martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le unioni civili che dividono
Pubblicato il 23-06-2015


Saranno stati centomila, duecentomila, un milione per il Family day? Quanti erano per il Gay pride? Ma ci mettiamo a contabilizzare le idee e i diritti? Svolgiamo un referendum per sentire le opinioni degli italiani, come quello che si è tenuto nella cattolica Irlanda, e vedremo come la pensano. Ma in Italia esiste solo il referendum abrogativo che la Dc utilizzò senza successo nel 1974 contro la legge sul divorzio e nel 1981 contro quella sull’aborto. A prescindere da tutto questo che fine farà la legge Cirinnà sulle unioni civili?

Abbiamo esaminato il testo è ci pare solo una buona base di partenza. Non si tratta di veri e propri matrimoni per le coppie omosessuali come quelli introdotti prima in Spagna e poi anche in Francia e in Gran Bretagna, ma di unioni civli sullo schema utilizzato in Germania. Il primo punto più controverso è relativo alla cosiddetta stepchild adoption, ossia l’adozione del bambino che vive in una coppia dello stesso sesso, ma che è figlio biologico di uno solo dei due, prevista dall’articolo 44 della legge sulle adozioni. Su questo il Nuovo centrodestra, o almeno la sua parte cattolica integralista, ha già annunciato battaglia.

Il secondo punto di dissenso è relativo alla reversibilità della pensione sul compagno col quale dinanzi a un ufficiale civile si è consumato il rito dell’unione. Si obietta, da parte conservatrice, che l’istituto della reversibilità è tipico del matrimonio e della famiglia tradizionale e non può essere accolto in altri istituti. I socialisti italiani dovrebbero proporre soluzioni ancora più avanzate e sulla scorta delle leggi approvate ormai nella maggior parte dei paesi democratici legiferare la piena parità dei matrimoni o unioni omosessuali con i matrimoni eterosessuali.

Parliamo delle adozioni. Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché è meglio lasciare un bambino in un orfanotrofio piuttosto che alle cure di una coppia omosessuale, visto che questa ultima non sottrarrebbe certo i bimbi alle famiglie tradizionali. Riguardo poi a queste ultime è molto facile smontare il castello di bugie sulla felice famiglia italiana al mulino bianco e sulla sempre adeguata e amorevole educazione dei figli. La crisi della famiglia, diciamo così, tradizionale non la si cura negando i diritti agli omosessuali, ma introducendo come unico vincolo indissolubile e discriminante di giudizio l’amore.

L’amore che non può essere legiferato, ma che va custodito e alimentato. Meglio molto meglio se c’è un amore omosessuale che un disamore eterosessuale, dunque. Poi, certo, la famiglia, ogni famiglia, va protetta con leggi e con stanziamenti che ne assicurino stabilità e futuro. Oggi la crisi economica non aiuta e deforma il carattere della famiglia, sempre più composta anche da figli in età avanzata e senza lavoro o senza un lavoro che permetta la formazione di famiglie in proprio. Non sarà anche questo colpa delle unioni civili e dei diritti dei gay?

Ma siamo già alla filosofia e qui dobbiamo invece tornare alla politica di oggi. È facile supporre che questa legge divida tutti i partiti post identitari italiani. Nel Pd c’è già chi occhieggia al campo revisionista e si dice pronto a discutere eventuali modifiche (d’altronde il Pd è composto soprattuto da ex Pci ed ex Dc). In Forza Italia ci sono, come nel PD, laici e cattolici che si scontreranno anche tra loro. Se Fitto, che però è un ex democristiano, si ispira a Cameron, dovrebbe quanto meno essere a favore della legge. Anche nel Nuovo centrodestra la divisione è alta. Ai vari Giovanardi si oppongono i Cicchitto e le Nunzie di Girolamo. Chissà i grillini e la Lega. Ancora una volta quando si parla di concezioni della vita i partiti di oggi si sgretolano e crollano. E tutto il sistema pare costruito sul nulla, che non sia la crescente sfiducia e indifferenza della gente.

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Commenti all'articolo
  1. Le unioni omosessuali sono un dato di realtà, un dato di natura, per ciò stesso meritevole di considerazione politico-legislativa.
    I matrimoni omosessuali, viceversa, sono innanzitutto un ossimoro, individuando nell’etimologia del termine “matrimonio” il significato di “dono della madre”, con diretta allusione ai figli, in potenza ed in atto.
    Quanto al capitolo delle adozioni, il tema coinvolge una tale complessità sul piano della riflessione etica, pedagogica, psicologica e sociale, anche sul versante laico, da pretendere un terreno di approfondimento non riducibile allo spazio di una fugace equazione.
    Infine sull’amore, propenderei per una sua consapevolezza, quindi per una cultura dell’amore, facendolo sposare con valore, scongiurando l’affermazione della “legge dell’istinto”.

