mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Nadia Borghi:
Non tutto perfetto nel Pronto Soccorso di Reggio E.
Pubblicato il 19-06-2015


Lettera aperta
Alla Dottoressa Annamaria Ferrari
Primario del Pronto Soccorso Dell’Ospedale Santa Maria di Reggio Emilia

Dottoressa Ferrari, il 2 giugno scorso purtroppo è toccato a me sperimentare l’efficienza del servizio offerto dal reparto che Lei dirige, il Pronto Soccorso del santa Maria Nuova.
Sono entrata con mio marito che accusava dolori lancinanti allo stomaco precisamente verso le 9,30 del mattino; come da cartello apposto all’accettazione dove si dichiara che “i professionisti del Triage sono formati per offrire la miglior valutazione ed assistenza in relazione ad ogni singolo caso”, cartello che segue invitando a” rispettare il loro operato e a collaborare se richiesto”, noi ci siamo attenuti alle regole.
Siamo entrati alle 9,30 circa, un operatore del Triage ha provato a mio marito l’ossigenazione, la pressione sanguigna e gli ha pure fatto l’elettrocardiogramma per poi lasciarlo su una carrozzina , senza più che nessuno si interessasse di lui fino al momento in cui è stato chiamato in ambulatorio alle 15,30 circa del pomeriggio.
Nel frattempo mio marito, stanco e spossato, non sapeva neppure più se stava bene o male.
In ambulatorio, una Dottoressa ed una infermiera meravigliose gli hanno fatto un prelievo di sangue, un’ecografia, un elettrocardiogramma e gli hanno somministrato un flebo per diluire il sangue in attesa degli esiti dell’esame del sangue. Dopo 2 ore, tempo utile per avere il referto dell’esame richiesto, mio marito è stato steso d’urgenza su di una barella per condurlo di tutta fretta in Cardiologia d’urgenza col rischio di una imminente ischemia in atto.
Arrivati in reparto ha accusato un altro forte dolore e dopo un altro elettrocardiogramma si appurava di essere in presenza di un infarto schivato; si procedeva  con una coronarografia d’urgenza per poi valutare la necessità di inserire due stent alle coronarie.
Ora mio marito è ricoverato in Cardiologia salvato in extremis dall’esperienza della Dottoressa del Pronto Soccorso ma col tempo trascorso dalle 9,30 del mattino alle ormai sopraggiunte 18,30 del pomeriggio, avrebbe potuto lasciarci la pelle.
Io non metto in dubbio la professionalità dei Suoi “professionisti del Triage” e non so neppure che codice fosse stato assegnato a mio marito, anche se, visto il tempo d’attesa, presumo bianco.
Si rende conto Dottoressa Ferrari che qualcuno ha pregato per mio marito martedì 2 giugno?
Non ritiene necessario inserire fra i “professionisti del Triage” anche un medico che, senza nulla togliere  a questi preparati operatori, possa valutare meglio i casi dei singoli pazienti? E non pensa che gli ambulatori siano pochi in base all’affluenza al Pronto Soccorso?
Lei lo sa che se la fortuna non mi avesse assistito ora piangerei mio marito?
Visto il recupero di mio marito, grazie all’esperienza della Dottoressa del Pronto Soccorso prima e del personale della Cardiologia poi, spero di riaverlo a casa al più presto, ma ritengo indegno tenere una persona in quelle condizioni su di una carrozzella dalle 9,30 alle 15,30, condizione poi protrattasi fino alle 18 passate, per il Pronto Soccorso lo ritengo un comportamento gravissimo.
Il mio ringraziamento va alla Sua Dottoressa che poi si è pure recata in Cardiologia quando ha saputo dell’aggravamento di mio marito; un altro ringraziamento va a tutta l’equipe della Cardiologia, persone davvero competenti, cordiali e disponibili, ma purtroppo non posso dire altrettanto dell’accetttazione del Pronto Soccorso che lei dirige.
Cordialmente
Nadia Borghi
4 giugno 2015

