martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sentenza Consulta. Ad agosto via ai rimborsi sulle pensioni
Pubblicato il 30-06-2015


Dal primo agosto prossimo l’Inps pagherà a titolo di arretrati la rivalutazione delle pensioni all’inflazione sancita dalla sentenza della Consulta, che aveva dichiarato illegittimo il blocco della perequazione, e recepita nei giorni scorso dal decreto legge del governo. Ad essere interessate dall’erogazione una tantum, i trattamenti pensionistici da 3 volte il minimo fino a 6 volte (oltre questo tetto non è previsto nessun rimborso), secondo un meccanismo di decalage confermato da una circolare Inps pubblicata il 25 giugno scorso. Nello specifico, per gli assegni di quiescenza di importo lordo fino a 1500 arriverà un rimborso di 796,27 euro a valere per gli anni dal 2012 al 2015. In particolare saranno restituiti 210,6 euro di adeguamento all’inflazione per il 2012 e 447,2 per il 2013. Per il 2014 e 2015, invece, la corresponsione dovuta sarà pari rispettivamente a 89,96 euro e 48,51 euro.

Per il 2012 e 2013 dunque, continueranno a percepire un reintegro del 100% dell’inflazione tutti i trattamenti di importo complessivo fino a tre volte il minimo; del 40% quelli superiori alla predetta soglia (3 volte il minimo) e fino a 4 volte; del 20% quelli superiori a 4 volte il minimo e fino a 5 volte; del 10% per quelli sopra 5 volte il minimo e fino a 6 volte. Per il 2014 e il 2015 invece la rivalutazione sarà riconosciuta a partire dalle prestazioni pensionistiche superiori a 3 volte il minimo e fino a 6 volte e sarà pari al 20% della percentuale assegnata per ogni fascia di reddito per gli anni 2012-2013. Dal 2016 le percentuali di perequazione verranno incrementate nella misura del 50% del 40% fino a quattro volte il minimo, del 50% del 20% fino a cinque volte e del 50% del 10% fino a sei volte. Così per i trattamenti previdenziali superiori a 3 volte il minimo e fino a 4, che costituiscono la maggior parte dei casi, la base della pensione diventerà da agosto di 1.525 euro mensili per arrivare dal gennaio 2016 e 1.541 euro. Il nuovo importo della pensione dell’anno 2016 sarà poi, la nuova base per il calcolo della perequazione a regime. A decorrere dal 2017 torneranno comunque in vigore le disposizioni sulla rivalutazione automatica delle pensioni della legge 388 del 2000.

Jobs Act. Congedo parentale, adesso si cambia 

Più tempo per beneficiare del congedo parentale facoltativo: possibilità che passa dai 3 ai 6 anni di età del bambino perché si possa fruire di quello retribuito al 30% e dagli 8 ai 12 anni per quello non retribuito, la cui durata resta comunque di 6 mesi per il genitore. Ma è in arrivo anche un’altra misura ad hoc per mamme e papà: la possibilità di ‘trasformare’ il congedo parentale in part-time al 50%. Sono queste parte delle novità contenute nel decreto legislativo del Jobs act sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, approvato di recente in Cdm per il via definitivo dopo aver ottenuto il parere delle commissioni parlamentari competenti. Queste misure – che scattano il giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta, quindi a brevissimo – si applicano per ora “in via sperimentale per il solo anno 2015 e per le sole giornate di astensione riconosciute nell’anno medesimo”.

Dunque per godere di queste agevolazioni anche per gli anni successivi servono altre decretazioni legislative con la relativa copertura finanziaria (104 milioni gli oneri valutati per il 2015). Intanto, accogliendo i suggerimenti dei pareri parlamentari, il governo si è impegnato a valutare “la possibilità” anche “di finanziare servizi di baby sitting e asili pubblici in prossimità dei luoghi di lavoro o di residenza della lavoratrice o, in alternativa, l’incentivazione di servizi innovativi quali il ‘nido di famiglia’ o la ‘tagesmutter'”. Sono le novità principali appena introdotte dall’esecutivo, che ora dovranno essere pubblicate in Gazzetta ufficiale.

