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Opinioni e commenti
 

Orfini: il PD voterà sì all’arresto di Azzollini
Pubblicato il 11-06-2015


Azzollini-Orfini“È molto probabile che la giunta per le Immunità del Senato riuscirà ad esaminare il caso di Antonio Azzollini per farlo arrivare in Aula entro l’estate”. Lo ha detto il senatore socialista Enrico Buemi uscendo dalla seduta della giunta per le Immunità, in una riunione che ha segnalato le difficoltà delle forze politiche di fronte al nuovo caso di sospetto malaffare con i senatori di Fi, Ncd e Gal assenti per protesta.

Ma in agitazione non ci sono solo le forze del centrodestra perché nella stessa maggioranza, ci sono tensioni dopo la decisione del PD di votare sì alla richiesta di arresto per il senatore di Ncd avanzata dalla procura di Trani nell’ambito dell’inchiesta del crac della Divina Provvidenza.

“Mi pare abbastanza evidente. Credo – ha detto il presidente del partito Matteo Orfini – che di fronte a una richiesta del genere si debbano valutare le carte, ma mi pare che sia inevitabile votare a favore dell’arresto”. Un garantismo un po’ zoppicante come sottolinea ancora Buemi. “Una decisione presa senza leggere le carte continua ad essere discutibile. I documenti arrivati dalla Procura di Trani – spiega – ancora non sono stati distribuiti ai componenti della Giunta, io quindi ancora non li ho letti. Io sono per l’abolizione della Giunta. A questo punto a cosa servono gli atti giudiziari se il voto diventa politico?

Già, prima ancora di valutare le accuse insomma il PD sembra aver già deciso e questo perché ‘pesano’ i precedenti politici, soprattutto quello di Francantonio Genovese. Pare che lo stesso Matteo Renzi, consultato nei giorni scorsi da alcuni senatori, abbia dato la ‘linea’ dicendo: “Siamo garantisti, non mandiamo a casa nessuno per un avviso di garanzia, ma qui parliamo di una richiesta d’arresto”. E la memoria va subito a un caso simile, quello appunto di Genovese che accusato di truffa e peculato si costituì in carcere a Messina qualche ora dopo che il 15 maggio, la Camera, con 371 sì, 39 no e 13 astenuti, aveva autorizzato il suo arresto in una votazione senza precedenti perché avvenuta a scrutinio palese. Il PD, che votò a favore con solo 6 dissidenti, finì schiacciato nella tenaglia di grillini e SEL accompagnati dalla destra di Fratelli d’Italia. E così anche questa volta il PD, già sotto pressione per lo scandalo senza fine di Roma Capitale che sta facendo vacillare la giunta capitolina e lambisce a tratti anche la Regione, non trova la forza di subire gli attacchi di grillini e SEL.

“La giunta per le Immunità del Senato – ha spiegato il presidente della giunta, Dario Stefano (Sel) – comincerà ad esaminare la richiesta di arresto per Antonio Azzollini martedì 16” e “proseguirà, probabilmente fino al 24 giugno, con due sedute a settimana”.

Dunque tempi rapidi anche se la preoccupazione di Renzi non è solo quella degli attacchi per la ‘moralità della politica’; in ballo c’è la tenuta stessa della maggioranza che da dopo le elezioni regionali non sembra così ‘stagna’ come la vorrebbe lui. L’NCD si è infatti espresso compattamente in difesa di Azzollini e dunque al momento del voto la maggioranza sembra destinata a spaccarsi, ma soprattutto sembra destinata a subire le incursioni di senatori che temono di perdere ogni giorno un po’ del loro peso politico assieme a quello dell’intero partito.

L’Ncd inoltre non sta passando un buon momento, attraversato da divisioni e frizioni interne con effetti che si ripercuotono visibilmente sulle votazioni a Palazzo Madama come si è visto sulla ‘riforma’ della scuola e sul reato di ‘omicidio stradale’.

Angelino Alfano, leader del NCD, avrebbe dato garanzie di tenuta nonostante la levata di scudi a difesa del suo senatore. Nell’ombra si intravede una trattativa perché in ballo ci sono i rinnovi delle Commissioni parlamentari e soprattutto il ‘rimpastino’ di governo dove sono in gioco posti da sottosegretario e almeno una poltrona da ministro. Forza Italia dovrebbe lasciare le presidenze di commissione perché il ‘Patto del Nazareno’ non c’è più, per il vorticoso ‘cambio di casacche’ che ha coinvolto alcuni senatori di Gal finiti all’opposizione, ma anche perché alcuni senatori dello stesso PD sono ormai stabilmente all’opposizione dentro il loro partito e possono creare problemi nelle Commissioni su temi molto cari a Renzi come la ‘riforma’ del Senato e quella dell’Istruzione.

Un gran pasticcio che potrebbe far fibrillare una maggioranza di governo che al Senato sta su con le mollette. La memoria corre al governo Prodi, naufragato nel 2008 quando l’Udeur dell’allora Guardasigilli Mastella, dopo l’ordinanza di arresti domiciliari per la moglie Sandra Lonardo per un’ inchiesta giudiziaria finita poi in una bolla di sapone, non ottenendo solidarietà dai DS, il principale alleato, votò contro la fiducia chiesta dal Presidente del Consiglio e la legislatura affondò aprendo la strada alle elezioni anticipate e al Berlusconi IV.

Intanto il deputato socialista Lello Di Gioia ha annunciato le dimissioni dal PSI. “In merito alle notizie apparse oggi su agenzie di stampa relative al crac della casa di cura Divina Provvidenza di Bisceglie – ha spiegato – e per le quali non ho ancora ricevuto, al momento, nessun avviso di garanzia né notifiche di reato dalla Procura di Trani, e presso la quale mi recherò comunque spontaneamente per chiarire la mia posizione e chiedere conto delle indagini che si presume mi riguardino, rendo noto quanto meno un primo atto politico. Per non coinvolgere il Partito socialista italiano, partito in cui ho militato da sempre e a cui sono legato da trent’anni di militanza e passione politica, rassegno immediatamente le mie dimissioni dal partito e da qualsiasi incarico in esso. Resterò un semplice deputato del Gruppo Misto alla Camera”.

Armando Marchio

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