martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Non c’è Giustizia senza Garantismo
Pubblicato il 03-06-2015


Essere sempre garantisti“Essere (sempre) garantisti”, è il titolo del convegno tenuto oggi, 3 giugno, a Roma, a Palazzo San Macuto. Il tema è antico quanto il diritto, ma resta di attualità, soprattutto in questi giorni, dopo una campagna elettorale cavalcata dal “giustizialismo” di origine populista. La tavola rotonda è stata introdotta dagli avvocati Oreste Campopiano (Responsabile nazionale PSI problemi dello stato) e Luigi Iorio (Responsabile nazionale PSI diritti umani e della persona), proprio Iorio ha posto l’accento su quanto sia rivoluzionario e antico questo termine, nato nell’Illumisnismo per difendere i più poveri e arrivato nel nostro Paese solo a partire “dagli anni ’90 quando l’Italia finalmente inizia il suo cammino con i Paesi liberali del ‘giusto processo'”. Ma questa direzione pare arrestata per via della “politicizzazione sempre più frequente della Giustizia nel pieno di ondate popu­li­sti­che come quelle che seguirono la metà degli anni ’90”.
Marco Di Lello, Presidente Deputati Socialisti e segretario della Commissione Antimafia, ha rilevato come esiste dal 92 una sorta di “doppio binario” per quanto riguarda alcune garanzie processuali che iniziò “con la legge Martelli-Scotti, un decreto che rispondeva però all’emergenza mafiosa dopo la strage di Capaci”. “Allora – rileva Di Lello – le garanzie vennero mitigate solo per i reati di stampo mafioso. Ma con il tempo quella legge è stata usata per altri reati, come la droga e il terrorismo, che non avevano nessuna emergenza”. Di Lello ha anche proposto di fissare dei limiti ai vari Gradi di processo, in quanto “questi tempi morti rischiano di portare solo alla prescrizione del reato”.
La tavola rotonda ha visto gli interventi di figure autorevoli della Giurisprudenza italiana come quello di Vincenzo Improta (Vice Presidente Oua – Organismo Unitario Avvocatura Italiana), Vincenzo Maiello (Docente di Diritto Penale) Domenico Ciruzzi (Unione Camere Penali) e Gennaro Marasca (Presidente di Cassazione). “Il Garantismo non è un privilegio”, ha puntualizzato Claudio Fava (Vice Presidente Commissione Bicamerale Antimafia). l’Onorevole Fava ha anche ricordato l’importanza di pene alternative a quelle detentive e a come ci sia “un vero abuso del carcere nel nostro Paese”, e rilevando, dati alla mano, come ad essere recidivi sono sempre più spesso coloro che sono stati in carcere, mentre la percentuale è “bassissima per quelli che hanno scontato pene alternative”. Il problema delle carceri è stato affrontato anche dal Ministro della Giustizia, Andrea Orlando: “Il carcere – dice il Ministro – è ormai diventato produttore di criminalità, invece che deterrente”. Orlando ha fatto notare come il problema e lo stato delle carceri del nostro Paese sarebbe peggiorato se non fosse intervenuta più volte la Corte di Strasburgo. Inoltre il Ministro ha messo in evidenza come spesso “introdurre reati al di fuori dei Codici crea solo confusione”. Sono stati introdotti ben 309 nuovi reati dal 1999, alimentando populismo e confusione e rendendo ancora più difficile la certezza della pena, e di conseguenza della Giustizia.

Maria Teresa Olivieri

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