mercoledì, 7 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Roland Garros 2015.
Vincono Serena Williams
e Stan Wawrinka
Pubblicato il 08-06-2015


Serena-williams-Roland-garrosRoland Garros 2015. Serena Williams e Novak Djokovic erano i favoriti. E infatti sono arrivati in finale; ma mentre l’americana è riuscita a rispettare il pronostico, il serbo, pur arrivando da vincitore a Roma al Foro Italico agli Internazionali Bnl d’Italia, non è riuscito a conquistare l’unico titolo di tutti i Grand Slam che gli manca. Quasi una maledizione che si accanisce sul numero uno al mondo che, comunque, ha pur sempre vinto. Visibilmente commosso, il pubblico lo ha accolto e salutato al momento della premiazione con un lunghissimo applauso caloroso, a significare l’affetto che lo lega a un tennista che è innanzitutto un campione di fair play.

Con sportività ha concesso all’avversario una palla chiamata out, indicando il segno buono senza neppure far scendere l’arbitro dalla sedia. E poi onore alla sua umiltà nel riconoscere il merito allo svizzero, mostrando la stima e il rispetto che ha per questo che più che un avversario è un amico con cui si allena spesso. Anche Stan Wawrinka ha voluto ribadire lo stesso, ricambiando l’apprezzamento per la persona oltre che per lo sportivo. Diventerà numero quattro del mondo, salendo di ben quattro posizioni dalla n. 8, segnando il traguardo del secondo Slam conquistato a soli 30 anni. Una vittoria che, con un bel gesto d’amicizia, ha voluto dedicare a tutto il suo staff (“perché so che non è sempre facile lavorare con me”, ha affermato), ma soprattutto al suo coach, l’ex tennista Magnus Norman che al Roland Garros si è fermato da finalista: “E’ come se avesse vinto anche lui”, ha esclamato guardando nella sua direzione. Anche il numero uno del mondo ha aggiunto un altro importante messaggio, che prova la grandezza e la semplicità di un tennista che sa riconoscere i valori veri dell’esistenza di un uomo: “nella vita ci sono cose molto più importanti della gloria e della vittoria”, ha voluto precisare rivolgendo il suo sguardo verso il suo team e verso la moglie Jelena Ristić, da cui il 21 ottobre scorso ha avuto il loro primo figlio Stefan. Una di quelle, dunque, quella fondamentale, è la famiglia, che ti dà la forza e la serenità per essere vincente in campo, oltre che per sentirti felice fuori dallo stesso. Sicuramente, ha garantito, il prossimo anno tornerà a cercare di conquistare il torneo del Roland Garros per la prima volta.

Wawrinka-djokovic-Roland Garros

La finale maschile – Nole partiva favorito e ottimista, sentendosi bene fisicamente. Tutti temevano per il suo match dei quarti contro Nadal, che invece ha vinto facilmente (col punteggio abbastanza netto di 7/5 6/3 6/1, in un terzo set dove Rafa è letteralmente crollato) nel giorno del compleanno dello spagnolo, uscito tra le lacrime di amarezza per non essere più al top della forma atletica. Viceversa, nonostante fosse noto che Wawrinka stesse passando un periodo di ispirazione agonistica e tattica, in pochi avrebbero scommesso sulla sua vittoria. A Roma, dopo lo strabiliante match contro Nadal, aveva perso con Federer e quindi qui a Parigi molti speravano in una finale Djokovic-Federer (come al Foro Italico). Invece Stan, aggressivo e deciso, ha sorpreso tutti battendo Federer per 6/4 6/3 7/6.

Quanto la difficoltà di Djokovic, apparso stanco e un po’ fermo sulle gambe, più in confusione, più propenso a palleggiare a lungo e scambiare da fondo, attendendo l’errore dell’avversario che non arrivava, più nervoso e teso, amareggiato da molti colpi usciti di poco e che si è lasciato sorprendere dalla esplosività di un avversario tenace e ostico. Poi si è ricordato di essere Novak Djokovic, ha tentato qualche discesa a rete e qualche accelerazione vincente, allungando il match fino alle tre ore di gioco, che è diventato più lottato. Iniziato un po’ sottotono con entrambi i giocatori contratti e tesi, poi è stato Wawrinka a dilagare giocando a tutto braccio. Il servizio non ha aiutato il serbo, innervositosi per aver sciupato un’occasione d’oro, quando ha servito per il 4-2 nel terzo e si è fatto rimontare sino alla parità da Wawrinka, che ha tremato solamente un attimo quando ha sentito più vicina la vittoria a ridosso degli ultimi punti del game decisivo. Può darsi che l’emozione abbia giocato un brutto scherzo a Djokovic, sempre molto sensibile, che sentiva molto la responsabilità di essere il numero uno e che teneva particolarmente a questo torneo. Come può darsi che abbia pesato l’aver giocato tutti questi match durante queste ultime settimane ininterrottamente, a partire da Roma, con condizioni climatiche proibitive dato il caldo e l’elevato tasso di umidità.

