giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

PAURA GRECA
Pubblicato il 29-06-2015


Grecia-debito-BCE

Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker ha invitato il popolo greco a votare ‘sì’ alle ultime proposte dei creditori internazionali, suggerendo di abbandonare l’uomo politico al suo destino che venerdì sera ha indetto – per domenica prossima 5 luglio – un referendum sul piano proposto dalla Troika (Ue, Bce, Fmi) all’Eurogruppo dello scorso 25 giugno. Nel frattempo si delineano sempre più i contorni delle due anime che stanno animando l’Unione europea: da un lato le colombe, e dall’altro i cosiddetti falchi del rigore che – secondo indiscrezioni – stanno impegnandosi per far cadere il governo di Syriza. Per il leader del partito greco le trattative si potranno riprendere in base alla volontà del popolo greco, dunque dopo il referendum.

L’APPELLO DI JUNCKER – Sempre oggi, in una conferenza stampa ad hoc il numero uno della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker ha invitato il popolo greco a votare ‘sì’ all’ultima proposta dei creditori internazionali di aiuti finanziari alla Grecia che – a suo dire – non prevede tagli ai salari o alle pensioni attuali. «Suggerirei al governo di dire la verità, invece di semplificare tutto in un messaggio negativo» ha spiegato Juncker, minacciando il ‘no’ come rifiuto dell’Europa stessa da parte della popolazione greca.

BANCHE GRECHE CHIUSE – Nel frattempo è arrivata la notizia che tutti temevano, ossia la decisione – ieri pomeriggio – della Bce di congelare la liquidità di emergenza (Ela) agli istituti di credito ellenici al livello fissato venerdì scorso, ossia 89 miliardi di euro. Un limite che – a fronte della crescente corsa agli sportelli – oggi non ha consentito di rifornire i bancomat di contante. Da qui la decisione del governo di Atene di chiudere – con un decreto – le banche «a breve termine», ovvero fino a lunedì 6 luglio, il giorno successivo il referendum. Gli sportelli automatici riapriranno a mezzogiorno di lunedì con un limite di ritiro di 60 euro, tranne che per i turisti o per chi è in possesso di carte di credito emesse da istituti non greci. Dal limite di 60 euro per il popolo ellenico sarà escluso il ritiro delle pensioni. Bloccate le contrattazioni di Borsa almeno fino a martedì 7 luglio.

Debito Grecia-grafico

IL DEBITO GRECO – Nell’ultimo triennio quasi tutto il debito greco – che ammonta a 315 miliardi di euro – è stato spostato dalle banche europee alla Banca centrale europea; nel frattempo il debito complessivo del Paese ellenico è quasi raddoppiato. Come ha evidenziato Papa Francesco nella sua enciclica ‘Laudato sì’ l’effetto finale della crisi finanziaria ed economica del 2008 si è concretizzato nell’indebitamento graduale degli Stati europei che si sono sostituiti come creditori alle banche, che nel frattempo si sono salvate con i soldi della classe media e dei ceti meno abbienti. Com’è noto i principali creditori del Paese ellenico sono gli istituti di credito francesi e tedeschi i quali – pagando un piccolo pegno (haircut, ndr) nella ristrutturazione volontaria effettuata dopo il secondo piano di salvataggio (varato nel luglio 2011) – hanno scambiato i titoli che avevano in portafoglio – emessi dalla Grecia – con i nuovi emessi dall’Esm, (il Fondo salva Stati, ndr). La politica di rigore, fortemente voluta dalla Cancelliera Angela Merkel – è servita soprattutto a salvare i crediti delle banche tedesche, affondando l’economia greca. Ora infatti, messe al sicuro e in salvo le banche, a trattare con il Paese ellenico – a pretendere quindi il rimborso dei prestiti e il pagamento dei relativi interessi – sono gli Stati europei. Questi stessi interessi saranno poi versati ai creditori finali che sono gli stessi istituti di credito iniziali, perché i soldi sono i loro. I governi europei sono dunque ridotti a intermediari, sui cittadini resta l’onere di pagare i debiti. E le banche si vedono consolidati i loro bilanci.

Redazione Avanti!

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