mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Occidente-Russia, braccio
di ferro nel freddo nord
Pubblicato il 03-06-2015


Nato_manovreLe fredde terre vicine all’Artico sono state, negli ultimi giorni, il nuovo palcoscenico delle tensioni crescenti tra Stati Uniti e Russia. A partire dal 25 maggio, sia la Nato che la Russia hanno condotto esercitazioni militari su larga scala nella regione, dando una reciproca prova di forza che non può non allarmare. Negli stessi giorni, difatti, mentre 3600 uomini e 115 velivoli militari dell’Alleanza atlantica e dei Paesi scandinavi si sono radunati nelle aree settentrionali di Norvegia, Svezia e Finlandia, aldilà del confine russo, nella regione tra gli Urali e la Siberia, la Russia ha messo in mostra tutta la sua potenza, schierando sul campo 12000 uomini e 250 aerei militari. Per quanto si tratti di esercitazioni, la contemporanea presenza di tali forze belliche a così scarsa distanza tra loro ha fatto venire in mente a molti le pagine più nere della Guerra Fredda e dell’equilibrio del terrore.

Nelle regioni settentrionali di Norvegia, Svezia e Finlandia, è cominciata lunedì 25 e durerà fino al 5 giugno l’“Artic Challenge 2015”, un’esercitazione militare che vede la partecipazione di 9 Paesi, alcuni appartenenti alla Nato (Francia, Germania, Gran Bretagna, Norvegia, Olanda e Stati Uniti) e alcuni neutrali (Finlandia, Svezia e Svizzera). L’evento, organizzato e annunciato da tempo, deriva dalla volontà della Nato di farsi carico delle preoccupazioni dei Paesi scandinavi verso i frequenti sconfinamenti di aerei russi nell’area, verificatisi negli ultimi mesi. In risposta alle manovre occidentali, la Russia ha annunciato una quattro giorni di test militari per verificare la prontezza al combattimento del proprio apparato bellico. Il numero di uomini e mezzi messo in campo nel nordovest del Paese è imponente e la non comunicazione di tali manovre all’esterno ha provocato la reazione della Nato che, con il suo segretario generale Jens Stoltenberg, ha chiesto maggiore trasparenza al Cremlino. L’esercitazione russa arriva a seguito di altre manovre militari, compreso un test congiunto con la flotta cinese avvenuto tra il 17 e il 21 maggio nel Mar Mediterraneo, e si inserisce in uno dei momenti di maggiore tensione nelle relazioni tra Washington e Mosca dalla fine della Guerra Fredda, che ha come epicentro la crisi ucraina.

Proprio nel pieno di questa doppia esercitazione, non a caso, lo stesso presidente americano Barack Obama, durante un colloquio con il segretario della Nato, ha definito l’atteggiamento della Russia come “sempre più aggressivo” e ha affidato all’Alleanza Atlantica il ruolo di pilastro della sicurezza globale. Dichiarazioni non concilianti, figlie della tensione crescente sul confine orientale dell’Unione Europea, dove tra i Paesi una volta sotto influenza sovietica emerge una forte preoccupazione per l’atteggiamento aggressivo dimostrato dalla Russia di Vladimir Putin verso i propri vicini. Dall’altro lato, proprio il Cremlino denuncia un accerchiamento dei sui confini da parte dell’Alleanza Atlantica, che ne metterebbe a repentaglio la sicurezza. In un tale clima, prove muscolari come quella della scorsa settimana non fanno che aumentare la tensione e la paura generale, ostacolando la quanto mai necessaria via del dialogo.

Riccardo Celeghini

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Commenti all'articolo
  1. Chi ce lo spiega perché gli USA (e la NATO) continuano a far la “guerra fredda” con la Russia? In Ucraina mi pare che Putin abbia dovuto rispondere all’aggressione ed alla deposizione di un presidente regolarmente eletto (da fazioni un “pochino” di destra estrema). Gli accordi di Kiev dovrebbero far venir meno le tensioni, allora perché si soffia sul fuoco?

    • Gentile lettore,
      grazie per il Suo commento al mio articolo.

      Come si evince dal testo, la mia opinione è che la “guerra fredda” sia responsabilità di entrambe le parti, non di una. L’Occidente sbaglia nel non rispettare la paura di Mosca di vedersi accerchiata da basi Nato, ma al contempo è innegabile l’ingerenza del Cremlino su Paesi sovrani vicini (il movimento di Piazza Maidan, nella sua complessità, non può essere ridotto ad aggressione neofascista ad un governo democratico).
      La strada deve essere quella del dialogo e del rispetto di accordi chiari, non di inutili e pericolose prove di forza, e questo vale per la Russia come per l’Occidente.

      Cordiali saluti,

      Riccardo Celeghini

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