lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

PSE, riconfermato Stanishev
in un clima di immobilismo
Pubblicato il 14-06-2015


Stanishev_pesIl bulgaro Serghei Stanishev, dopo il ritiro della candidatura dello spagnolo Enrique Baron Crespo, è stato rieletto dal 10° Congresso svoltosi a Budapest alla carica di presidente del Pse. Confermati il Segretario Generale, il tedesco Achim Post e i Vice Presidenti:il francese Jean Christophe Cambadélis, la slovacca Katarina Nevedalova,la britannica Jan Royall a cui si è aggiunta la svedese Carin Jamtin. Il congresso Pes Women ha rieletto la presidente uscente l’ungherese Zita Gurmai. Il Congresso ha anche ratificato definitivamente l’ingresso del Pd nel Pse come ‘full member’. Nel Pse entrano anche i curdi dell’Hdp, reduci dalla vittoria elettorale in Turchia che ha permesso loro l’ingresso in Parlamento superando lo sbarramento del 10%.
Nel board del Pse sono stati eletti quattro italiani: Luca Cefisi (Psi), Enzo Amendola (Pd), Gianni Pittella (Presidente degli eurodeputati socialisti e democratici), Catiuscia Marini (Presidente del Comitato delle Regioni).
Molti applausi per lo spagnolo Pedro Sanchez e il portoghese Antonio Costa, che in autunno affronteranno la campagna elettorale per conquistare il Governo a Madrid e Lisbona.
Il segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini in riferimento al documento presentato dal Psi ha così commentato l’esito dei lavori congressuali: “Migrazioni ed emigrazione non sono equivalenti. Nel documento presentato al congresso del Pse ne abbiamo fatto il tema centrale. Qualcosa è stato accolto, ma i sentimenti non sempre collimano”.

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Prima che sia troppo tardi
di Emanuele Pecheux

“I sentimenti non sempre collimano”. Così il segretario del Psi Riccardo Nencini ha concluso il suo articolato commento al termine del congresso del Pse conclusosi a Budapest.

Un autorevole componente della delegazione del Psi, alla vigilia dell’inizio dei lavori congressuali in un sms ha scritto: “Sono a Budapest per il congresso. Non cambierà nulla. E invece ci sarebbe un gran bisogno di cambiamento”.

Sono entrambe le sintesi perfette dello svolgimento e dell’epilogo del 10° congresso del Pse celebratosi nella capitale magiara. La diffusione in diretta web dell’audiovideo dei lavori congressuali ha fornito l’immagine di una kermesse surreale, autoreferenziale, disertata dalla maggior parte dei leader dei partiti socialisti europei, zeppa di interventi in cui al di la di buoni proponimenti è emersa una preoccupante assenza di un disegno politico che consenta alla famiglia dei socialisti europei di uscire da una preoccupante afasia, diretta conseguenza della sconfitta di Martin Schulz alle elezioni europee e al conseguente compromesso al ribasso siglato con il Ppe.

L’ingenua regia magiara ci ha mostrato la deprimente scena del voto a sala semivuota della risoluzione finale, segno della disaffezione dei delegati che evidentemente al solito insipido sermone zeppo di annunci poi smentiti dai fatti che Schulz e i confermati vertici del Pse vanno ripetendo da anni, hanno preferito un giro turistico della splendida capitale danubiana.

L’impressione è che i vertici del Pse si siano preoccupati unicamente di rintuzzare la, per loro destabilizzante, candidatura alla presidenza dello spagnolo Enrique Baron Crespo (sostenuto anche dal Psi), espressione del crescente disagio dei socialisti mediterranei e della necessità di un vero cambio di marcia del partito, e abbiano adottato un ingiustificabile understatement rispetto alle gravi emergenze che assediano il Vecchio Continente a cominciare dall’urgenza migranti.

Basti dire che nelle ore in cui si celebrava il congresso il governo socialista francese ha chiuso la frontiera di Ventimiglia respingendo i migranti, senza che dal congresso si levasse una voce di dissenso.

Il tema migranti, come suggerito dal Psi con un articolato documento a firma Nencini -Cefisi è stato appena sfiorato, segno dell’ormai inaccettabile appiattimento di un’oligarchia nord e centro europea che gestisce il Pse rendendolo, se non prono, sin troppo sensibile ai desiderata e agli egoismi dei paesi che rappresentano, preoccupante sensore che, sul tema, la crisi dell’UE ha investito anche la comunità socialista che, al di la dell’unanimismo proclamato dal rieletto presidente Serghei Stanishev è apparsa in grave ritardo.

Specularmente all’UE anche il Pse deve cambiare. E lo deve fare “before it’s too late”, prima che sia troppo tardi. Codesto appare il vero e unico lascito del 10° congresso.

E’ auspicabile che la dirigenza, confermata in blocco dai pochi delegati superstiti, ne prenda rapidamente atto e inizi un lavoro volto a cambiare, non tanto il nome del partito come suggerito con la solita dose di superficialità dall’eurodeputato italiano Sassoli, quanto gli statuti e i regolamenti interni (a cominciare dal ruolo degli attivisti del Pse, oggi considerati alla stregua di pura manovalanza), allo scopo di rendere il Pse un vero partito mediante l’allargamento della partecipazione democratica all’elaborazione della proposta politica, di tutti i socialisti e democratici del Continente.

Emanuele Pecheux

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