venerdì, 9 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

PA, l’ora della verità sul blocco degli stipendi
Pubblicato il 23-06-2015


PA-stipendi bloccatiCosa deciderà la Corte sul blocco degli stipendi del pubblico impiego? È una sentenza che può valere 35 miliardi, una mazzata tremenda per qualunque governo. La sentenza è imminente.

Le domande su cui la Corte Costituzionale è stata chiamata a dare una risposta hanno un rilievo e potenziali ricadute ben al di là del quesito puro e semplice se sia costituzionale o meno bloccare gli stipendi degli statali per tagliare le spese dello Stato.

Tutto ha inizio nel 2010 quando il super-ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, decide di bloccare gli stipendi con lo scopo di “realizzare, con immediatezza, un contenimento della spesa pubblica”. In parole povere da quel momento si congelano tutti i contratti e negli stipendi dei tre milioni e passa di dipendenti pubblici non può entrare nemmeno un euro in più. Come Tremonti anche il successore nel governo di Enrico Letta proroga il blocco e con Renzi è lo stesso: il congelamento viene prorogato per tutto il 2015, fino alla fine dell’anno.

Secondo l’Avvocatura dello Stato, che per non farsi prendere in contropiede come avvenuto sulle pensioni ha già fatto conoscere pubblicamente il valore del blocco, fino a oggi lo Stato ha risparmiato 35 miliardi di euro, cioè è come se avesse aggiunto un tassa in più ai dipendenti dello Stato alleggerendogli la busta paga di decine, centinaia o migliaia di euro l’anno. Per il 2016 i conti indicano un esborso di 13 miliardi di euro, ma secondo i sindacati si tratta di “cifre gonfiate” fatte circolare a bella posta per fare “pressioni indebite sui giudici”.

La misura, così come quella del blocco dell’adeguamento delle pensioni al costo della vita fatta eccezione per quelle più basse fino a tre volte il minimo INPS, fa male, ma non a tutti nella stessa maniera. Un conto è infatti bloccare uno stipendio o una pensione da mille euro, un conto arginare assegni e compensi da cinquemila al mese. Dunque c’è un’evidente disparità di trattamento che non tiene conto del punto di partenza perché pare proprio che siano stati imposti pesanti sacrifici soltanto a una parte della popolazione.

Difatti nell’ordinanza 125/2014 con cui il giudice del lavoro di Ravenna, Roberto Riverso, ha accolto il ricorso di Graziella Cardini, cinquantottenne assistente giudiziaria presso il locale tribunale sono contenuti tutti i dubbi di legittimità costituzionale partendo dalla pietra angolare dell’obbligo di rispettare il principio di uguaglianza tra i cittadini e di ragionevolezza nelle misure, cioè che i “sacrifici siano eccezionali, transeunti, non arbitrari” e servano effettivamente a raggiungere lo scopo dichiarato.

Eppure questo, per quanto importante, è soltanto il primo punto che è stato chiamato in causa dal blocco. A cascata sono nate altre domande a cominciare da quella suscitata dalla recente modifica costituzionale (Art.81) che ha imposto allo Stato il pareggio di bilancio. Questo pareggio è un obbligo che fa premio sugli altri? Cioè è giusto per sistemare i conti pubblici sacrificare i diritti individuali garantiti dall’articolo 2 e dall’articolo 3? E cosa accade dunque alla tutela del lavoro e del diritto alla retribuzione (articoli 35 e 36) come a quello del già citato principio di eguaglianza (3)? Ma in causa sono stati chiamati anche altri articoli come quello che prescrive i doveri di solidarietà economica e sociale (articolo 2) e perfino quello della libertà sindacale.

Ancora una volta, come col blocco dell’adeguamento delle pensioni, la sentenza sul blocco degli stipendi degli statali finisce per riguardare tanto chi ha smesso di lavorare quanto chi lavora ancora, ma per Pantalone.

Quello che più inquieta, come per le imposte una tantum sulla benzina, è che queste misure dettate dall’emergenza, divengono permanenti e per di più hanno un peso inversamente proporzionale alla capacità contributiva dei cittadini, il contrario esatto di quello che costituisce (Art.53) uno dei pilastri fondamentali del contratto sociale sancito dalla nostra Carta fondativa.

