mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

QUOTA CENTOMILA
Pubblicato il 09-06-2015


Immigrati-sbarchi-accoglienza

Immigrati a quota centomila. Tanti sono (103.000 per l’esattezza) quelli che nel 2015 hanno attraversato il Mediterraneo per tentare di raggiungere l’Europa. Lo ha riferito l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) con sede a Ginevra che ha parlato di “drammatico aumento” degli arrivi.  L’Unhcr ha spiegato che in base agli ultimi dati 54.000 migranti sono arrivati in Italia, 48.000 in Grecia, 920 in Spagna, e 91 a Malta, con quasi 1800 che sono invece morti tentando la traversata. Numeri impressionanti che danno l’idea dell’immane tragedia che quotidianamente avviene sul Mediterraneo.  Durante il solo ultimo fine settimana, circa 6mila migranti e rifugiati sono giunti nel sud dell’Italia dopo una vasta operazione di salvataggio in mare. E nelle isole greche, giungono in media circa 600 rifugiati al giorno, in maggioranza in fuga da Siria, Afghanistan e Iraq.

“L’Unhcr  – ha detto il portavoce Adrian Edwards – sta aumentando la propria presenza e le attività in Grecia e nel sud dell’Italia”. L’Organizzazione internazionale delle migrazione (Oim) ha sottolineato che i migranti arrivati in Italia nel 2015 sono partiti quasi esclusivamente dalla Libia e che le principali nazionalità delle persone giunte sono quelle eritrea, somala, nigeriana e siriana. Per la Grecia la maggioranza delle persone parte dalla Turchia. L’Oim sottolinea che il dato globale degli arrivi è lievemente superiore a quello per lo stesso periodo dell’anno scorso. Secondo le stime dell’Oim, infine, finora quest’anno Guardia costiera italiana, Marina militare italiana e Guardia di Finanza hanno tratto in salvo oltre 28.500 persone.

Intanto monta la polemica politica. Da una parte il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino ribadisce che tutte le Regioni devono rispettare i patti sulle quote di ripartizione ricordando che sono frutto di accordi siglati da tutti. “Dobbiamo essere all’altezza di un Paese civile – esorta – evitando che qualsiasi questione, soprattutto delicata come questa, diventi oggetto di disputa politica”.
Dall’altra la Lega coglie l’occasione per esasperare ulteriormente la speculazione. Dopo il risultato delle regionali infatti Salvini, unico leader di partito che ha visto un aumento consistente dei voti, continua sulla strada della paura per lucrare consenso. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, in una lettera inviata ai Prefetti della Lombardia chiede “di sospendere le assegnazioni nei Comuni lombardi in attesa che il Governo individui soluzioni di accoglienza temporanea più eque, condivise e idonee, che garantiscano condizioni reali di legalità e sicurezza”.

Salvini attacca affermando che le prefetture “non servono a nulla. Se i prefetti non ci fossero “sarebbe meglio. Chiudiamo le prefetture, diamo i poteri di ordine pubblico ai sindaci e risparmiamo 500 milioni di euro ogni anno che possiamo dare ai disabili”. E poi, ospite della “Zanzara” aggiunge di voler invitare “i nostri amministratori locali e i cittadini perbene, in maniera democratica e pacifica, a presidiare fisicamente gli alberghi a due, tre e perfino a quattro stelle”.

Ma evidentemente la gara a chi la dice più grossa è solo all’inizio. Subito si piazza in buona classifica il capogruppo di Fi a Palazzo Madama Paolo Romani che negli anni si era distinto per equilibrio e buon senso. Preso nel tentativo di rialzare le  sorti di Forza Italia si lascia scappare una bella proposta: “Noi dobbiamo fermare l’invasione, non si tratta più di immigrazione, perché così come avviene è ingestibile. E se necessario dobbiamo farlo anche militarmente”. Sulla stessa linea il governatore della Liguria Toti per il quale “se l’Onu e l’Ue sono bloccati, se non interviene nessuno, dobbiamo intervenire con strumenti nostri. Non si tratta di invadere la Libia, ma creare campi umanitari sulle coste libiche ed affondare le barche sulle spiagge. L’Italia può intervenire da sola o con chi vuole partecipare: non è mica la prima volta che una coalizione di volenterosi interviene”.

E scoppia un casus belli in Forza Italia con il senatore di Forza Italia Riccardo Mazzoni, vicepresidente della Commissione per la Tutela dei Diritti umani del Senato, che attacca definendo grottesche le critiche di Toti. “Sull’immigrazione non la penso come Salvini, e ne vado fiero. Ma sentirmi dare del buonista peloso da un neo governatore che pensa di poter impartire lezioni di territorio solo per aver girato una ventina di giorni la Liguria è francamente inaccettabile e grottesco. Attenzione – dice poi Mazzoni – sul problema epocale dell’immigrazione fare demagogia è facile, ma prima di lanciare proclami e distribuire rampogne bisognerebbe conoscere a fondo il diritto internazionale, i regolamenti comunitari per cui le regole dei respingimenti in frontiera non possono più essere applicate in alto mare, e gli impegni sottoscritti nel tempo dai governi italiani”. Parole che irritano assai il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri: “Mentre riprendiamo le nostre iniziative per contrastare l’invasione di clandestini, è sbagliato che esponenti di FI sconfessino le posizioni assunte da un nostro presidente di Regione. “Credo – sostiene Gasparri – che Romani debba convocare il gruppo al Senato, proseguendo la riunione avviata la settimana scorsa affinché ciascuno possa in quella sede esprimere, su immigrazione e quant’altro, liberamente la propria opinione”.

Intanto dalla Ue continua l’immobilismo. E su questo le posizioni estremiste continuano a lucrare. Infatti fonti del Consiglio Ue evidenziano ancora nette divisioni sul meccanismo basato su una chiave di ripartizione obbligatoria, proposto dalla Commissione. Sui ricollocamenti intra-Ue di 40mila richiedenti protezione internazionale (24mila dall’Italia e 16mila dalla Grecia), al consiglio Affari interni di martedì, non ci saranno decisioni formali.

Ginevra Matiz

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