domenica, 4 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Ripresa? In Sardegna
la disoccupazione cresce
Pubblicato il 16-06-2015


Natale-disoccupati-sardegnaUn problema che riguarda tutta l’Italia nella più totale indifferenza di tutti i media nazionali. Ogni regione coinvolta detiene un primato poco invidiabile per quanto riguarda il numero dei lavoratori collocati in CIG e in mobilità in deroga.

Delle regioni italiane coinvolte però, i numeri da ecatombe si registrano in due regioni del meridione, Sardegna e Calabria. In Sardegna i lavoratori beneficiari di ammortizzatori sociali in deroga, appunto CIG e Mobilità, hanno raggiunto la cifra di 26 mila, di cui 17600 in mobilità in deroga. In Calabria i numeri salgono a quasi 29 mila. La regione che registra meno lavoratori collocati in mobilità in deroga, nove, avete capito bene, è la Liguria che già dal 2012 ha cominciato una drastica riduzione delle concessioni di mobilità in deroga, sia in prima concessione che in deroga.

Restano invariati i numeri relativi i lavoratori in Cig e quelli riguardanti i lavoratori collocati in mobilità ordinaria. Non è chiaro come e quali politiche attive del lavoro ha attuato l’Assessorato al lavoro delle regione Liguria, ma la stessa è presa d’esempio dal Ministero del Lavoro dal 2013 quando a seguito dell’entrata in vigore – l’anno precedente – dalla legge Fornero, ha cominciato a introdurre anche modifiche al sistema vecchio e obsoleto degli ammortizzatori sociali.

Nel corso del 2014, esattamente il 1 agosto è entrato in vigore il decreto di riforma degli ammortizzatori sociali in deroga, che contiene i nuovi criteri di concessione. Lo stesso decreto legge con decorrenza dal 1 settembre 2014, esclude dal rinnovo della proroga 4 mila dei 17600 lavoratori sardi beneficiari e circa 5 mila lavoratori calabresi. Cosa dice il decreto del 1 agosto 2014? Vediamo un po’ di capirci meglio, in particolare a noi interessa quanto dice l’art. 3 comma quattro lettera a e b del decreto del 1 agosto. Articolo 3- comma 4 – “nel corso dell’anno 2014, il trattamento di mobilità in deroga alla vigente normativa può esser concesso: a) per il lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per almeno tre anni, anche non continuativi (nel caso qualcuno si sia fermato per esser stato assunto poi nuovamente licenziato), per un periodo temporale che, unitamente ai periodi concessi per effetto di accordi stipulati prima della data di entrata in vigore del presente decreto, non superi complessivamente cinque mesi nell’anno 2014, non ulteriormente prorogabili, più ulteriori tre mesi nel caso di lavoratori residenti nelle aree di cui al testo unico approvato con D.P.R. ( decreto presidente della Repubblica) del 6 marzo 1978, n. 218;

b) per i lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento abbiano beneficiato di prestazioni, di mobilità in deroga per un periodo inferiore a tre anni, il trattamento può esser concesso per ulteriori sette mesi, non ulteriormente prorogabili, più ulteriori tre nel caso di lavoratori residenti nelle aree di cui al testo unico approvato con D.P.R. del 6 marzo 1978, n. 218, per tali lavoratori il periodo di fruizione complessivo non può comunque eccedere il periodo massimo di tre anni e cinque mesi, più ulteriori tre mesi nel caso di lavoratori residenti nelle aree testo unico approvato con D.P.R. del 6 marzo 1978, n. 218.

Quindi riassumendo: per il 2014 si è stabilito un indennità pari a 8 mesi, sia che la persona abbia fatto domanda per prima concessione, che prima proroga, seconda proroga terza proroga, e via dicendo, avrà un indennità per otto mesi. Allo stato attuale il governo ha autorizzato l’Inps all’utilizzo di 17 milioni di euro che consentiranno, per ora, di pagare una sola 1 mensilità per il 2014. Chi è oltre la terza proroga percepirà gli otto mesi per l’anno in corso e cesserà; gradualmente andranno a cessare entro il 2016 anche gli altri. Allo stato attuale quattro sono i decreti di riparto fondi relativi il 2014: l’ultimo che chiude le ripartizioni è quello dell’ 8 maggio 2015 che destina 55 milioni di euro sia alla Calabria che alla Sardegna. Risorse sufficienti a malapena a pagare n. 3 mensilità relative il 2014. Nessuno sa cosa ne sarà delle restanti 5 a credito. Emblematico il caso della Sardegna; a seguito del decreto di riparto fondi del 4 dicembre 2014, l’Inps dispone di pagamenti di n. 2 mensilità 2014 per i 17 mila lavoratori in mobilità in deroga e n. 4 mensilità per i lavoratori in CIG, dando priorità ai lavoratori prossimi alla pensione. I pagamenti procedono dal 18 dicembre 2014 e cessano il 5 febbraio 2015 quando l’ Inps rende noto di esser costretta sospendere i pagamenti a causa dell’esaurimento dei fondi disponibili.