Ma il magistrato di Ravenna fa anche notare l’assoluta illogicità e incongruenza della misura perché “i diplomatici sono esentati dal blocco mentre il semplice impiegato vede lo stipendio bloccato”, al Viminale “i prefetti non hanno il blocco stipendiale e i semplici dipendenti sì”, ai magistrati “è stato rimosso il blocco contributivo, mentre permane” per gli altri lavoratori del comparto Giustizia.

La parentesi che riguarda poi gli aspetti della protezione dei diritti del lavoratore non è meno importante perché, come fa notare l’avvocato del sindacato Confsal-Unsa, Pasquale Lattari, “in questi anni di blocco contrattuale, i lavoratori non solo non hanno avuto aumenti di stipendio, ma hanno perso circa l’8% del loro potere d’acquisto” e così, aggiunge il magistrato Ricorso, a fronte di questa perdita netta “è aumentato il carico e il ritmo stesso del lavoro” a causa del blocco del turn-over negli uffici pubblici mentre la maggiore esperienza professionale del lavoratore va a “beneficio” solo del “datore di lavoro pubblico” negando “il rispetto del principio costituzionale della proporzionalità tra il lavoro svolto e la sua remunerazione”.

E l’Art.81, quello aggiunto tre anni fa per garantire ai partner europei il rispetto dei limiti di Maastricht? Possibile che “l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio “ debba essere assicurato solo tagliando stipendi e pensioni? Beh, per esempio, si potrebbe combattere con più decisione l’evasione fiscale o la criminalità economica, come suggeriscono pure dalle Commissioni bilancio di Camera e Senato, ma questa è una strada faticosa e lunga mentre, come spiegò la ministra Elsa Foriero per giustificare l’odioso prelievo sulle pensioni, allo Stato i soldi servono subito, cash, e gli stipendi dei dipendenti pubblici come le pensioni o la casa, sono una specie di bancomat sotto qualunque Governo. Facile l’accesso e risultato garantito. Ma, aggiungiamo, anche odioso e controproducente per la qualità del rapporto tra cittadino e Stato, uno straordinario vantaggio per i partiti ‘antisistema’, dalla Lega al M5s.

Armando Marchio

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Sicuramente la Corte Costituzionale saprà argomentare la sua decisione qualunque essa sia. Ma oggi la domanda che ognuno di noi si deve porre e la seguente: Perchè il cittadino è costretto a ricorrere al giudizio della Suprema Corte per avere risposte certe sui diritti fondamentali dell’individuo garantiti dalla Costituzione?
    Questo non è il primo caso e tanti altri potemmo citarne, fatto stà che il Parlamento nell’esercitare la sua funzione legislativa ormai non tiene più nella giusta considerazione i principi fondamentali della Carta, sono gli articoli dall’uno all’undici che ogni italiano dovrebbe conoscere e recitare come i cattolici recitano il rosario. Ma passi per il “cittadino comune” ma non può passare per il Parlamentare perchè egli ha il dovere di tutelare i diritti fondamentali che la Carta assegna ad ogni cittadino dello Stato.
    Ora per tornare all’oggetto dell’articolo trovo scandaloso che mentre in tutti i paesi dell’Europa, tranne Grecia e Italia, trova applicazione la Raccomandazione 92/441 con cui la Comunità Economica Europea sollecitava “l’introduzione in tutti gli Stati membri”, del “reddito minimo garantito” e “reddito di cittadinanza“. Noi no per avere la certezza del riconoscimento del diritto dobbiamo ricorrere alla Suprema Corte.
    Ma quando ci ricordiamo che ad essere tutelati devono essere i più deboli? O forse anche noi dobbiamo ritenere che un altro sacrificio e sopportabile purchè a farlo siano in tanti?
    Basta con questa sciocca ipocrisia, io sinceramente penso sia ritornato il momento di occuparci del lavoro e dei lavoratori ritorniamo ad occuparci un po’ di più delle persone.

Lascia un commento