Risponde la dr.ssa Ferrari

Egregia S.ra Borghi,
in genere considero le segnalazioni che provengono dagli assistiti (o loro parenti) quale materiale prezioso su cui riflettere e lavorare per apportare eventuali correzioni all’organizzazione. E’ in questo modo che considero la sua lettera aperta, anche se non condivido la modalità prescelta di contemporanea diffusione alla stampa.
Ho recuperato tutta la documentazione relativa alla persona che presumo corrisponda a suo marito e precisamente al Sig. G. O. Ho anche parlato con Infermieri e Medici che hanno avuto in cura il Sig. G. O. L’accesso al pronto Soccorso è avvenuto alle 9,37 e l’Infermiere di triage lo ha effettivamente sottoposto ad ECG, che è stato fatto valutare in tempo reale al medico di riferimento ed è risultato negativo per ischemia in atto, lo stesso infermiere ha misurato i parametri vitali, che sono risultati nella norma.
In base alla negatività dell’ECG e dei parametri vitali, in base inoltre alla presenza di una sintomatologia dolorosa ai quadranti superiori dell’addome presente da 4 giorni in modo discontinuo, al Sig. G. O. è stato assegnato un codice verde ed è stato fatto accomodare su sedia a rotelle e trattenuto nei pressi del triage, per cogliere eventuali modificazioni del quadro clinico.
In quel momento il totale dei pazienti in gestione e in attesa raggiungeva le 28 unità e nelle 4 ore successive sono stati accettati 59 pazienti.
Vista la stabilità del quadro clinico confermata più volte all’Infermiere, a voce dallo stesso Sig. G. O., egli è stato condotto nell’ambulatorio di visita alle ore 13,34, in base alle priorità del codice verde.
Qui è stato visitato approfonditamente dalla D.sa Spaggiari che, con atteggiamento prudenziale, dettato più dal consumo quotidiano di sigarette dichiarato (3 pacchetti/die) che dalle caratteristiche della sintomatologia presentata, ha eseguito accertamenti ematologici allo scopo di escludere un’eventuale ischemia cardiaca.
La successione degli eventi la conosce bene in quanto la D.ssa Spaggiari, visti gli esiti degli esami di laboratorio, ad ECG sempre negativo, ha disposto il ricovero in Cardiologia Unità Coronarica alle ore 15,46.
Fin qui la descrizione degli eventi, che ridimensionano l’entità dell’attesa e della permanenza in Pronto Soccorso come da lei descritte (..dalle 9,30 del mattino alle ormai sopraggiunte 18,30 del pomeriggio…) e che, a mio parere, evidenziano una gestione attenta dell’infermiere di triage che si è accertato più volte delle condizioni del Sig. G. O., condizioni che non potevano da subito fare pensare ad un’ischemia cardiaca in atto né incipiente.
Preciso però che anche un tempo d’attesa diverso non avrebbe inciso sul percorso e decorso clinico del Sig. G. O. che in nessun momento di permanenza in Pronto Soccorso, e per quanto mi è stato riferito neppure in Cardiologia, si è trovato in condizioni di rischio per la vita.
Al di là di queste considerazioni sulla gestione del caso del Sig. G. O., non sottovaluto certo l’importanza di ridurre quanto più possibile i tempi d’attesa per la presa in carico dei pazienti da parte del medico e proprio in quest’ottica stiamo lavorando, nella consapevolezza di non potere disporre di risorse illimitate.
Cordiali saluti,
Anna Maria Ferrari

Replica della sig.ra Borghi

Dottoressa Ferrari
Ancora una volta le scrivo in merito alla Sua risposta(che invio in allegato) coinvolgendo la stampa che gentilmente mi ospita.
Trovo strano il Suo dissenso nel rendere pubblico un disservizio pubblico perché Lei, insieme alla Sua equipe; percepisce stipendio ricavato da soldi pubblici e ritengo giusto mettere a conoscenza i cittadini in merito a come vengono spesi i loro soldi; le criticità devono essere risolte al fine di cercare la soluzione utile a non far sentire il cittadino un numero al momento in cui manifesta problemi di salute.
Voglio riprendere alcuni punti della Sua risposta per informarLa di alcune cose:
1) Mio marito è entrato accusando dolori allo stomaco che duravano da alcuni giorni, l’elettrocardiogramma ha dato esito negativo come lo ha dato dopo ore in ambulatorio, infatti la gravità è apparsa dopo l’esito di un prelievo sanguigno in ambulatorio: non era forse il caso di fare un prelievo all’arrivo visto che i dolori allo stomaco continuavano? Non credo che gli esperti del P.S. si basino sulle sensazioni del paziente, altrimenti ognuno di noi si cura da solo.
2) In tutto il tempo che mio marito è rimasto sulla carrozzella davanti al bancone del Triage nessuno è venuto a chiedere come stava, e in quella posizione non lo ha messo nessuno se non io, io e nessun altro!!! Anzi, dapprima era nella stanzetta di fianco al bancone ma mi è stato chiesto di spostarlo perché  lì doveva venire altra gente, io l’ho spostato fuori cercando un angolo riparato da correnti, io però, e nessun altro Dottoressa.
3) Il tempo d’attesa che lei contesta non è rilevante, sempre ore sono, e per una persona che si è rivelata poi a rischio ischemia è stato comunque troppo lungo; la Sua brava Dottoressa  Spaggiari, appena visto mio marito ha fatto tutto il necessario senza sapere se fumava tanto o poco, ma solo dopo aver visto l’esito del prelievo gli ha chiesto quante sigarette fuma, non prima! La Dottoressa Spaggiari ha dimostrato professionalità e competenza.
4) Se all’arrivo in Cardiologia non si fosse riscontrata urgenza, mio marito non sarebbe stato sottoposto a coronarografia urgente con inserimento di due stent .
5) Purtroppo però Dottoressa le devo dare una notizia: in questi giorni di degenza di mio marito ho raccolto testimonianze di persone che  prima di essere ricoverate in cardiologia d’urgenza hanno vissuto  al Pronto Soccorso la stessa esperienza di mio marito, con lo stesso trattamento come fosse un’abitudine.
6) Solo per farLe un esempio il signore che ha diviso fino ad oggi la stanza con mio marito(che oggi viene dimesso)è stato lasciato in attesa fino al sopraggiungere di un infarto. Anche per lui E.C.G. negativo, tutto uguale.
Questo signore è uno dei tanti, creda, anch’io pensavo il nostro fosse un caso.
Ribadisco Dottoressa, non sia risentita se informo la stampa, è un mio dovere, come dovrebbe essere Suo dovere provvedere al fine che non vengano più sottovalutati casi a rischio vita.
I più che si recano al Pronto Soccorso non vengono per una semplice passeggiata, non si sentono bene.
Dopo questa esperienza, in caso di bisogno, farò il possibile per cercare vie alternative al Pronto Soccorso spiegando la motivazione e colgo l’occasione di invitare i cittadini che si sono trovati in situazioni simili a contattarmi, farò del mio meglio per aiutarli.
Intanto cercherò di contattare altre personalità all’interno della nostra sanità chiedendo di collaborare con Lei nel sistemare queste carenze
Cordialmente
Nadia Borghi
Reggio Emilia 6 giugno 2015
Direttore Pronto Soccorso

 

 

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