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Opinioni e commenti
 

Riad, mille frustate e 10 anni di carcere a un blogger
Pubblicato il 08-06-2015


Raif Badawi-blogger-frustatoLa Corte suprema di Riad ha confermato la sentenza di mille frustate, 10 anni di prigione e una multa di un milione di rial (circa 267.000 dollari) per il blogger Raif Badawi per aver “offeso l’Islam”. ha fondato nel 2008 il sito indipendente Free saudi liberals. È stato arrestato nel 2012 per oltraggio all’islam, accusato di apostasia, processato e condannato il 7 maggio 2014 da un tribunale di Gedda; la sua colpa vera quella di aver aperto un forum online per dibattere sul ruolo della religione nel regno saudita, uno dei peggiori regimi teocratici che esistono al mondo. L’Arabia saudita è un Paese governato da una satrapia oscurantista e totalitaria, che però intrattiene buoni rapporti con quasi tutto il mondo, in virtù delle sue immense riserve petrolifere.

Badawi è stato condannato a sette anni di carcere e 600 frustate nel 2013, ma la sua pena è stata successivamente innalzata a dieci anni e mille frustate. Le prime 50 gli sono state inflitte il 9 gennaio 2015 al termine della preghiera del venerdì, in una pubblica piazza di Gedda, di fronte alla moschea Al Jafali. Dopo le proteste internazionali, il 16 gennaio, la prevista razione di frustate non gli stata inflitta per “motivi medici”, perché a detta dei medici il suo organismo non sarebbe stato in grado di sopportare un’ulteriore tortura. Il medico verificò che le lacerazioni causate dai colpi ricevuti il 9 gennaio non si erano ancora cicatrizzate e che il detenuto non avrebbe potuto sopportarne un’ulteriore dose, raccomandando un rinvio di almeno una settimana.

Da gennaio Badawi non è stato più torturato, ma ora che la sentenza è divenuta definitiva, già il prossimo venerdì, il boia potrebbe ricominciare a frustarlo. Secondo la barbara usanza codificata nella sharia, il codice islamico, il totale delle frustate deve essere comminato in un periodo di 20 settimane. Per la legge islamica la pena di morte è prevista in caso di omicidio ‘ingiusto’ di un musulmano,  adulterio, bestemmia e apostasia.

“Questa sentenza – ha detto Philip Luther, direttore del programma per il Nord Africa e il Medio Oriente di Amnesty International – è crudele e ingiusta. Tenere un blog non è un crimine e Raif Badawi è stato punito soltanto per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione”.

Per Amnesty, che considera Badawi un prigioniero di coscienza, la Corte Costituzionale ha mostrato disprezzo “per la giustizia e per le tantissime voci nel mondo che avevano chiesto l’immediato rilascio” del blogger.

L’apostasia è un reato che nel regno saudita, dominato dalla minoranza dell’islamismo wahabita, comporta automaticamente l’applicazione della pena capitale, così come la blasfemia.

Diciotto premi Nobel a gennaio hanno lanciato un appello agli accademici sauditi a fare sentire la loro voce contro la condanna ed è grazie a questo che si ebbe la visita medica in carcere e la sospensione della tortura, rinviata poi una seconda volta sempre per motivi di salute. Sulla scorta dell’appello c’è stata una mobilitazione internazionale, sostenuta da intellettuali e associazioni umanitarie, ma anche da alcuni Paesi come gli Stati Uniti, con manifestazioni di solidarietà nei confronti di Badawi. Riad ha respinto le pressioni umanitarie esprimendo “sorpresa e sconcerto”, definendole come interferenze da parte dei Paesi stranieri nei propri affari interni.

Ensaf Haidar, la moglie di Raif Badawi che dal 2012 vive in Canada con i tre figli, ha chiesto alla Francia di appoggiare una domanda di liberazione redatta da diverse associazioni per la difesa dei diritti umani, come Reporter Senza Frontiere (RSF) e Amnesty International. Romain Nadal, portavoce del ministero degli Esteri francese, ha sottolineato che “la Francia è favorevole alla libertà di espressione”, ma non ha fornito dettagli sulla richiesta di liberazione.

Le Nazioni Unite hanno definito la condanna come “crudele e disumana”.

A oggi l’unico atto concreto per convincere il regno medioevale saudita a un comportamento un po’ più civile, è stato quello del governo svedese che ha deciso di interrompere un accordo di cooperazione militare tra i due Paesi, firmato nel 2005 e rinnovato nel 2010, che prevedeva cooperazione nei settori della logistica, degli armamenti, della tecnologia e dell’addestramento.

Il caso Badawi è sfociato in crisi diplomatica aperta quando il ministro degli Esteri svedese, Margot Wallstrom, ha condannato Riad per le frustate inferte al blogger. Il primo ministro, Stefan Lofven, ha confermato che il suo governo ha difeso i diritti umani in passato e continuerà a farlo anche in futuro. “Vogliamo mantenere buone relazioni con l’Arabia Saudita e vedremo come riuscirci”, ha aggiunto, rivendicando però la scelta di rompere la partnership militare.

Redazione Avanti!

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