lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La variante Alfano
Pubblicato il 07-06-2015


I giornalisti, perfino quelli più attenti e preparati, addirittura i sondaggisti, ancora non hanno capito le conseguenze naturali dell’Italicum. Un partito di governo, il Nuovo centrodestra, dopo avere sostenuto e votato la legge, adesso ne chiede una sostanziale modifica per reintrodurre gli apparentamenti e le coalizioni, che l’Italicum, con la clausola del premio alla lista, ha abolito. Il partito di Alfano, determinante, fino a prova contraria, nella maggioranza di governo, ha capito, in ritardo, una cosa semplice. E cioè che difficilmente potrà far parte di una lista di centrodestra con Salvini e Berlusconi e che solo la resurrezione delle vecchie coalizioni gli permette di avere un ruolo, da un lato o dall’altro non importa.

Oltre a Renzi l’unico che ha compreso la logica politica della nuova legge elettorale è Silvio Berlusconi. Il suo progetto di unire il centro-destra in un’unica lista è l’unico che gli può permettere di gareggiare per vincere. La lista di Salvini da sola potrebbe anche andare al ballottaggio e sarebbe un miracolo. Ma senza speranza. Unire in un’unica lista Forza Italia e Lega darebbe ben altro segno alla battaglia. Ma l’incaglio vero è rappresentato dalla leadership. La Lega è oggi più forte di Forza Italia e legittimamente rivendica la guida per Salvini. Berlusconi non può fare a meno di Salvini ma è consapevole che una sua leadership gli farebbe fuggire l’elettorato moderato, per il quale Renzi rappresenta oggi una credibile alternativa.

Il problema non è di facile soluzione, ma il tempo per risolverlo c’è. Chi non ha interesse a votare a breve è proprio il centro-destra. Gli servono un paio di anni per indebolire Renzi e costruire una soluzione credibile Sono convinto che alla fine la partita sarà a due, non a tre o a quattro come qualcuno ipotizza con le variabili Grillo e Landini. Ecco perché è nata la variante Alfano. Il leader del Nuovo centrodestra ha annunciato che il sostegno del suo partito al governo Renzi durerà ancora un anno, il tempo per completare la riforma costituzionale. Poi si vedrà. Alfano ha capito che allungare i tempi è il più grande favore che può recare al vecchio centro-destra: favorire la nascita di una lista, se non di un partito, che gareggi per vincere. Ma che lo esclude.

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Commenti all'articolo
  1. La nuova legge elettorale, da come la conosco, mette a mio avviso le forze politiche “minori” di fronte a due strade.

    L’una è quella della scelta “ideologica”, ossia il voler comunque posizionarsi, in modo stabile, sull’uno o sull’altro versante, vale a dire destra o sinistra, ammesso che siano ancora e sempre distinguibili i loro confini.

    Proprio a quest’ultimo riguardo, par infatti di vedere che anche le formazioni “maggiori” hanno talvolta collocazioni un po’ altalenanti, forse per diventare o apparire sempre più “interlassiste”, così da poter legittimamente estendere la platea dei potenziali elettori.

    Questa prima strada, ad impronta “ideologica” come si diceva, porta a sua volta ad un bivio, almeno dal mio punto di vista: o il partito “minore” entra nella lista di quello “maggiore” verso il quale si sente ideologicamente più affine, anche confidando che possano venir eletti propri esponenti, oppure si mantiene del tutto autonomo per “tener alta la propria bandiera”, in attesa di tempi più favorevoli, e non si preoccupa della soglia di sbarramento né ritiene, di riflesso, che sia una priorità, per portare avanti la propria azione politica, l’avere proprie rappresentanze parlamentari.

    L’altra e seconda strada è quella ” non ideologica” che, nelle condizioni date, mi sembrerebbe più funzionale e naturale per una forza “minore”, trattandosi di strada che può dare maggiore flessibilità a tutto vantaggio dei programmi, nel senso che il “minore” cercherà di accordarsi con quel “maggiore” col quale sia possibile concordare obiettivi programmatici comuni, essendo questo il parametro che regola l’alleanza.

    Paolo B. 08.06.2015

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