sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Renzi risuscita L’Unità…
Pubblicato il 29-06-2015


Se il Pd fosse coerente con la sua natura socialista e non comunista (in fondo è membro del Pes) non dovrebbe annunciare per il 30 giugno il ritorno in edicola de L’Unità, ma quello dell’Avanti. Non dovrebbe essere il partito di un quotidiano fondato da Gramsci, dopo la scissione di Livorno e l’esperienza tutta filo bolscevica de l’Ordine nuovo, ma il partito di un quotidiano fondato dal Psi riformista nel Natale del 1896 e che ebbe come primo direttore Leonida Bissolati. Non dovrebbe essere il partito del quotidiano che approvò l’invasione dell’Ungheria, ma il partito del quotidiano che la condannò. Non dovrebbe essere il partito del quotidiano che si oppose al centro sinistra, che osteggiò Nenni e Saragat, che si chiuse nel dogmatismo sulla scala mobile. Ma il partito del quotidiano che lottò con coraggio per rinnovare l’Italia e la sinistra. Non è questa l’intenzione di Matteo Renzi? E invece…

La verità è che Renzi si rifugia nel tatticismo e baratta la storia per il consenso. Ha bisogno di farsi seguire dal grosso dei militanti del Pd che è di origine comunista. E allora ecco che gli regala L’Unità. Ma non avere principi e riferimenti storici e affidarsi solo all’opportunità politica è un male. Un male diffuso oggi e che penso contribuisca ad allontanare sempre di più la gente dalla politica.

La politica senza ideali e senza storia è una politica asfittica e senza seguito. Non sostengo che oggi il popolo italiano ancora si divida dietro i vecchi steccati. Sostengo che la mancanza di coerenza tra ciò che sia dice di essere e ciò che si è, tra i grandi principi di fondo e la politique politicienne, finisce per contribuire ad allargare sempre di più il fossato tra opinion pubblica e partiti. Se si baratta anche la storia con l’opportunità la politica diventa anche falsa.

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Commenti all'articolo
  1. Direttore, la politica non ha più “basi logiche” in Italia. Se a Renzi fa comodo resuscitare l’Unità (magari così accontenta un po’ di ex che ora gliela filano) di cosa ce la prendiamo. E’ la stessa logica delle riforme (?) renziane: si fanno così perché io le voglio così. “Oh, mettici un terno”! – esclamava mia nonna, quando le situazioni non avevano logica.

  2. Questa è davvero una bellissima notizia, sia per lo storico giornale della sinistra italiana che torna il edicola, sia per quella pluralità di stampa che caratterizza da sempre i Paesi liberi. Mi sento però di essere come di consueto un pochino polemico, ma solo poco poco: anche il cambiamento generale in corso nel nostro Paese che investe la stessa sinistra ormai strabica e senza più personalità, si rispecchia nel giornale fondato da Antonio Gramsci, una volta “Organo del Partito Comunista Italiano” (la Bibbia per tanti Compagni del PCI, diretto da figure come Pajetta, Chiaromonte, Ingrao, Macaluso e tanti altri uomini di provata fede) ed ora diretto da un bel democristiano toscano vicino, ovviamente, al segretario del PD Matteo Renzi.

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