sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pd alla Camera senza Speranza. Tocca a Rosato
Pubblicato il 16-06-2015


Ettore Rosato capogruppo PD Camera

Ettore Rosato capogruppo PD Camera

Su “La Stampa” di oggi appare un colloquio con il presidente del consiglio Matteo Renzi che distingue tra “Renzi 1” e “Renzi 2” e che per vincere bisogna “tornare al Renzi 1”. E poi si legge ancora che le primarie non vanno più bene perché “non ho scelto io i candidati: fosse per me la stagione delle primarie sarebbe finita”. Insomma le primarie sono state un mezzo affascinante finché utili per aprire al capo la strada di Palazzo Chigi portandolo, per sua indubbia capacità di utilizzarle al meglio, prima alla segreteria del partito e poi alla guida del Governo. Ora sono un danno perché i candidati non li ha scelti lui. A questo punto però nasce un problema di democrazia grosso come una casa. Se le primarie non servono o sono uno strumento sbagliato, con l’Italicum che nomina e non elegge e con i partiti sempre più verticistici senza più strutture adeguate dove confrontarsi in modo democratico, chi sceglie i candidati da mandare in Parlamento? Una volta si diceva nelle stanze dei partiti. Senza primarie si potrebbe addirittura dire nella sola stanza del segretario del partito.

Renzi ha detto che si vince occupando il centro. Ma dai risultati sembra che il Pd questa capacità non l’abbia. Al centro non ha sfondato e allo stesso tempo ha perso pesantemente a sinistra. La sinistra Pd infatti, anestetizzata dalle continue legnate del premier, non ha fatto da argine all’uscita dei voti ma al contrario si è aperta la strada al Movimento 5 Stelle e alla Lega. Il primo ha dimostrato di essere in grado di attirare i voti di destra e di saper sfruttare al meglio quest’arma al ballottaggio (vedi il 5 su 5 alle comunali). La seconda mira a diventare l’azionista di maggioranza di centro destra gettando nel panico i centristi che si sentono sempre meno centrali con Alfano che dovrà cercare di calmare le acque nel partito, a cominciare dalla riunione del gruppo previsto per questa sera.

Oggi è anche il giorno dell’assemblea dei deputati del Pd per la nomina del capogruppo dopo le dimissioni di Roberto Speranza. “È il momento più difficile e più affascinante dell’intera legislatura. Questa legislatura, che finirà nel 2018, fa venire i brividi”. Ha detto Renzi ai suoi deputati. Renzi ha candidato l’attuale vicepresidente vicario, Ettore Rosato, definendolo il “candidato naturale in una logica di continuità”. “E’ una proposta di cui mi assumo la responsabilità e se ci sono proposte alternative fate pure”, ha aggiunto. “Di fronte a noi – ha detto Renzi – ci sono molte sfide, dalle riforme ai diritti civili. Ci vuole quindi una leadership autorevole del gruppo. In questi due anni – ha aggiunto – il lavoro svolto da Rosato lo rende il candidato naturale. Ettore ha caratteristiche di tenacia, determinazione necessarie per guidare il Gruppo più numeroso della storia della Repubblica e che dovrà gestire riforme ambiziose”. Il voto in serata.

Non è un problema di nomi, ha detto il deputato Pd Alfredo D’Attorre, “il problema non è la figura di Rosato. Per quanto mi riguarda non ho nessuna preclusione verso di lui. Il problema è l’assenza di qualsiasi discussione su delle ragioni, come la fiducia sull’Italicum, che hanno prodotto profonde divisioni nel gruppo”. E Fassina in riferimento alla parole di Renzi che ha affermato di non volere più occuparsi delle posizioni della minoranza Dem, aggiunge che “la scissione l’hanno fatta già gli elettori, che in numero molto consistente, prima in Emilia Romagna poi nelle altre regioni, non hanno partecipato al voto, non hanno votato Pd. Dopodiché, è evidente che dovremo fare un bilancio, perché così non va”.

Renzi dice che si vince con i voti dei moderati, quindi tutto il resto non gli interessa. Ma, come ha detto Cuperlo, “ci si può illudere che i moderati non sceglieranno mai Salvini”, ma se così non fosse forse è meglio cercare di allargare il campo del centrosinistra. Magari cominciando proprio dalla legge elettorale. Insomma nel Pd la battaglia sembra appena cominciata.

Ginevra Matiz

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