Al 28 febbraio 2015 risulta aver percepito la mobilità in deroga e la CIG appena il 40% degli aventi diritto. L’8 maggio 2015 il Ministro Poletti, in video conferenza da Roma in occasione del Sardegna Jobs Day, annuncia la firma dell’ultimo decreto di riparto fondi per un totale di 503 milioni di euro. Alla Sardegna toccano 55 milioni di euro che secondo le stime emerse dai dati Inps, Assessorato al lavoro, Agenzia regionale del lavoro e OO.SS. (organizzazioni sindacali) sono insufficienti a coprire il fabbisogno. Prima della firma del decreto, la Giunta regionale sarda aveva assunto dei provvedimenti poi disattesi.

In breve: la situazione venutasi a creare a seguito degli accordi sottoscritti in Assessorato al Lavoro in data 18/05/2015, ancora una volta hanno disatteso le speranze di oltre 17 mila lavoratori sardi coinvolti. Questi i passaggi che hanno portato all’incremento della drammaticità della situazione: 1) in data 28 aprile 2015, con delibera n. 19/19 la Giunta regionale ha approvato il disegno di legge n. 209, prevedendo l’autorizzazione all’anticipazione degli ammortizzatori sociali in deroga, con particolare riferimento alla mobilità relativa all’anno 2014; la Giunta manifestava la volontà di voler risolvere i problemi determinati dai ritardi statali nell’assegnazione delle risorse, e di conseguenza di volersi sostituire allo Stato nel pagamento dei trattamenti economici dovuti ai beneficiari (circa 17.000 lavoratori); nelle sedute della Seconda Commissione del 29 aprile 2015 era emersa con chiarezza la volontà politica di destinare le risorse economiche di cui al disegno di legge al pagamento della mobilità in deroga 2014; 2)

L’11 maggio 2015, la conferenza dei capigruppo aveva deciso di procedere alla discussione del disegno di legge n. 209, ai sensi dell’articolo 102 del Regolamento consiliare, approvando così la legge n. 12 del 2015; 3) con l’accordo sindacale siglato in data 18 maggio 2015 l’Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e le organizzazioni sindacali hanno invece sono stati disattesi tutti i provvedimenti adottati, in offesa, l’ennesima, nei confronti dei lavoratori. i 49 milioni di euro erano da usare come anticipazione per gli ammortizzatori sociali e per le politiche attive del lavoro. Invece, come si legge nel verbale, l’assessore Mura, su proposta delle OO.SS. ha accolto e destinato tutta la somma per le politiche attive del lavoro che però, di cui però allo stato attuale non è dato conoscerne le modalità ne l’avvio. In conclusione, i lavoratori calabresi, mille su 29 mila circa hanno aperto la strada a una serie di iniziative di protesta, in questo caso supportate dai sindacati, in Sardegna si terrà una manifestazione di protesta martedì 16 giugno sotto il palazzo del Consiglio Regionale in concomitanza con la seduta dello stesso.

Cinque le mozioni presentate da consiglieri di maggioranza e opposizione alla luce della mancata applicazione della legge regionale recentemente approvata. Prossima anche una class action dei lavoratori aderenti al C.L.A.S. comitato lavoratori attivi Sardegna. A tutto questo dramma, invisibile ai media, si aggiunge la beffa delle dichiarazioni di “timide riprese”. Appena alcuni giorni fa l’Assessore regionale al Bilancio, Paci, intervenendo alla presentazione del 22esimo rapporto “Crenos” alla Facoltà di Ingegneria a Cagliari, soddisfatto aveva dichiarato- “La strada tracciata dalla Giunta è quella giusta per far uscire la Sardegna dalla crisi. Qualcosa inizia a muoversi anche se far ripartire un sistema economico regionale quando ancora l’Italia è quasi ferma e l’Europa inizia appena a muoversi non è facile. Dobbiamo riuscire a estendere questi segnali di ripresa (dell’occupazione, dei cantieri, della nascita delle imprese e degli affidi bancari) a tutto il settore economico della Sardegna per fare in modo che la ripresa, ancora timida e a macchia di leopardo, diventi qualcosa di più robusto per dare risposte rapide e concrete soprattutto in termini di posti di lavoro. Ci sono timidi segnali di ripresa”.

A leggere le notizie qualcosa ci dice che per alcuni la percezione dei fatti è molto lontana dalla realtà. Di ieri l’ultima drammatica notizia proveniente ancora una volta dal quel disastrato Sulcis, ma tutta la Sardegna è oramai un gigantesco Sulcis. “Cinquanta nuovi cassintegrati tra le ditte d’appalto della centrale termoelettrica Enel di Portovesme”. Lo rendono noto i sindacati dopo averne avuto comunicazione direttamente dall’imprenditore Ninetto Deriu che con la sua ditta di occupa di manutenzioni nella centrale. “La decisione di collocare 40 lavoratori in esubero in cassintegrazione – fa sapere Deriu – è dovuta al calo di lavoro nell’impianto che da qualche giorno procede molto a singhiozzo”. A seguire la stessa sorte dei 40 – fanno sapere le OO.SS. saranno 10 lavoratori della Cosacem società che si occupa delle pulizie industriali. Cinquanta lavoratori che si andranno ad unire agli altri 26 mila tra cassintregrati e in mobilità in deroga della Sardegna. Se questo è il timido segnale di ripresa…!

Antonella Soddu

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento