martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Psoe-Podemos, una strada
contro le ingiustizie
Pubblicato il 01-06-2015


Povertà-Italia-ISTATIl dibattito sulla disuguaglianza era esploso già l’anno scorso, a seguito della pubblicazione del libro “Il capitale nel XXI secolo” dell’economista Thomas Piketty, per il quale il rendimento del capitale, maggiore nella crescita economica in assenza di interventi statali, è il motore della disuguaglianza nell’economia moderna.

Secondo una ricerca sulle disuguaglianze della Fondazione David Hume, dopo lo scoppio della crisi finanziaria globale si è ulteriormente sviluppato il fenomeno della concentrazione della ricchezza e del crescente impoverimento di gran parte delle società nelle economie più sviluppate. La disuguaglianza all’interno dei singoli Paesi mostra in verità un significativo incremento, già a partire dall’inizio degli anni ’90 del Novecento, anche in conseguenza del boom di Cina e India, Paesi nei quali si è formata una élite di super ricchi.
L’Italia vive profondamente tale contraddizione, basti pensare solo alla disoccupazione, con un numero complessivo di senza-lavoro pari a quasi 9 milioni di cui 3,2 di occupati irregolari, 2,9 milioni che non cercano attivamente lavoro e 2,8 milioni di disoccupati in cerca di un impiego. Il rapporto Hume raffronta il loro peso percentuale, 28,8%, con quello degli altri Paesi Ocse, arrivando alla conclusione che è il quinto più alto dopo quelli di Grecia, Croazia, Spagna e Bulgaria. La media Ocse si ferma al 17,2%, quella dell’Unione europea è al 20,2.
Le analisi sociologiche ed economiche definiscono i componenti dell’area dei senza-lavoro come “Terza società”, costituita in maggioranza da giovani e donne, oltre che da lavoratori ultracinquantenni e immigrati, “esclusi” che non lavorano o senza tutele previdenziali, più della metà nel nostro Mezzogiorno.
Come correggere le diseguaglianze? C’è bisogno di attivare il ciclo economico tradizionale basato su liquidità, investimenti, aumenti salariali, incremento della domanda, nuova produzione e, quindi, più occupazione. Nel Sud, considerata l’austerity imposta dall’Europa sul piano delle risorse pubbliche disponibili, si dovrebbe puntare all’utilizzazione dei fondi comunitari non spesi a causa dell’incapacità burocratica delle Regioni, ipotizzando un coordinamento nazionale per grandi progetti in infrastrutture materiali e immateriali.
Le politiche attive del lavoro poi, dovrebbero prevedere il reddito minimo di cittadinanza, come esiste in quasi tutti i Paesi dell’eurozona, per i senza-lavoro collegato a formazione e riqualificazione professionale, attività socialmente utili, inserimento occupazionale, nel quadro di un welfare state inclusivo verso il basso e selettivo verso l’alto, escludendo le fasce di reddito alte dai servizi universali (sanità, scuola e previdenza pubbliche), anche con una rigorosa politica di lotta all’evasione fiscale.
Una nuova democrazia sociale rivolta verso la “Terza società”, che può essere costruita in un nuovo rapporto tra la tradizione dei socialismi europei e i nuovi movimenti sociali a sinistra, così come sta avvenendo in Spagna con i prodromi dell’alleanza tra Psoe e Podemos.
Maurizio Ballistreri

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