domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LA RUSSIA È VICINA
Pubblicato il 10-06-2015


Renzi-putin-Expo

Si sono incontrati all’Expo, tra rigidissime misure di sicurezza, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente del consiglio italiano Matteo Renzi. Renzi ha sottolineato la necessità che i due Paesi siano uniti nella lotta al terrorismo, ma al centro del colloquio c’è stata soprattutto la questione dell’Ucraina. Putini ha ribadito che le sanzioni contro Mosca hanno danneggiato i rapporti tra i due Paesi e sono “un ostacolo oggettivo” alle imprese italiane, un ostacolo che a detta del leader russo costano all’Italia “1 miliardo di euro da contratti già siglati” che non possono essere incassati. “L’Italia – ha detto Putin – è il quarto partner commerciale della Russia. Ma recentemente gli scambi si sono ridotti del 10% e nell’ultimo trimestre sono scesi del 25%. È una situazione non soddisfacente per i russi, ma io credo anche per l’Italia. Gli imprenditori italiani non vogliono una riduzione degli scambi commerciali. Ci sono oltre 400 aziende italiane in Russia e questo rappresenta oltre un miliardo di scambi commerciali, mentre i nostri investimenti in Italia sono del valore di 2-3 miliardi di euro”.

Sanzioni
“Con Renzi – ha aggiunto il presidente russo – abbiamo parlato del tema delle sanzioni che non possono essere un ostacolo reale. O si eliminano o si modificano per sostenere le aziende che vogliono collaborare con noi. E questo vale anche per i contratti firmati in campo militare e tecnologico”. “Se l’Ue manterrà le sanzioni contro la Russia per la crisi ucraina – ha aggiunto il ministro dello Sviluppo economico Alexiei Uliukaiev – anche Mosca manterrà le proprie restrizioni nei confronti dell’Unione europea”.
In realtà la cancellazione delle sanzioni non è all’ordine del giorno della Ue, che potrebbe al contrario prorogarle oltre la loro scadenza a settembre di altri sei mesi.

Il nodo ucraino
Quanto all’Ucraina, Putin ha ribadito che l’accordo firmato a Minsk “deve essere applicato in tutti i suoi aspetti di natura politica, militare umanitaria e sociale, ma non tutti sono stati attuati in pieno”, sottolineando che “non ci sono altre soluzioni se non la pace”. E su questo punto Renzi ha condiviso affermando di aver “condiviso il principio fondamentale che l’accordo di Minsk 2 è la stella polare, la bussola, il punto di riferimento di tutti gli sforzi e credo che tutte le donne e gli uomini di buona volontà lavorino perché possa essere pienamente attuato”. “È una verità oggettiva dire che noi abbiamo necessità che la Russia sia in prima fila con Ue e Usa per affrontare le minacce globali” auspicando che “accettando e aderendo in modo integrale a Minsk 2 si possa togliere dal tavolo l’unico elemento di divergenza con la Russia mentre su altri dossier c’è profonda convergenza”.

Nel pomeriggio Putin ha raggiunto Roma per incontrare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il Papa mentre in serata è previsto un incontro con l’ex presidente del consiglio, Silvio Berlusconi.

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Putin in Italia e i rapporti tra l’Italia e la Russia
di Riccardo celeghini

La visita di Vladimir Putin in Italia arriva pochi giorni dopo il G7 in Baviera, dove la Russia è stata la grande esclusa e il bersaglio delle critiche occidentali. Incontrando il premier Matteo Renzi e il presidente Sergio Mattarella, Putin riprende così il dialogo con i leader europei e lo fa proprio dall’Italia, in linea con un rapporto di tradizionale amicizia che lega il nostro Paese alla Russia.

