giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Perché in Liguria tutte
le colpe non sono di Paita
Pubblicato il 05-06-2015


Molti commentatori improvvisati si stanno sperticando nel trovare le ragioni che ci hanno portato in Liguria, come sinistra, al disastro di queste elezioni. E tanti, come da vizio italico si sono affannati a colpire il giorno dopo il perdente come che fosse responsabile di quelle porcherie architettoniche come le lavatrici di Pra, il Biscione o lo svuotamento del Monte Fascie, per stare a Genova, o per venire a Spezia la centrale Enel. Meno male che ha 40 anni se no la accusavano anche di aver fatto venire la Shell a Fontevivo. Non credono i novelli maramaldo di aver esagerato e di continuare ad esagerare?
“Certo, e lo sa anche la Paita: una accentuata discontinuità rispetto alla gestione Burlando avrebbe aiutato, certo dire che la sanità in liguria è oscena, che i nostri corregionali sono costretti ad andare in Toscana o in altre regioni a causa di una palese assenza di gestione da parte dell’assessorato che guarda caso – afferma Andreini – era gestito da uno dei suoi più acerrimi rivali forse avrebbe dato un aspetto più riformatore alla sua campagna. Così come un ruolo più chiaro, più leale di tutto il Pd forse gli avrebbe giovato. Da membro dell’Utar e cioè la commissione che gestiva le primarie non posso dimenticare gli endorsement del segretario regionale Pd per Cofferrati il giorno prima delle primarie, come mi è impossibile dimenticare le cose dette dal segretario del Pd comunale spezzino sui cinesi alla Pinetina. Da quelle dichiarazioni sembrava che la Paita avesse fatto arrivare tramite l’intervento di suo marito al porto di Genova navi piene di cinesi. Queste cose si pagano al momento del voto, aver raccontato palle sugli accordi con la destra ha portato al grande risultato che la lista Pastorino raccoglie, con una larga astensione le solite cifre della sinistra antagonista e ha costretto la Paita per dimostrare che non si era alleata con i fascisti di rivendicare la sua storia alle feste dell unità sbarrandogli quindi la possibilità di poter conquistare quote di elettori della destra. Questo è il succo e non è solo dato dalla somma algebrica del disastro fra Pd e lista Pastorino, ma da l’aver messo in campo una operazione scientifica che avrebbe dovuto far saltare oltre che la Paita il governo. Leggo allo stesso modo la vicenda impresentabili perché il mio compagno di partito onorevole Marco Di Lello della commissione antimafia nulla sapeva del venerdì storico della conferenza della Bindi.

Ma a mio parere altre cose hanno pesato sul voto ad esempio e Toti ci ha sguazzato prima del voto l’assegnazione dei lavori dell appalto del nuovo Felettino. Dieci giorni prima del voto.
Ora la Pessina è una grande azienda di costruzioni, ma che c’entra l’Ati con una cooperativa come Coopservice che fa tutt’altre cose che lavora si negli ospedali ma nel settore della pulizia e nel lavaggio degli strumenti che è talmente interessata ai problemi del territorio che non sta esitando a cacciare come l’ultimo dei padroni della ferriera i lavoratori della logistica da Spezia chiudendo un magazzino a Santo Stefano di 10.000 metri quadri e aprendone uno in pompa magna a Reggio? Non mi interessa entrare nella scelte di questa multinazionale del service ma trovo intollerabile che si sia distrutto un consorzio strorico come Logos che aveva dato da lavorare a molti lavoratori socialmente utili per favorire il profitto di una azienda che dovrebbe invece avere al centro della propria attività non gli utili ma la solidarietà.

Marco Andreini

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Commenti all'articolo
  1. Caro Compagno Andreini, francamente ho fatto fatica a comprendere il significato politico del tuo racconto. Che ci fosse casino e scontro dentro il PD è noto a tutti. Pensare, come fa lo stesso Renzi, che chi ha votato Pastorino “doveva votare Paita” è semplicemente una astrusità, perchè molti di quei voti sarebbero andati ai Grillini oppure all’astensione. Ciò vale anche per il riferimento a Di Lello, come se non sapesse che l’elenco degli “impresentabili” veniva pubblicato il Venerdì per alcune verifiche delegate alla Presidente Bindi. Ricordati che il martedì all’uscita dei primi nominativi Renzi aveva sottolineato che non c’era nessuno del PD e quello in Puglia collegato con Emiliano era stato “invitato a ritirarsi”. La novità non accettata da Renzi è stato il nominativo di De Luca, che a me sembra doveroso e obiettivo, mentre vedo tanti “Socialisti”
    senza motivi plausibili sostenere la versione interessata di Renzi. Evidentemente c’è da recuperare la bussola politica.

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