lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Per capire la lottizzazione leggete RAI 643111
Pubblicato il 26-06-2015


AlbertoLaVolpe-RAI643111Pacato, simpatico, sorridente, deciso. Alberto La Volpe, 82 anni, una lunga vita di giornalista sulle spalle, socialista convinto, dal 1987 al 1993 direttore del Tg2, guarda il pubblico e dice: “I giornali non si fanno senza le redazioni. Quella del Tg2 era multicolore e burrascosa, ma sapeva splendidamente rispondere ad ogni prova. La qualità dei giornalisti era alta”. Si leva un applauso.

Già l’esordio è strano, controcorrente. Parla di redazioni e di giornalisti in un mondo nel quale gli editori e i direttori, grazie anche alla crisi dell’informazione, sarebbero ben lieti di confezionare giornali senza giornalisti, il paradosso è audace, ma calzante. La parola d’ordine al vertice delle testate è risparmiare ulteriormente ed evitare di discutere con quei giornalisti ancora legati all’amore per il proprio lavoro svolto in piena autonomia e libertà. La valanga di giornalisti disoccupati, precari, con contratti a termine, sottopagati aumenta i poteri di ricatto di editori e direttori.

Mentre parla, La Volpe dà un’occhiata alla copertina rossa del suo nuovo libro posto sul tavolo al quale è seduto. Il titolo è sibillino: “Rai 643111. Il taccuino di un giornalista lottizzato”. L’autore svela: “Non è un numero di un centralino telefonico, ma una cifra irriverente usata da Bettino Craxi per capire la lottizzazione”. In sintesi: ai vertici della Rai nella Prima Repubblica 6 persone erano della Dc, 4 del Pci, 3 del Psi e uno, rispettivamente, di socialdemocratici, repubblicani e liberali. C’era poi la “zebratura”, un termine mutuato dal cavallino africano a strisce bianco-nere: nel Tg1 democristiano, nel Tg2 socialista, nel Tg3 comunista lavoravano “ad incastro” giornalisti di altre ispirazioni politiche.

Un disastro? Un danno? Un bene? I pareri sono diversi. Alla presentazione di “Rai 643111” partecipano Luigi Gubitosi, direttore generale della Rai, il professor Mario Morcellini e Paolo Franchi, commentatore politico del “Corriere della Sera”. La sala delle conferenze della libreria Feltrinelli nella galleria Alberto Sordi a Roma è

piena di un pubblico appassionato e attento.

Franchi ricorda quando finì nella metà degli anni Settanta il monopolio democristiano sulla Rai con la nascita del Tg2: “Fu un fatto incredibile. C’era il congresso Dc che discuteva del compromesso storico con il Pci. Il Tg2 dava tutte le notizie comprese le quasi risse e il Tg1 alla fine abbandonò le prudenze e partì la concorrenza. Io lavoravo a ‘Rinascita’, il settimanale teorico del Pci. Tutti fummo sorpresi e io, in quasi assoluta minoranza, giudicai un vantaggio e non un danno per la Dc mettere in chiaro i suoi fortissimi contrasti interni. Mostrò di essere un partito democratico”.

Il pomo della discordia è la lottizzazione. Gubitosi, arrivato in Rai con il governo tecnico di Mario Monti, picchia duro contro la lottizzazione: “E’ un male da eliminare. I giornalisti rispondono non all’azienda, ma a un partito. Servono giornalisti bravi e preparati in grado di affrontare la concorrenza del mercato televisivo”. Ettore Bernabei per oltre 10 anni direttore generale potentissimo del “latifondo” democristiano Rai di rito fanfaniano si alza dalla platea, prende il microfono e va a parlare dal tavolo degli oratori: “I partiti mettevano in Rai gli uomini migliori, era nel loro interesse. E ha funzionato. La Rai oggi come nella Prima Repubblica regge bene alla sfida del mercato”.

Informazione, spettacoli, film, ballerine: fu una miscela vincente. Le gambe delle gemelle Kessler, gli sceneggiati tv, le inchieste giornalistiche fecero la fortuna del servizio pubblico. Ancora oggi, nonostante tutto, la Rai “tiene botta”: mantiene circa il 40% degli ascolti televisivi. Il servizio pubblico radiotelevisivo, ora allargatosi al web e ai canali digitali tematici, riesce a rispondere, pur con tutti i suoi difetti, alla concorrenza di Mediaset, di Sky e di La7. L’azienda radiotelevisiva pubblica continua a vincere la sfida del telecomando con i concorrenti privati.

La Politica con la P maiuscola dirigeva i partiti e produceva progetti e riforme di alto livello della società. “Da oggi ciascuno è più libero” titolò l’“Avanti!” alla nascita del primo governo di centrosinistra con Aldo Moro presidente del Consiglio e Pietro Nenni vicepresidente.

Nella Prima Repubblica i partiti storici di grande radicamento popolare, grazie anche alla Rai, riuscirono nell’impresa di sviluppare e democratizzare l’Italia sul fronte economico e culturale. Nella Seconda Repubblica con i partiti leaderistici, in qualche caso padronali, molte cose sono cambiate. C’è stato un degrado, che però vale per tutta la società italiana e non solo per la Rai.

Alle volte più che i partiti o i poteri forti rischiano di contare di più le lobby e le cordate. Basta vedere cosa succede nelle tv private e nei giornali, anche quelli più prestigiosi, della carta stampata. La libertà d’informazione è sempre più in pericolo. I quotidiani in 8 anni hanno perso oltre la metà delle copie vendute. Picchia duro la Grande Recessione, ma anche l’abbassamento della qualità dell’informazione, con giornali sempre più uguali ed omologati. Il braccio di ferro tra i vari proprietari del ‘Corriere della Sera’ per cambiare direttore è durato mesi. I tanti diversi azionisti del Corsera hanno importanti interessi da difendere nei più diversi settori manifatturieri e finanziari italiani. Chi tocca i giornali rischia. La Volpe ricorda “i vergognosi attacchi subiti da ‘Repubblica’ e dal ‘Messaggero’ per i servizi giornalistici che facemmo sugli interessi dei loro editori”. Rivendica: “Sono orgoglioso di essere del partito Rai. Abbiamo sempre lavorato con grande autonomia e libertà. Alle volte abbiamo dato un po’ troppo Craxi, ma non so se poi gli ha giovato”. Conclude con una battuta: “Leggete il libro. Chiamate il 643111. Vi divertirete!”.

Tommaso Del Grillo

Rai 643111
IL TACCUINO DI UN GIORNALISTA LOTTIZZATO
EIR – Euro 16,90

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