martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Mediterraneo, l’Europa
ha un ruolo per lo sviluppo
Pubblicato il 01-06-2015


Italia_cartina_politica“Sicurezza e stabilità tra sviluppo ed inclusione finanziaria degli immigrati. Mediterraneo chiama…
Unione Europea risponde?”.Questo, il tema del nuovo seminario d’approfondimento organizzato, a Roma,  da “Prospettive Mediterranee”: l’istituto, presieduto da Enrico Molinaro, da tempo attivo per il dialogo interculturale e interreligioso nel Mediterraneo, e che al suo attivo vanta obbiettivi successi di diplomazia “parallela”(come, recentemente, il contributo dato al ritorno dell’energia elettrica in molti villaggi palestinesi della Cisgiordania, concordato fra palestinesi e autorità israeliane poco dopo il convegno organizzato da “Prospettive” a febbraio scorso, alla Farnesina, su un possibile “Piano Marshall”, USA-UE, per lo sviluppo del Mediterraneo e del Medio Oriente). Multidisciplinarietà, multilateralità, concretizzare il più possibile: queste le “coordinate” della rotta che “Prospettive” da tempo ha scelto, navigando insieme a compagni di viaggio come l’EURISPES, il qualificato ente di ricerca sociale presieduto da Gian Maria Fara.
“L’idea d’un nuovo Piano Marshall per il Mediterraneo e il Medio Oriente- ha precisato, in apertura, Enrico Molinaro – in realtà viene da lontano, dalle mie esperienze di ricerca sociale in Israele negli anni ’90 e primi Duemila, e dai rapporti avviati con Ministero degli Esteri e Commissione Europea.Ora, vicende gravi come l’ultima guerra di Gaza o l’interminabile crisi siriana evidenziano, al tempo stesso,le ampie potenzialità di decollo economico che questi Paesi in realtà avrebbero, nel momento in cui prevalesse un diverso input politico: le vaste riserve di gas marino scoperte negli ultimi anni al largo di Gaza, ad esempio, basterebbero a produrre energie elettrica sufficiente, a sua volta, per il funzionamento di adeguati impianti di desalinizzazione dell’acqua marina, basilari per lo sviluppo dell’agricoltura mediorientale. A quel punto,un accordo economico Cipro-Turchia-Israele-Autorità Palestinese, non così utopico come può sembrare
oggi, renderebbe tutti questi Paesi autosufficienti ed esportatori di prodotti qualificati”.
“In un’Europa in cui , Italia compresa, si manifestano timidi segnali di ripresa economica, dopo la crisi epocale iniziata nel 2008”, ha puntualizzato Umberto Triulzi, prorettore dell’Univesità di Roma “La Sapienza”, “la cooperazione col Terzo Mondo (che sta avendo successi in una certa riduzione della povertà e su terreni specifici come la ricerca dell’acqua), non può più funzionare, però, senza uno stabile coordinamento USA-UE”. “Questo seminario – ha aggiunto Molinaro –  specificamente è un momento di verifica delle decisioni prese, a livello sovranazionale, dopo la seconda giornata del convegno della Farnesina di febbraio, che era dedicata all’integrazione finanziaria degli immigrati nei Paesi euromediterranei, in un più ampio progetto della nostra associazione sui nessi fra Identità culturale e Sviluppo economico. Ora, mentre rilanciamo alcune possibili innovazioni per l’integrazione finanziaria degli immigrati (che non sono solo i “Boat-people” in tragica fuga verso l’Europa), come ad esempio la creazione d’una carta di credito euromediterranea, e la riduzione del 5% almeno dei costi di trasferimento internazionale del denaro, teniamo presenti i limiti delle vecchie politiche di cooperazione bilaterale tra singole nazioni europee e del Terzo Mondo. Le “Primavere arabe” li hanno evidenziati da tempo, nel senso che questi Paesi sono esplosi anche perché non riuscivano a decollare economicamente, iniziando a soffrire, al tempo stesso, di alcuni degli stessi mali europei (come la disoccupazione giovanile e  intellettuale): ora è indispensabile passare alla cooperazione multilaterale”.
“Già, ma nelle politiche di cooperazione”, ha precisato Marco Ricceri, segretario generale dell’EURISPES, “occorre anche multidisciplinarietà, sorretta però da una regia unitaria: al Ministero degli Esteri, ci sono attualmente ben 1.000 progetti di cooperazione: possibile che non si riesca a creare, per essi, una “cabina di regia” unitaria? Lancio allora l’idea che questo possa essere fatto da “La Sapienza”, per la sua posizione d’imparzialtà e la sua conoscenza delle strategie d’impiego delle risorse umane”. “Proprio alla “Sapienza” a novembre prossimo”, ha ribattuto il prorettore Triulzi, “terremo un grande convegno sul rapporto delle Università con la società civile (guardando anzitutto agli esempi esteri): per contribuire un minimo anche alla definizione dell'”agenda UE” alla Conferenza internazionale di Parigi, a dicembre, sulla lotta ai cambiamenti climatici e le emissioni di gas a effetto serra”.
“Se è innegabile, per ogni Paese, il legame tra sicurezza e sviluppo economico”, ha concluso il presidente Molinaro, “c’è infine un nesso preciso anche in senso inverso: lo sviluppo  d’un Paese contribuisce alla sicurezza internazionale, riducendo gli spazi di proselitismo dell’integralismo islamico, e del terrorismo in genere. Su tutti questi terreni, l’Europa non può più perdere tempo: anche dinanzi alla crescente concorrenza dei Paesi “BRICS” (Brasile, Russia, ecc…), gli emergenti, che a luglio prossimo terranno un loro vertice, una sorta di “G-8 o G-20 alternativo”, proprio in Russia”.
Fabrizio Federici

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