martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scala mobile. Il sindacato trent’anni dopo
Pubblicato il 10-06-2015


Enrico Berlinguer alla manifestazione del 24 marzo 1984 contro la scala mobile, organizzata dal PCI

Enrico Berlinguer alla manifestazione del 24 marzo 1984 contro la scala mobile, organizzata dal PCI

“Questo non è, e non vuole essere un convegno celebrativo”, così Luigi Covatta,direttore di Mondoperaio, ha aperto i lavori al Cnel del convegno intitolato “Il sindacato ieri e domani. A trenta anni dal referndum sulla scala mobile”. Sono passati trent’anni da quando gli italiani dissero no al referendum abrogativo sul decreto di San Valentino dando così fiducia al Governo Craxi, che fece quel decreto per combattere il galoppante aumento dei prezzi che viaggiava su percentuali a due cifre. La consequenza fu la prima crepa nel mondo sindacale, in quanto da allora si allargarono le divergenze delle varie sigle sindacali. L’effetto di quel referendum fu storico, non solo ci fu la fine dell’unità sindacale (il ”decreto di San Valentino”, fu emanato con l’accordo solo di Cisl e Uil), ma allora “si suggellò il definitivo superamento sia dell’egemonia della politica sul sociale, sia dei residui condizionamenti del partito sul sindacato e sia, conseguentemente, della reciproca autonomia nei rapporti tra Governo, opposizione e parti sociali”. Ha ricordato, Raffaele Morese, sindacalista, nella sua relazione introduttiva. “Una fase nuova si apriva nello scenario delle relazioni tra i vari protagonisti della politica e del sociale, anche perché – contemporaneamente – perdeva vigore ogni velleità pansindacale (il “salario, variabile indipendente”) che pure aveva caratterizzato un bel pezzo del periodo precedente quell’evento”, ha sostenuto Morese. Il sindacalista si è poi interrogato sul senso di rievocare quegli eventi, ricordando che “quell’evento non fu provocato da banali interessi e spicciole convenienze ma da scelte valoriali che anche nella nuova situazione mantengono intatto il loro influsso e la loro incidenza. Allora come oggi – ricorda Morese – la solidarietà emergeva come collante non effimero e predicatorio di una società impaurita dagli eventi, a disagio di fronte al futuro, incollerita per le disuguaglianze montanti e per una morale politica degenerata”. Sul decisionismo del Governo attuale Morese ha poi precisato che “i corpi intermedi della società e le organizzazioni di rappresentanza, in particolare, non possono essere considerati da nessuno come un intralcio, un fastidio, un’ inutilità da parte delle istituzioni o dei partiti. Si può non essere d’accordo con le loro scelte, ma non si possono considerare degli ectoplasmi di una società. Specie quando la questione centrale di una società come la nostra è il lavoro, il suo futuro, la sua capacità di far realizzare le persone, la sua ragione di sempre: la dignità”. Numerosi poi gli interventi che si sono succeduti di personaggi di spicco del mondo sindacale: Giorgio Benvenuto, Pierre Carniti, Giuseppe De Rita, Ivan Lo Bello, Stefano Mantegazza, Tommaso Nannicini, Maria Grazia Gabrielli, Carlo Callieri, Bruno Manghi, Giacinto Militello e Carlo Callieri.
Luciano Pero ha voluto ricordare quanto siano cambiati in questi anni “i modi di lavorare e il lavoro stesso” portando a esempio numerosi settori in crisi contro i molti in continua espansione e individuando in quelli in crescita e nell’intermediazione del contributo intelligente dei lavoratori il nuovo ruolo dei sindacati. Numerose le rievocazioni, ma su tutte ha prevalso la buona occasione che ha il nostro Paese di poter ripartire investendo sul lavoro. Molto critica la posizione del giovane sindacalista Cisl, Marco Bentivogli, che ha messo sul piano della bilancia il problema di poter e dover rappresentare dei giovani lavoratori che non hanno alcune garanzie contrattuali e soprattutto è stato critico verso “una parte del sindacato che molto spesso sciopera contro gli stessi accordi che ha sottoscritto precedentemente”.
Infine il convegno si è concluso con le relazioni finali di Carmelo Barbagallo e di Susanna Camusso. Il segretario della Cgil, Camusso, ha voluto precisare riguardo il ricordo evocativo di quegli anni che “è importante la memoria e non l’imitazione”. Riguardo il lavoro e le problematiche a esso connesse, l’errore del sindacato è stato quello di affidarsi a una “legislazione che non ha risolto nulla”. Inoltre “si continua a evocare il problema dell’inflazione a due cifre e alla crisi che può portare dimenticando invece che il vero problema è la disoccupazione” ed è quello il lavoro del sindacato. Infine la crisi che si registra nel sindacato è la mancanza di “un pensiero lungo sui problemi”, ovvero “una discussione che duri più di tre giorni” su quelle che sono le questioni del mondo lavorativo attuale.

Maria Teresa Olivieri

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