venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Movimenti di Palazzo,
addio di Pi e fittiani
Pubblicato il 03-06-2015


Fitto-Forza Italia

Raffaele Fitto

Dopo aver ribadito fino alla noia che Forza Italia era casa sua e che il suo impegno era per cambiarla, non uscendo, ma lavorando dall’interno delle sue mura, Raffaele Fitto, alla fine, ha attraversato il Rubicone riunendo in mattinata i dodici senatori ribelli della sua area e sbattendo la porta. Una riunione per mettere a punto gli ultimi dettagli; è stato scelto anche il nome del gruppo: “Conservatori e riformisti”. E si è trovata anche la quadra sul nuovo capogruppo, che sarà Cinzia Bonfrisco. Strappo atteso, maturato nell’escalation della campagna elettorale. Si assottiglia così la pattuglia dei senatori azzurri a palazzo Madama, da 60 a 48. Numeri che non sembrano impressionare Silvio Berlusconi che – raccontano i suoi – ha vissuto la notizia come una liberazione perché “Fitto ormai è fuori da tempo”.

A far parte di ‘Conservatori e Riformisti’ saranno i senatori Bonfrisco, Bruni, D’Ambrosio Lettieri, Di Maggio, Falanga, Liuzzi, Longo, Milo, Pagnoncelli, Perrone, Tarquinio, Zizza che la settimana scorsa avevano partecipato alla conferenza con lo stesso eurodeputato ex FI e i vertici del gruppo Conservatore e riformista europeo, gli inglesi Syed Kamall e Geoffrey Van Orden.

Essere riformisti e conservatori allo stesso tempo non è facile. Ma la politica ha bisogno di risposte nuove e il “conservatorismo progressista” è una via ancora inesplorata. In fondo chi per mesi ha detto (abbracciando lo spirito conservatore) di non voler cambiare partito e poi spinto da moti progressisti fa esattamente il contrario, non poteva scegliere nome migliore.  Un nuovo contenitore moderato di centrodestra che Fitto ha definito alternativo a Matteo Renzi. Ma mentre 12 senatori sono sufficienti per formare un gruppo a Palazzo Madama ancora mancano i numeri per un gruppo a Montecitorio.

Ma non è il solo movimento a rimescolare le carte in parlamento. Infatti i Popolari per l’Italia, componente nata con la scissione di Scelta Civica, la lista creata da Mario Monti, hanno annunciato di lasciare la maggioranza. “Il direttivo nazionale del partito dei Popolari per l’Italia – ha annunciato in una nota, il senatore del gruppo Gal, Mario Mauro, presidente dei Popolari per l’Italia – ha deliberato l’uscita dalla maggioranza che sostiene l’attuale governo”.  “Riforme non condivise, condotte in modo improvvisato ed approssimativo, con una improvvida esaltazione del carattere monocolore dell’Esecutivo – scrive Mauro nella nota – sono alla base di una decisione che è innanzitutto un giudizio definitivo su una gestione politica che sta tenendo in stallo l’Italia, la sua economia e il suo bisogno di crescita. Le nostre idee – aggiunge il senatore – contribuiranno ora alla costruzione e all’organizzazione di una maggioranza politica nel Paese centrata sui valori popolari e liberali”.

Un addio che potrebbe dare qualche problema al governo che al Senato si regge su una maggioranza meno robusta rispetto alla Camera. I senatori di “Per l’Italia” sulla carta sono tre: Mario Mauro, Angela D’Onghia, Tito Di Maggio. La decisione del gruppo pare non essere condivisa dalla D’Onghia, sottosegretario all’Istruzione, che sembra optare per la scelta governativa e quindi le dimissioni le darà dal partito piuttosto che dal governo. Un altro esponente del partito che non seguirà la scelta di partito è Domenico Rossi, anche lui sottosegretario. Mentre Tito di Maggio sembra avere intenzione di aderire al nuovo gruppo dei fittiani che si è formato a Palazzo Madama.

Daniele Unfer 

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