martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Rodotà l’irrottamabile
Pubblicato il 08-06-2015


La chiamavano tattica dell’Aquila. Girare al largo a falcate ampie e poi puntare direttamente sull’obiettivo. Così è quando si pensa alla coalizione sociale. Nessuno sa esattamente cosa sia, ma non ce n’è uno dei convenuti all’incontro di Roma che non pensi alla tattica dell’Aquila. Stanno volando attorno all’obiettivo. Landini non vuole fare un partito. Ma nessuno crede che non si stia lavorando per un polo politico e poi una lista che si presenti alle prossime elezioni, collocata alla sinistra di Renzi, dove già stanno Sel e il movimento di Civati “Possibile”, traduzione italiana di quello di Iglesias.

Ufficialmente sono state invitate sigle di associazioni e movimenti. Naturalmente non a caso. Tutte di sinistra, si occupino di cultura, di anziani o di acqua pubblica. In mezzo a tutti (c’erano anche Piperno e Scalzone a garantire che si trattava di un’operazione di sinistra) troneggiava dall’alto della sua esperienza ottuagenaria il solito Stefano Rodotà, il principe di tutte le nuove prospettive politiche. Già presidente del Pds nel 1991, e prima per molte legislature parlamentare della cosiddetta sinistra indipendente, poi a capo dei girotondi, degli arancioni, dei “giù le mani dalla Costituzione”, associato ai grillini dai quali è stato lanciato alla presidenza della Repubblica, Rodotà è sempre al centro di tutte le novità. Rodotà, come il famoso stracchino, vuol dire fiducia. Appena sente il profumo di un nuovo piatto si mette a tavola. Ha concluso il suo intervento inneggiando alla coalizione sociale.

Coalizzato sociale e principe di tutti i coalizzati Rodotà è l’unico immortale, immarcescibile, irrottamabile. Quando parla di rinnovamento ci crede davvero. Lui ne è esente. Come vaccinato. Si lancia in nuovi fronti di guerra, come un generale che resta sul monte. Con binocolo e giochi di scacchi sott’occhio. Rodotà è il mito di tutti gli estremisti, i lamentosi, i malinconici, che vogliono sempre tutto quello che non c’è. E per la verità questo lo ha sempre salvato dalla volontà di potere. Come farebbe a lamentarsi, a protestare, a inveire se lui fosse al governo? Meglio soddisfare la sua vanità di professore che la sa lunga e che te la propina con la sua solita voce strozzata dall’emozione. Sincera.

Ho avuto modo di conoscerlo sia pur molto superficialmente. Gentile e fine nell’esprimersi il professor Rodotà è di indubbia e provata cultura, di notevole spessore sulla materia del diritto costituzionale, ma di scarso impatto politico. Generalmente professore di cause perse, ha combattuto con altri professori sempre per il nuovo che non c’è tranne che nella sua materia. Quando si parla di riforme costituzionali, dal 1978 cominciò Craxi, diventa idrofobo e conservatore. I coalizzati sociali lo adorano. Sono l’esempio del nuovo che non c’è e del vecchio che rimane. Con le loro certezze ideologiche applaudono il professore che si coalizza volentieri con chi lo applaude. Rodotà vuole dire anche vanità…

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Commenti all'articolo
  1. Caro Mauro.
    Analisi impietosa ,ma perfetta.
    Da socialista poerò non posso non essere preoccupato per l’attrazione che fanno questi avvenimenti i sui troppi dei nostri iscritti che ancora sono alla ricerca del leader che sopperisca, con la sua visibilità mediatica alla nostra mancanza di progettualità politica , alla nostra mancanza di un progetto che si ponga obbiettivi di medio termine e non all’oggi per ieri, , una malattia che sta colpendo anche tutta la politica italiana.
    Tutti questi movimenti , sono la testimonianza del malessere che colpisce tanti esponenti genericamente di sinistra,strati di società civile diventata insofferente di questo eterna ricerca del consenso mediatico e immediato , diretto alle pance senza dare una ben che minimana idea di soluzione dei problemi, per non parlare del riapparire di personaggi figli di una ideologia rivoluzionaria , (vedi i Piperno e Scalzone lo strano è che mancava Capanna), più in pantofole che di azione , più di maniera che di sostanza, ecco a mio avviso sono tutti segnali che noi però dobbiamo cogliere, segnali che ci devono spingere , non ad assecondarli e farne il nostro punto di riferimento, ma ad uscire dal nostro ristretto cortile politico, dall’ambiguità di essere al contempo forza di governo molto insofferente ma fedele esecutrice , ma anche attratta da movimenti che si caratterizzano generalmente per imitazione di movimenti nati in altri paesi, rinunciando così di fare del socialismo italiano la cultura di riferimento, la sola che nel 2015 può dare dignità politica a questo malcontento, che diversamente non può che sfociare nel populismo e nell’antipolitica, nella sfiducia della democrazia come purtroppo sta già avvenendo.
    Non possiamo nasconderci , il nostro partito e diviso tra l’insoddisfazione più che giustificata, della nostra partecipazione alla compagine governativa , al desiderio di unirsi al fermento che anima la sinistra italiana, dobbiamo superare questa contrapposizione., nulla ci viene dalla partecipazione al governo , nulla ci viene dal ricorrere il nuovo movimentismo di sinistra.
    I socialisti hanno il compito storico governare i fermenti sociali facendosi interpreti delle i giuste istanze delle parti deboli della società , perché al nuovo nulla venga sacrificato ,dalla legittima speranza nel futuro, dalla libertà dal bisogno e dall’ignoranza , al diritto alla salute , ad una vecchia serena e al riconoscimento dei propri diritti civili senza pregiudizi ed esclusioni di sorta..
    Se questo , come io credo,è il nostro ruolo di socialisti il tema non è con Landini o con Renzi, con il segretario Nencini o l’opposizione con la quale oltretutto io sono schierato, ma come trasformare la nostra piccola struttura che da 20 anni ha il motto del “Primum Vivere “ e vive sempre di meno, in una piccola forza ma che si ponga l’obbiettivo di dare una politica ed un programma lungimirante all’Italia, che si ponga l’obbiettivo di dare voce a chi ha , sconsolato , rinunciato al suo diritto di voto che voglia essere protagonista seria nel governare le grandi trasformazioni sociali in cui l’Italia e l’Europa è immersa .
    Per fare questo dobbiamo andare ad un congresso straordinario ? personalmente non lo ritengo necessario o meglio abbiamo giusto il tempo per renderlo importante visto che a dicembre abbiamo la scadenza naturale, forse ora servirebbe un buon consiglio nazionale che dibatta seriamente sul come rinnovarci, dando vero spazio ai consiglieri o quantomeno lasciarli parlare ( rammenti vero Compagno Vizzini ) e ben più dei canonici 5 minuti , che dia l’avvio ad un rinnovamento in idee , ci serve un grande cambiamento , di programmi e di mentalità, basta il camuffarsi nelle varie elezioni in liste pseudo civiche ,con la giustificazione che l’importante è eleggere qualcuno come se dall’elezione o la non elezione di questo qualcuno, dipendesse la vita o la morte del partito, il partito muore se non ha il coraggio di presentarsi alle varie tornate elettorali con le proprie donne e uomini , propri programmi e il proprio simbolo, certo non ci possono essere dirigenti per tutte le stagioni, per tutte le battaglie e qui centrale diventerà il nostro prossimo congresso, che forse non serve anticipare ma di sicuro sarebbe undelittuoso l procrastinarlo.
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari
    consigliere nazionale off.molinari@libero.it

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