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Opinioni e commenti
 

Mafia Capitale, atto secondo…
Pubblicato il 04-06-2015


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A sei mesi dalla prima retata di arresti che ha portato allo scoperto di ‘Mafia Capitale’ viene a galla la seconda parte del cosiddetto “mondo di mezzo” e della sua collusione con la politica. 44 nuovi arresti su ordinanza del Gip, Flavia Costantini, le accuse sono per associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni e trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante delle modalità mafiose (art. 7 L. 203/1991). In manette Luca Gramazio, consigliere regionale del Lazio ex capogruppo del Pdl in Campidoglio. Altre 21 persone sono indagate per i medesimi reati e sono sottoposte a perquisizione, tra cui figurano nomi eccellenti, come quello dell’ex presidente del Consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti (Pd). L’esponente del Pd, autosospesosi dal partito, dopo l’intercettazione di Buzzi “Me so comprato Coratti”, e al centro delle indagini dopo la metafora “La mucca per poter essere munta deve mangiare” nel dialogo tra Franco Figurelli, membro della segreteria di Coratti, e Salvatore Buzzi.

Ma nella seconda retata di arresti un ruolo chiave è quello di Luca Odevaine, vice capo di gabinetto con Walter Veltroni e al Tavolo di coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale. Odevaine era componente della commissione aggiudicatrice del bando di gara del 7 aprile 2014, e ha ricevuto promesse di soldi da Domenico Cammisa, Ad della cooperativa “bianca” La Cascina per vincere quel bando di gara per l’affidamento del Cara di Mineo.

Dopo la volta del centrodestra, in questa nuova nuova raffica di arresti e imputazioni sono finiti molti nomi di casa dem (ai tempi della gestione Veltroni), tanto che subito i pentastellati e i leghisti hanno cavalcato l’onda chiedendo subito le dimissioni del Sindaco Marino che ha replicato: “Dimissioni? No, andiamo avanti cambiando tutto. Ho allontanato la politica colpevole”. L’assessore capitolino alla Legalità Sabella sottolinea che “se uno va a vedere l’elenco delle persone coinvolte in questa ordinanza sono quasi tutti ex. Datemi un sistema per licenziarli e io mando a casa tutti i corrotti”. Dopo un vertice di emergenza al Nazareno, il presidente del Pd, Matteo Orfini, ha difeso a spada tratta il Sindaco di Roma: “Marino e Zingaretti sono stati un baluardo della legalità e quello che sta emergendo è dovuto anche alle loro denunce”.

Orfini poi aggiunge: “Qualcuno nel nostro partito ha ceduto, chi ha ceduto dovrà pagare il suo debito con la giustizia, non è degno di stare nel Pd, chi si è fatto corrompere deve sparire dalla vita politica”.

Liberato Ricciardi

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