    • In verita’ il termine “matrimonio” significa “dovere della madre” ed e’ legato non tanto ad una questione biologica, quanto piuttosto ad un costrutto sociale nel quale la madre si occupa dei bambini e il dovere del padre (“patrimonio”) e’ quello di portare a casa i dane’.

      Per il resto i ruoli “chiari ed identificabili” erano gli stessi che permettevano e tolleravano abusi di ogni tipo all’interno della famiglia, oltre, ovviamente, a portare aspetti negativi.

      La questione di fondo e’ che non sta alla politica decidere in che direzione vada la mente umana ne’ tantomeno, la societa’. Essa ha una spinta autonoma dovuta sempre di piu’ ad una spinta globale in cui i paesi non possono pensare di potere legiferare nel proprio orticello tenendo fuori le contaminazioni di pensiero. Ergo il dovere di un paese e’ quello di *capire* le modificazioni sociali che stanno, inellutabilmente, accadendo e di adoperarsi per rendere piu’ facile l’integrazione di questi cambiamenti nella societa’.

      Una legge che permette a due persone che si vogliono bene, ma piu’ in generale due persone che decidono, spontaneamente, di vivere assieme e di condivedere uno spazio familiare indipendetemente dall’uso “sessuale” che ne venga fatto, hanno il diritto di alcune agevolazioni in temrini legali/finanziari. Punto.

      Poi c’e’ l’aspetto etico, per cui e’ dovere dello stato difendere persone che sono vittime, quotidianamente, di abusi (soprattutto psicologici) in tutto lo stivale. Una legge che risconosca il dirirtto di due uomini/donne di essere uniti vuol dire che tenersi per mano in strada (cosa che il mondo omosessuale ha difficolta’ a mostrare in pubblico) non e’ piu’ un gesto da nascondere.

  2. L’amore è una componente molto importante della vita di relazione, come lo sono tutti i sentimenti “positivi”, ma i sentimenti sono mutevoli, e c’è da pensare che proprio per proteggersi da questa “incostanza”, la società si sia data regole, e vincoli, vuoi per rendersi più stabile vuoi anche al fine di proteggere la parte più debole di un rapporto (di coppia, di lavoro, ecc…), e nei tempi è forse nato in questo modo, e per tali ragioni, il vincolo matrimoniale, concepito appunto in termini che dovevano essere funzionali al vivere e al perpetuarsi di una comunità. .

    La mia generazione è cresciuta in un modello sociale che aveva nella famiglia tradizionale uno dei suoi pilastri, e non mancavano di certo problemi di vario genere, ma i ruoli erano precisi e identificabili, e credo che anche questo abbia aiutato la nostra formazione, proprio perché disponevamo di riferimenti abbastanza chiari e nitidi cui ispirarci, e che percepivamo come un “valore”..

    Quel “sistema”, pur con tutti i suoi limiti e difetti, aveva sostanzialmente tenuto, poi si sono succeduti alcuni “strappi” nel nostro tessuto sociale, che hanno messo fortemente in discussione una pluralità di ruoli, anche all’interno della famiglia, e col senno di poi mi sembra che sia iniziato anche da lì il nostro “declino”., guardando almeno alle tante “criticità” dei nostri giorni (sottolineo il “mi sembra” perché non ho alcuna pretesa di essere nel giusto).

    Andando per metafora, la nostra società, per cautelarsi dagli eventuali e possibili “pericoli”, deve circondarsi di “bastioni” solidi, tra i quali metterei anche la famiglia tradizionale, che vanno ben preservati perché ogni loro breccia rende vulnerabile il sistema, e che sono al tempo stesso uno strumento di difesa ma anche un “limite” perchè inducono a starcene riparati dentro questa cerchia di mura.

    Può tuttavia essere che io mi identifichi con un passato ormai fuori moda, che ha bisogno di una qualche revisione, ma chi non è più giovane può far fatica a comprenderne il senso e il perché (questo almeno è il mio caso, e il mio limite).

    Paolo B. 24.06.2015

  3. Ma vi interessa così tanto il nome o è più imporante la cosa? Chiamiamoli anche Pds ma il tema è se le coppie omosessuali debbano avere o no gli stessi diritti di quelle eterosesuali. Come avviene oggi nella gran parte dei paesi democratici. Un po meno in Germania e con questa legge Cirinnà un po meno anche in Italia. Oppure se si debbano negare i principali diritti ai gay come avviene finora in Italia. Che è uno dei pochi paesi del mondo a disconoscerli.

  4. E’ lo stesso concetto, simpatico Direttore, utilizzato per dimostrare che i nomi riflettono la sostanza delle cose.
    Ragionare sui nomi, quindi, significa ragionare sulle cose, così come è stato fatto nella nostra discussione.

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