lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Nuove regole per
i simil-taxi di Uber
Pubblicato il 08-06-2015


Noleggio-con-conducenteMentre il Tribunale di Milano blocca il servizio Uber Pop per concorrenza sleale, l’Autorità di Regolazione dei Trasporti propone di modificare la legge n. 21/92, che regolamenta i trasporti pubblici. L’Autorità non nasconde che sia giunto il momento di fare i conti con le piattaforme tecnologiche che svolgono attività di intermediazione tra domanda e offerta, i cosiddetti STM-Servizi Tecnologici per la Mobilità.

Al tempo stesso viene proposto di liberalizzare tariffe, licenze e vincoli territoriali per taxi e NCC-Noleggio con Conducente. L’Autorità ha condotto uno studio del quadro normativo vigente, sottolineando come questo non sia più in linea con i tempi che presentano una crescente diffusione dell’utilizzo di piattaforme tecnologiche per di più in grado di offrire servizi meno costosi di quelli offerti da taxi e NCC. Nota infatti che “mentre i livelli delle tariffe non sembrano collegati al rapporto tra numero di taxi e densità della popolazione residente, si registra, invece, una correlazione positiva tra tariffe e reddito medio della popolazione residente, ad indicazione che il servizio di taxi soddisfa principalmente taluni segmenti del mercato del trasporto locale non di linea: in particolare, quello della domanda della popolazione con reddito medio-alto, dell’utenza business e, in parte, quello legato al turismo”.

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Si spiega anche per tale ragione ciò che l’indagine dell’Autorità ha messo in luce: la crescita esponenziale negli ultimi dodici mesi del numero di conducenti non professionisti registrati sulla piattaforme che offrono STM ed il corrispondente aumento del numero di utenti registrati e di corse effettuate. Né sfugge la necessità di tutelare l’utenza in relazione alla sicurezza e qualità del servizio ed alla privacy dei trasportati. Insomma l’Autorità sottolinea l’esigenza che la regolazione valorizzi in modo ordinato le diverse modalità di mobilità riducendo il rischio di distorsione. La proposta è quella di qualificare come intermediari le imprese che forniscono servizi tecnologici per la mobilità, registrate presso le regioni. Non dunque quelle “di cortesia” rese in modo non professionale da conducenti che condividono con più persone un itinerario prefissato ma quelle commerciali dove, anche quando l’attività di conducente sia svolta in modo non professionale, il servizio mira anche ad assicurare un profitto alla piattaforma ed al conducente. Utilizzando un veicolo di proprietà, il conducente privato dovrebbe essere un lavoratore occasionale, tenuto al rispetto di un tetto massimo di reddito annuale e ad un limite di lavoro settimanale non eccedente le quindici ore. Tutti i conducenti dovrebbero essere iscritti in un apposito registro su base regionale. La parola ora passa al legislatore che avrà un’occasione in più per dimostrare la sua proattività nel far evolvere il Paese.

Francesca Fermanelli

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