A Parigi, inoltre, non ha avuto neppure un giorno di pausa e di riposo tra la semifinale e la finale, poiché l’incontro di penultimo turno contro Andy Murray è stato terminato il giorno successivo, causa interruzione per pioggia (ed oscurità); ed è finito solamente al quinto set (per 6/3 6/3 5/7 5/7 6/1, oltre quattro ore di gioco in totale). Ma anche lì è sembrato aver sbagliato la tattica, più difensiva che aggressiva. Forse ha preferito giocare in sicurezza, rischiare meno per regalare meno agli avversari, ma li ha rimessi entrambi (sia Murray che Wawrinka) in partita. Può darsi che se avesse azzardato qualcosa in più da prima avrebbe recuperato anche la finale, come accaduto nelle semifinale. Comunque un match di livello eccezionale ad ogni modo. Piacevole sorpresa, infine, al momento della premiazione con il ritorno dell’ex tennista brasiliano Gustavo (Guga) Kuerten, elegantissimo, sempre sorridente e solare, di cui è stata ricordata con un filmato la sua vittoria strabiliante qui al Roland Garros.

La finale femminile – E l’impresa è riuscita anche a Serena Williams, che ha tremato per un attimo. Ha rischiato di perdere sia in semifinale contro Timea Bacsinszky (testa di serie n.23) che contro Lucie Safarova in finale. Se non ci fosse stata l’emozione del trionfo, forse ad alzare il trofeo non sarebbe stata l’americana ma la ceca. Serena non trovava più il servizio, ha iniziato ad innervosirsi e ad urlarsi: “What are you doing”? “Che cosa stai facendo?”. Troppi errori e si rendeva conto di star concedendo troppi gratuiti e palle non forzate all’avversaria. La Sarafova ha rimontato dal 4-1 per l’americana nel secondo set, praticamente finale in mano dopo la vittoria del primo set per 6/3, sino alla parità e a conquistare il tie-break (vinto facilmente per 7 punti a 2). Serena faticava a leggere la traiettoria del dritto dell’avversaria mancina, non serviva al meglio e soprattutto non riusciva spesso ad arrivare sulle palle corte da manuale della ceca, che con intelligenza tattica le spezzava continuamente il ritmo, accorciando gli scambi con accelerate (sia incrociate che lungo linea, sia di dritto che di rovescio) e le variava molto il gioco, mandando l’americana fuori giri con la palla.

Ma è stato il carattere di Serena, come quello di Wawrinka, a vincere; hanno trionfato di personalità, con il carisma e l’aggressività di chi non vuole perdere. Lacrime di commozione da entrambe le parti. Per Serena si tratta del terzo titolo conquistato qui a Parigi al Roland Garros, che vinse nel 2002 e del 2013. E del ventesimo Slam in carriera, il terzo consecutivo (US Open 2014, Australian Open 2015, Roland Garros 2015). Un buon riscatto dopo la sconfitta a Madrid e il ritiro a Roma. Per la Safarova la duplice soddisfazione, straordinaria e inaspettata, dell’ingresso in top 10 (da lunedì n.7 del mondo) e della finale di doppio vinta in coppia con la Mattek-Sands, per 3/6 6/4 6/2 su Dell’Acqua e Shvedova. Oltre al fatto di aver battuto la russa e favorita Maria Sharapova (vincitrice a Roma), forse penalizzata dall’eccessivo caldo e dalle temperature troppo elevate; e poi anche la serba Ana Ivanovic, in semifinale con un doppio 7/5. Una parentesi, infine, anche sulla Bacsinszky, che si è rivelata una giocatrice molto valida e che ha peccato solamente di precisione: non è riuscita spesso, anche un po’ per sfortuna, a chiudere il punto e le palle decisive, pur avendo costruito bene il gioco spostando continuamente e facilmente Serena Williams, sempre in affanno e difficoltà e costretta al recupero e a rincorrere i tiri della testa di serie n. 23.

Ma per trionfare ci vuole carattere: quella personalità che contraddistingue l’americana e che è la sua carta vincente e che è la stoffa dei numeri uno. Sicuramente decisamente più instabile e imprevedibile, con maggiori exploit a sorpresa di giocatrici anche nuove, il tabellone femminile rispetto a quello maschile, dove dominano sempre i nomi di Djokovic, Wawrinka, Federer, Murray e Nadal, che sono comunque in ogni caso una certezza. L’altra certezza è stata la garanzia per il pubblico di uno spettacolo di alto tennis offerto, soprattutto nelle finali: tre set in quella femminile molto lottati e più di tre ore di gioco e quattro set necessari per venire a capo del vincitore in quella maschile con due talenti puri a sfidarsi. Meglio di così per gli spettatori non poteva davvero andare.

Ba.Co. 

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento