domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Rodotà. L’amico di Honecker
Pubblicato il 08-06-2015


Che la cosiddetta “Coalizione sociale” promossa dal vetero sindacalista Maurizio Landini altro non sia che l’ennesimo, maldestro tentativo di rientrare in gioco da parte di un ceto politico legato alla sinistra ideologica, terzinternazionalista, parolaia e giustizialista è cosa nota a chiunque non abbia gli occhi foderati di prosciutto o non sia affetto da sordità.

L’ennesima riprova la si è avuta nello scorso week end quando, tra i protagonisti dell’happening dei neo e post comunisti, si è materializzato l’ineffabile Prof. Stefano Rodotà, esponente di quei cenacoli radical chic che per lustri hanno ammorbato la sinistra italiana con stravaganti letture della politica e della storia.

Il professore nel corso della convention, tanto per cambiare, se l’è presa con il Presidente del Consiglio bacchettandolo sui temi della giustizia e del garantismo, bollandolo, con la consueta saccenza come “garantista peloso e ipocrita, stile prima Repubblica”.

Ora, a parte il fatto che a Renzi si può dire tutto salvo che abbia adottato prassi e lessico della prima repubblica appare surreale che uno dei protagonisti di quella stagione com’è stato Rodotà (anche se qualcuno, a cominciare dai grillini, finge di dimenticarsene) si erga a suo censore.

Il Prof. Rodota, è, infatti, sulla breccia da tempo immemore.

Scorrendo il suo curriculum si scopre che è stato deputato, neanche a dirlo del Pci, dal 1979 al 1994, poi tra i fondatori di quell’ircocervo che è stato il Pds di cui è stato il primo presidente.

Non è tutto

Presenzialista accanito, non ha mai perso occasione per intervenire su qualsiasi materia con il sussiego e la supponenza tipica dell’intellettuale fornito di una formidabile autostima e contemporaneamente di un sovrano disprezzo verso chi osi contraddirlo e, non lo scopriamo certo oggi, di una notevole faccia di bronzo-.

C’è peraltro una novità tra le pieghe della vicenda politica del professore, un’ombra che, stranamente, ci si guarda bene dal rendere nota

È da pochi mesi in libreria il terzo di un esperto e autorevole ricercatore italiano della storia della Germania dell’est (DDR), Gianluca Falanga: (Spie dall’est. ed. Carocci) Nel libro, l’autore, a seguito di un accurato lavoro di ricerca negli archivi dell’ex DDR oggi pubblici, ricostruisce minuziosamente l’attività spionistica in Italia della Stasi, la famigerata polizia politica della “Prussia rossa” in Italia.

Uno dei terminali di tali attività fu il Centro culturale Thomas Mann, costituito nel 1957, apparentemente in pura contrapposizione al Goethe Institut della Germania federale, in realtà, con gli inconsapevoli intellettuali italiani (organici al Pci, ca va sans dir) che vi dedicavano tempo ed energie, una sorta di agenzia propagandistica (e forse non solo) della DDR. A presiedere il centro Thomas Mann, estinto con il crollo del Muro e la fine della DDR, si succedettero tre personalità della cultura italiana legati al Pci. L’archeologo Ranuccio Bandinelli, il senatore della Sinistra Indipendente Franco Antonicelli e infine, proprio lui, Stefano Rodotà che per i suoi meriti, nel 1988, un anno prima della caduta del muro, fu insignito dal tiranno Erich Honecker della più alta onorificenza della DDR: l’Ordine della stella per l’amicizia tra i popoli.

In un paese normale, con un tale precedente piuttosto imbarazzante, visto che la DDR era certamente uno Stato ostile all’Italia, ad un simile personaggio, anche volendo credere alla sua buona fede, verrebbe consigliato, data anche l’età, di ritirarsi e scrivere le memorie ed evitare apparizioni pubbliche.

In Italia invece è successo che due anni fa è stato candidato della presidenza della repubblica e oggi è uno dei maitre a penser di Maurizio Landini & C.

Non occorre aggiungere altro.

Emanuele Pecheux

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