Congedo retribuito al 30% fino a 6 anni bambino. Si prevede che sino al sesto anno di età del bambino (invece del terzo previsto finora), le lavoratrici ed i lavoratori abbiano diritto di fruirne con l’indennità pari al 30% della retribuzione. Tra gli impegni – non contenuti per ora in norme – c’e’ quello di valutare l’estensione anche per i bambini che superano i sei anni, ma solo per i nuclei familiari più indigenti.

Congedo non retribuito fino a 12 anni bambino. Si estende dagli 8 anni ai 12 anni di vita del bambino l’arco temporale di fruibilità del congedo parentale non retribuito (la cui durata resta comunque invariata a 6 mesi, che sale a 10, estendibili a 11 mesi nella coppia). Queste novità valgono anche nei casi di adozione e affidamento.

Possibilità part-time al 50%. In assenza delle determinazioni contrattuali, ciascun genitore può scegliere la fruizione del congedo parentale su base oraria (anziché giornaliera), “in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente” all’inizio del congedo parentale. In caso di godimento orario è esclusa la cumulabilità con permessi o riposi. La possibilità di utilizzare il congedo parentale ad ore era già stata prefigurata dalla legge di stabilità del 2013 ma era di fatto rimasta nel cassetto perché la stessa rinviava alla contrattazione collettiva di settore il compito di stabilire le modalità e criteri. E, ad oggi, soltanto pochi contratti l’hanno regolamentata. Qui viene indicato il criterio di calcolo.

Maternità obbligatoria anche oltre 5 mesi se parto prematuro. I giorni di astensione obbligatoria non consumati prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, sono aggiunti al periodo di congedo di maternità post-partum anche qualora la somma dei due periodi superi il limite complessivo di cinque mesi. Questo va incontro soprattutto ai casi di parti molto prematuri.

Scende da 15 a 5 giorni termine preavviso a datore lavoro. Si riduce da quindici a cinque giorni il periodo minimo di preavviso per l’esercizio del diritto al congedo parentale da comunicare al datore di lavoro – ferma restando l’ipotesi (già vigente) che i contratti collettivi contemplino un termine più ampio – e si introduce, per l’ipotesi di fruizione su base oraria, un termine minimo di preavviso di due giorni.

Telelavoro. Per incentivare il ricorso al telelavoro per ‘cure parentali’, si prevede un beneficio normativo per i datori di lavoro privati: ossia escludendo questi lavoratori dal computo di limiti numerici stabiliti per l’applicazione di previsioni normative legate alla base occupazionale.

Jobc Act. Congedo parentale e Cig, ok da Confindustria

All’indomani del via libera del Governo ai decreti attuativi sul Jobs act, con la stretta sulla Cig e l’ampliamento del congedo ai genitori, arrivano reazioni contrastanti dal mondo del lavoro. Disco verde da Confindustria, luci e ombre per i sindacati.

Camusso, è progetto riduzione qualità lavoro – Dopo i decreti attuativi sul Jobs act ”confermiamo ciò che avevamo dato per acquisito nella legge delega, cioè che il progetto non era di investimento in termini di qualità del lavoro, ma di una sua riduzione”. Lo ha affermato all’Ansa il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a margine di una conferenza tra sindacati italiani e tedeschi nell’ambasciata d’Italia a Berlino.
Con i decreti attuativi del jobs act ”qualche serio passo avanti si è fatto sul tema della conciliazione”, mentre elementi ”in parte positivi sono i temi della cassa integrazione e degli ammortizzatori”, ha dichiarato Camusso.

Squinzi, decreti complessivamente positivi – Il varo in Cdm giovedì scorso di decreti attuativi sul Jobs act “riteniamo che sia complessivamente positivo”. Lo ha riferito il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, arrivando all’assemblea di Confindustria svoltasi a Ravenna. “Dobbiamo sempre fare una valutazione complessiva – ha aggiunto -: lasciamo arrivare in fondo” l’operato del Governo.

