sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

RCA. Risparmio fino al 22%
per chi cambia compagnia
Pubblicato il 23-06-2015


RC auto

«Considerevoli progressi» sono stati compiuti in Italia nell’àmbito delle Rc auto, ma «da molti anni è il Paese dalle tariffe più alte in Europa». Così Salvatore Rossi, presidente dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (Ivass), presentando i dati relativi al 2014. L’indagine condotta dall’Authority sui prezzi effettivi dell’Rc Auto rivela che «il prezzo medio nel 2014 si è ridotto di quasi l’8%», ma è un ritmo troppo lento. L’Ivass segnala tuttavia progressi sul fronte dei prezzi legati a due fattori: meno incidenti – effetto diretto della recessione, perché si usa meno la macchina – e minor costo dei risarcimenti. L’Istituto ha poi evidenziato che la raccolta premi del sistema assicurativo nel 2014 è cresciuto del 20% rispetto all’anno precedente, a quasi 150 miliardi, risultato più elevato rispetto alla media europea.

Inoltre, il rapporto evidenzia che gli italiani tendono ad assicurarsi poco contro i danni che non siano automobilistici: nel 2014 sono stati pagati premi pari solo al 1% del Pil si legge nel rapporto. Il ritrarsi degli assicuratori nazionali dal segmento della responsabilità civile sanitaria rappresenta un fenomeno preoccupante. Sul fronte della mobilità dei clienti tra una compagnia e l’altra il rapporto ha evidenziato che questa è aumentata esercitando una «pressione forte al ribasso dei prezzi: un assicurato su sei ha cambiato compagnia lo scorso anno, spuntando una riduzione di prezzo pari in media al 22% rispetto al contratto precedente». Chi è rimasto alla propria compagnia – ha precisato – ha beneficiato sì di una riduzione di prezzo, ma solo del 5%.

Avanti! ha fatto il punto con Giovanni Battista Thau, broker assicurativo che precisa: «Cambiando compagnia non risparmi il 22% per cento, a volte puoi risparmiare il 22%, altre il 3%, altre ancora il 50%. In altri casi addirittura aumenta il premio». Il presupposto dal quale parte il ragionamento di Thau è che la polizza RCA è gravata – escludendo alcune gabelle – di imposte per il 23-25% a seconda delle Regioni dove il 12.50% (elevabile fino al 15%) è rappresentato dalle imposte, e il 10.50% quale contributo al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che da quest’anno non è neanche più detraibile se non raggiunge un certo importo. Oltre a queste imposte ci sono le aliquote dell’antiracket e altre gabelle varie. «Perché dovrebbe esserci interesse ad abbassare le tariffe che sono fonte di reddito di imposte per lo Stato? si domanda Thau. Più aumentano le tariffe e più tasse entrano nelle casse dello Stato». Entrando nell’aspetto tecnico Thau – che sulla riforma del sistema assicurativo ha elaborato una serie di riflessioni e spunti – spiega che seppur diminuiti in numero e in danaro – frequenza e grado di danno – i sinistri sono sempre «spropositati rispetto agli altri Paesi europei». Per fare un confronto bisognerebbe avere tariffe basate sullo stesso andamento tecnico. Ad avvalorare questo esistono realtà dove l’assicurazione costa veramente molto poco (per esempio per un residente nell’isola di Capri) e dove molto poco, per esempio a Napoli. «Prima di tutto, per risolvere il problema – trattandosi di contratto tra privati – si dovrebbe solo applicare la marca da bollo del caso da € 16 (atti in genere) ed eliminare le imposte. In tal modo i prezzi scenderebbero del 30% di fatto e le imprese di assicurazione pagherebbero le imposte sul reddito d’impresa. Oltre a questo dovrebbe essere fatta una tariffa unica nazionale, e dovrebbero essere applicate realmente le regole evolutive». Inoltre, secondo il broker assicurativo dovrebbero essere introdotte «pene serie per le truffe, sospensione ed eliminazione della patente per comportamenti non corretti, e altri provvedimenti di facile applicazione». Ma la volontà non c’è in quanto non c’è interesse da nessuna delle due parti: né per le compagnie – prezzi alti si traducono in alti ricavi – né da parte dello Stato, poiché prezzi alti si traducono in numerose imposte). «Si tende ormai – aggiunge Thau – a portare il mercato RCA alle compagnie online e telefoniche per massimizzare i guadagni, eliminando non solo un servizio, ma anche una professione. Non c’è possibilità con queste realtà di parlare con un responsabile con un tecnico parli solo con operatori, poi hanno il customer satisfaction che ti prende in giro e l’ufficio reclami che è peggio ancora». In merito al futuro Thau confida in «una Europa unita ove si possa andare ad assicurarsi dove si vuole. Ma è uno scenario che vedo lontano».

Silvia Sequi

 

 

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