lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le due sinistre: Greganti e Buzzi
Pubblicato il 11-06-2015


C’era una volta il Pci. Partito serio, disciplinato che, pur prospettando la berlingueriana questione morale, prendeva soldi dall’Urss e anche dai piani regolatori. Solo che aveva funzionari scrupolosi, silenziosi, quasi misteriosi. Come Greganti, che non parlava nemmeno se torturato. E al quale al festival dell’Unità di un comune della mia provincia hanno dedicato una maglietta. Strano, no? Se i soldi, come confessò, se li teneva per sé, perché trattarlo da eroe? Sempre a casa mia, nella rossa e comunista Reggio Emilia, ho conosciuto qualche personaggio che, si diceva, facesse affari per il partito.

Uno di loro non parlava mai, nemmeno con la moglie. Se gli chiedevi il nome si girava circospetto perché non lo sentisse nessuno e magari ti chiedeva se volevi il nome vero o quello di battaglia. Che era poi il nome da partigiano. Un nome che ricordava una saetta, un fulmine, un tuono. O un’evocazione mitologica, come quella di Enea o Ulisse. Il Pci era un partito che ha segnato l’epopea della politica coi suoi valori, le sue liturgie, i suoi misteri, i suoi silenzi, appunto.

Oggi il caso Roma segnala l’esistenza di un altro partito, chiacchierone, arruffone, come già si è detto, “alla vaccinara”. Tutti parlano e si vantano. Scambiandosi battute da trattoria fuori porta. “Ce stamo a magnà Roma” o “La mucca va fatta magnà se vuoi mungerla”. Tutto è comparato con i piatti tipici della cucina romanesca. È una corruzione all’ammatriciana. Condita con olio, peperoncino e sarcasmo. Qua e là anche con uno sconcertante moralismo: “Quello parlava di valori e poi se prende i sordi”. Naturalmente qui il finanziamento alla politica c’entra poco. Qui si intasca pè magnà. Sono coinvolti in tanti, assessori, consiglieri comunali, provinciali e regionali. Anche del Pd, appunto.

L’epopea di Greganti segnalava l’esistenza di un robusto corpo politico che aveva bisogno di alimentarsi con acqua di altri bacini. Qui siamo di fronte a una sistema corruttivo che ha come unica motivazione l’arricchimento, anzi l’ingrassamento. Anche consolandosi e auto giustificandosi, come nella dichiarazione di Odevaine, ex capo di gabinetto di Veltroni: “Sto per andare in pensione. Qualcosa adesso devo prendermi anch’io”. Una sorta di liquidazione sugli extracomunitari. Uno o due euro a testa. Mi viene spontaneo paragonare il Pci dei vari Greganti al Pd di questo Buzzi. Vuoi che sia anche un fatto geografico? Un torinese schivo e un romano ciarliero? In questa tempesta non so come parlare del sindaco Marino. Sicuramente una brava persona che non si è accorta di niente. Tanto che ha pensato di versare il suo primo stipendio di sindaco proprio a Buzzi. È la testimonianza della sua estraneità, anzi della sua extraterrestrità.

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Commenti all'articolo
  1. In quella mia invece di rossa Emilia dove Pci e Psi governavano il comune anche prima del fascismo da quando naque il Pci , nel 1970 fui candidato alle comunali il sindaco , comunista incontra mia madre e le domanda ” comè che il tuo figlio minorre è in lista con il Psi ?”
    e mia madre ” Cosa vuoi che ti dica lui la pensa così ” e il sindaco notare che eravamo alleati ” ah , và bene basta che non sia con i fascisti , però peccato ci sarebbe un posto da ragioniere all’ospedale ma così ……..”.
    Che ne dici Mauro questa risposta è perchè il mio ex sindaco non era piemontese????
    Fraterni saluti compagno Maurizio Molinari off.molinari
    @libero.it

  2. Il “signor G” venne spudoratamente salvato poiché, dovendoli eliminare tutta la politica della guerra fredda in Italia, il PCI – debitamente convertito al capitalismo – avrebbe dovuto essere l’ossatura della nuova nomenclatura italiana. “Sic transit gloria mundi”.
    Ah, quanto a Marino ricordo anch’oggi che appena arrivato chiuse Malagrotta, Non fu uno scherzo, Ma forse fu per questa ragione che cominciarono a a denigrarlo. Oggi si trova “coperto” da Renzi, e questo non commento.

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