistrato seppure ex post, sbagliata?

Perché non si pone mano ad una riforma legislativa sull’ asettico sistema della centrale rischi, prevedendo un precetto normativo che statuisca una punizione esemplare per la banca che abbia sbagliato nella segnalazione, distruggendo un’azienda?

Il panopticon è un potere terribile e devastante, perché vede e non può essere visto, controllato, verificato.

Ma il potere punitivo, nell’analisi di Michel Foucault, è lo specchio del potere politico.

Basta mettere un sorvegliante nella torre centrale ed in ogni cella rinchiudere un pazzo, un ammalato, un condannato, un operaio, uno scolaro. Per effetto del contro luce, si possono cogliere dalla torre, stagliantisi esattamente, le piccole silhouettes, prigioniere nelle celle della periferia. Tante gabbia, altrettanti piccoli teatri, in cui ogni attore è solo, perfettamente individualizzato e costantemente visibile. Il principio della segreta vita viene rovesciato o piuttosto delle sue tre funzioni-rinchiudere, privare della luce, nascondere-non si mantiene che la prima e si sopprimono le altre due. La piena luce e lo sguardo di un sorvegliante captano più di quanto facesse l’ombra, che alla fine proteggeva. La visibilità è una trappola” (M. Foucault Sorvegliare e potere. La Nascita della prigione Torino Einaudi 1977 pag. 218).

La ritorsione è compiuta: l’arbitrio delle Banche è dato: il sistema politico è prono e supino, tace, non punisce, è asservito alla legge del padrone.

di Biagio Riccio e Angelo Santoro

 

 

 

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Commenti all'articolo
  1. grande Riccio
    il sistema è messo a nudo, il potere delle lobbies bancarie svela la sua potenza, ricordiamoci sempre che la 108 del 1996 fu approvata quando le camere erano sciolte, quando le lobbies avevano per qualche istante abbassato la guardia.
    oggi soltanto un grande movimento che contrasti l’egemonia culturale delle lobbies, a partire dai fondamenti filisofici e storici che si riflettono nel senso comune di magistrati, avvocati, imprenditori, famiglie, può portarci ad una decisione legislativa che renda effettivamente la legge uguale per tutti.

    • il dott. Michele Cataldo ci chiede di inserire, e noi volentieri provvediamo:
      Ciao Giovanni,
      bellissimo articolo e bellissimo il tuo commento. Te lo dico non per piaggeria, ma perché sono completamente d’accordo con quanto tu dici.
      ti chiedo quindi di inserire questo mio commento:
      “mi associo a te, gp, nell’applauso a Riccio e nella considerazione che solo un grande movimento di base può contrastare lo strapotere delle lobbies. Ma se tale movimento si dovesse fondare ancora una volta sul denaro come unico mezzo di scambio e di coesione sociale, ecco che, ancora una volta, troverebbe ragione il vecchio detto: articolo quinto, chi ha i soldi in mano ha vinto. Le banche sanno bene che è la cultura dominante del denaro che garantisce loro l’impunità. E la sfruttano con tutta l’impudenza di cui sono capaci.”

  2. GRANDI ! SIETE GRANDI !
    REPETITA IUVANT . E’ ciò che speriamo accada, continuando voi Uomini Coraggiosi a denunciare sapientemente e incessantemente le colpe che noi vessati continuiamo a subire impotenti, sotto gli occhi di chi potrebbe intervenire con una giusta Legge, ma che ci fa pensare e credere che abbia lo sguardo appannato nei confronti delle vittime e interesse a mantenere lo Status quo non prendendosi cura di chi sta perdendo insieme alla propria attività anche la propria vita, con le constatabili conseguenze di penalizzare indescrivibilmente tutta la società a causa di un’economia ferita a morte.

  3. il dott. Michele Cataldo ci chiede ancora di inserire, e noi volentieri provvediamo:
    “bravo Riccio per averci ricordato che viviamo in un sistema di ingiustizia elevata al rango di consuetudine. Fra l’altro protetta da politici che dovrebbero legiferare nell’interesse di chi li ha eletti, mentre in realtà fanno tutt’altro, osservati costantemente da chi dal panopticon li controlla e li condiziona. E loro sanno bene purtroppo che nella realtà vera il sovrano non è il popolo, come dovrebbe essere, ma chi con il denaro tutto può e tutto compra. Ecco dunque la necessità assoluta di una forte spinta dal basso affinché si ponga mano ad una riforma che instauri finalmente una giustizia degna del nome che porta.”

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