Le relazioni tra Italia e Russia hanno radici profonde e spaziano dal piano politico a quello economico e culturale. Un rapporto esistente già durante la Guerra Fredda, quando l’ENI importava gas dall’URSS e la FIAT produceva automobili a Togliattigrad, e che, dopo gli anni della complessa transizione, si è rafforzato durante l’era Putin. Per quanto sia nota l’amicizia personale che lega lo zar russo con Silvio Berlusconi, sarebbe riduttivo circoscrivere i buoni rapporti tra i due Paesi agli anni di governo dell’ex Cavaliere. Il legame tra la Russia e l’Italia è, difatti, rimasto solido a prescindere dal colore politico del nostro governo: i rapporti tra Putin e Romano Prodi sono ancora eccellenti, e la scelta dell’allora premier Enrico Letta di presenziare all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Sochi, disertata dai maggiori leader occidentali, ha confermato questa continuità. A seguito dell’annessione russa della Crimea e dello scoppio della crisi ucraina, il governo italiano, nel rispetto dell’alleanza atlantica e della solidarietà europea, ha sposato la linea delle sanzioni verso la Russia, ma non ha mai mancato di tenere vive forme di mediazione, consapevole della necessità di non rompere con il Cremlino. Il premier Matteo Renzi è volato a Mosca tre mesi fa, intrattenendosi in un lungo colloquio con il presidente russo, in cui ha rimarcato l’importanza di dialogare con Mosca soprattutto per quanto riguarda la lotta al terrorismo e la crisi libica, su cui Putin può rappresentare un partner importante.

Questa linea politica si intreccia con un forte legame economico esistente tra Roma e Mosca. Lo stesso Putin, in occasione della sua visita, ha voluto ricordare come i rapporti tra i due Paesi hanno un “carattere privilegiato” e ha sottolineato l’enorme volume di interscambio commerciale esistente. L’Italia rappresenta il secondo partner commerciale europeo della Russia, dopo la Germania, con uno scambio che è cresciuto costantemente negli anni, toccando i 31 miliardi di euro nel 2013. L’Italia esporta in Russia, soprattutto, prodotti meccanici, semilavorati industriali, agroalimentare, prodotti di moda, arredamento. Quasi un milione di russi visita la nostra penisola ogni anno e il numero è destinato a crescere. In Russia sono presenti più di 400 aziende italiane e numerosi colossi del nostro Paese fanno affari in loco: da Finmeccanica, che partecipa nel settore ferroviario e nell’aviazione, a Iveco, che per anni ha prodotto mezzi corrazzati russi, passando per Fiat, Pirelli, Unicredit, Intesa San Paolo, Generali, tanti sono gli esempi in questo senso. Un discorso a parte merita il settore energetico, snodo cruciale delle relazioni italo-russe: la Russia è, difatti, il principale fornitore di energia all’Italia. L’ENI è oggi il maggior partner internazionale del colosso energetico russo Gazprom, con cui ha firmato un accordo strategico nel 2006. Dopo lo stop alla realizzazione del gasdotto South Stream, che avrebbe portato il gas russo in Italia tramite i Balcani, è notizia recente che l’ENI lavorerà alla costruzione di un progetto alternativo con Gazprom, il Turkish Stream. Ad ulteriore conferma della centralità della questione energetica, l’Amministratore Delegato di ENI, Claudio Descalzi, presente ad EXPO all’arrivo di Putin, ha dichiarato come, per la fornitura energetica, l’Italia “non potrà fare a meno della Russia per i prossimi 5-6 anni”.

In questo quadro così interconnesso, si inserisce la crisi attuale. L’Italia si è allineata al resto dell’Unione e alle pressioni di Barack Obama, ma è innegabile che le sanzioni e il conseguente embargo imposto dalla Russia su diversi prodotti europei rappresenti un danno per l’economia italiana. Nel 2014 l’export di agroalimentare ha subito un crollo preoccupante, di circa il 40% in un anno, ma il calo si è registrato in tutti i settori di esportazione verso il mercato russo. Il clima da Guerra Fredda tra l’Occidente e Mosca ha dunque dei riscontri negativi sulla nostra economia e la ripresa della cooperazione economica è stata tra i motivi della visita di Putin in Italia. Per quanto la strada tracciata da Obama sembra proseguire sulla linea dura contro il Cremlino, non vi sono dubbi che la diplomazia italiana continuerà nel suo dialogo con l’interlocutore russo e nella ricerca di una mediazione, in linea con la sua tradizionale strategia politica.

Riccardo Celeghini

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