venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Per Fassina ‘la sinistra non è morta’
Pubblicato il 26-06-2015


Una serie di piccole scissioni e la prova del fuoco ci sarà sabato 4 luglio, festa dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America dall’Inghilterra. Stefano Fassina, dopo aver lasciato il Pd, sta preparando l’assemblea al teatro Palladium di Roma con Pippo Civati, Sergio Cofferati e Luca Pastorino, tre uomini chiave usciti nei mesi scorsi dal partito di Matteo Renzi. Il teatro Palladium non è una scelta casuale, è alla Garbatella, un quartiere dell’antica periferia di Roma nel quale Fassina è di casa.

È una scelta simbolica: ha divorziato da Renzi proprio lo scorso martedì nel circolo Pd di Capannelle, un’altra periferia della capitale: «Lì ci sono le mie radici, le persone che dobbiamo rappresentare, a cui devo dare delle risposte». Fassina, 49 anni, economista, deputato, vice ministro nel governo di Enrico Letta, vuole costruire «una sinistra unitaria di governo alternativa», prima dialogando con chi ha detto addio nei mesi scorsi al Pd e poi allargando il confronto: «Con Sel intesseremo discorsi».

L’occasione dello “strappo” con Matteo Renzi, effettuato in tandem con la deputata Monica Gregori, è stata la scuola. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd, ha obiettato Fassina, ha chiuso la porta «alle nostre quattro proposte di profonde correzioni» e ha chiesto e ottenuto il voto di fiducia al Senato sulla riforma per realizzare “la Buona scuola”.

La critica di Fassina alle riforme strutturali del governo Renzi è fortissima. Quelle sul lavoro e scuola, ha accusato qualche tempo fa, sono mutuate «dalla proposta della destra», mentre la nuova legge elettorale battezzata Italicum e la revisione costituzionale poggiano su «un disegno plebiscitario». Dà qualche elemento su come immagina la sua sinistra alternativa di governo. Punta a rappresentare i lavoratori, i ceti deboli, popolari, le piccole e medie imprese «che non si sentono più rappresentati», così in gran parte nelle elezioni «si rifugiano nell’astensione».

Respinge le accuse di conservatorismo: «Noi vogliamo un cambiamento progressivo, non regressivo». Ha in mente un progetto di sinistra «basata sui territori» quasi opposto a quello del giovane “rottamatore” fiorentino. L’obiettivo è creare «una sinistra non subalterna», vicina ai lavoratori e critica «con Marchionne e la finanza internazionale». Critiche piovono anche sui partiti socialisti-laburisti europei messi alle corde da nuove formazioni come Podemos in Spagna e Syriza in Grecia: «La sinistra socialista europea è sempre più in crisi e inadeguata». Ribatte agli scettici: «La sinistra non è finita». Comunque nessuna “guerra” con il Pd, non passerà all’opposizione. D’ora in poi in Parlamento voterà sui provvedimenti «caso per caso».

Pippo Civati allarga le braccia a un accordo: «Ora potremo lavorare insieme». Si rivolge anche agli esponenti delle minoranze del Pd, che pur criticando Renzi, non rompono con la “Ditta”, come chiama il Pd con una metafora Pier Luigi Bersani. L’ex segretario democratico però ha avvertito: «Oggi il Pd è un po’ più povero, spero non si facciano spallucce».

Nei giorni scorsi Renzi ha respinto le accuse di essere di destra, ribadendo: «Io sono di sinistra» ed ha criticato “i frenatori”, l’Italia ha bisogno delle «riforme strutturali per ripartire». Lorenzo Guerini, braccio destro del presidente del Consiglio, ha commentato con rammarico l’addio di Fassina: «Credo che la scelta sia sbagliata anche se la giudico con rispetto, perché tutte le voci possono farsi sentire in un grande partito riformista». Il vice segretario del Pd si è detto scettico sulle prospettive dell’uscita: «Altre avventure mi sembrano velleitarie» e «mi auguro che Fassina non sia seguito da altri».

Fassina, Civati, Cofferati, probabilmente Nichi Vendola (Sel), c’è chi fa i conti sui possibili voti: il 5%, il 10%, il 15%? Si vedrà, ancora i tempi sono prematuri per ipotizzare un possibile consenso elettorale. Fassina dovrà fare i conti anche con il M5S: Beppe Grillo ha più volte attaccato «la peste rossa» del Pd ed è riuscito ad intercettare molti voti degli elettori di sinistra su battaglie populiste come quelle contro l’euro, gli immigrati e per il reddito di cittadinanza. La grave crisi economica e la corruzione pubblica hanno rafforzato le lotte antisistema dei cinquestelle che stanno recuperando consensi nei sondaggi mentre il Pd scende.

Rodolfo Ruocco
(www.rainews.it)

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