Barbagallo, su demansionamento governo ha sbagliato  – ”Sul demansionamento il governo ha fatto un errore” nei decreti attuativi del jobs act, ”perché creerà ulteriore conflittualità legale”. Lo ha segnalato all’Ansa il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, a margine di una conferenza tra sindacati italiani e tedeschi svoltasi nell’ambasciata d’Italia a Berlino. ”Anche se viene precisato che non gli toglieranno i soldi – ha aggiunto -, può incidere sulla carriera. Per questo tre secondi dopo essere stato demansionato, il lavoratore andrà da un magistrato per avere giustizia”.

Cambia congedo parentale, stretta sulla Cig – Più tempo per beneficiare del congedo parentale facoltativo: possibilità che passa dai 3 ai 6 anni di età del bambino perché si possa fruire di quello retribuito al 30% e dagli 8 ai 12 anni per quello non retribuito, la cui durata resta comunque di 6 mesi per il genitore. Ma è in arrivo anche un’altra misura ad hoc per mamme e papà: la possibilità di ‘trasformare’ il congedo parentale in part-time al 50%. Sono le novità contenute nel decreto legislativo del Jobs act sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, appena approvato in Cdm per il via definitivo dopo aver ottenuto il parere delle commissioni parlamentari competenti. Queste misure – che scattano il giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta, quindi a brevissimo – si applicano per ora “in via sperimentale per il solo anno 2015 e per le sole giornate di astensione riconosciute nell’anno medesimo”. Dunque per godere di questi benefici anche per gli anni successivi servono altri decreti legislativi con la relativa copertura finanziaria (104 milioni gli oneri valutati per il 2015). Intanto, accogliendo i suggerimenti dei pareri parlamentari, il governo si è formalmente impegnato a valutare “la possibilità” anche “di finanziare servizi di baby sitting e asili pubblici in prossimità dei luoghi di lavoro o di residenza della lavoratrice o, in alternativa, l’incentivazione di servizi innovativi quali il ‘nido di famiglia’ o la ‘tagesmutter'”. Queste le misure innovative principali, che ora dovranno essere pubblicate in Gazzetta ufficiale.

Lavoro. Il congedo parentale un Europa e nel mondo 

Queste le regole sul congedo parentale in alcuni Paesi europei e del mondo.

Germania – Padri e madri hanno gli stessi diritti di congedo, pagato al 65% dello stipendio per 12 mesi per uno dei due. Vengono riconosciuti 14 mesi alla madre (cioè un bonus di 2 mesi) se il padre ne prende almeno due. Se due mesi sono simultanei, ne viene pagato uno a testa;

Francia – Le madri possono usufruire di 16 settimane al 70% e, dal terzo figlio, di 26 settimane. Una donna incinta non è obbligata a rivelare ai datori la propria gravidanza fino a quando non desidera prendersi il congedo, notificandolo all’azienda per lettera o verbalmente. I padri possono chiedere 2 o più settimane retribuite al 100% dello stipendio e possono avere periodi di congedo entro i primi tre anni dalla nascita se hanno più di un figlio;

Regno Unito – 52 settimane al 90% dello stipendio per 6 settimane, il resto non retribuito. 13 settimane per i padri senza retribuzione né sussidi;

Spagna – 16 settimane pagate al 100% dello stipendio per le madri (di cui 6 dopo il parto) se si sono pagati almeno 180 giorni di contributi in cinque anni. I padri hanno diritto a 2 settimane retribuite;

Svezia – Il primo paese a introdurre i congedi parentali (1974) è tuttora uno dei più generosi ed egualitari: una coppia di genitori può prendere fino a 13 mesi fra i due all’80% della retribuzione. Il periodo può essere spezzato o preso unitariamente, con un ulteriore bonus di 90 giorni a paga ridotta;

Stati Uniti – Regolato dal Family and Medical Leave Act del 1993 della presidenza di Bill Clinton, garantisce un minimo di 12 settimane di congedo non pagato, ma con delle limitazioni: la dipendente deve lavorare per un’impresa con almeno 50 dipendenti, deve averci lavorato per almeno un anno in cui abbia accumulato un minimo di 1.250 ore;

Giappone – 14 settimane di congedo al 60% dello stipendio e fino a un anno non retribuito. Simile al sistema tedesco dei bonus per l’alternanza fra genitori.

Carlo Pareto 

                                                            

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