venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Solo un padre”.
La paternità secondo
il regista Luca Lucini
Pubblicato il 23-06-2015


Solo Un Padre

Luca Argentero protagonista del film “Solo un padre”

Ci sono molte cose di cui ci si può rimproverare e di cui un uomo possa colpevolizzarsi e che non si possa perdonare. Ma non si potrà mai pentire di essere un padre. Questo un po’ il messaggio del film, per la regia di Luca Lucini “Solo un padre”: con Luca Argentero, Anna Foglietta, Claudia Pandolfi e Diane Fleri. Andato in onda su La 5, è liberamente ispirato alla storia del romanzo di Nick Earls “Le avventure semiserie di un ragazzo padre”. Un figlio e una figlia ti cambiano la vita e diventano la tua unica ragione di vita. In un momento in cui si è tornato molto a parlare di adozioni, anche per le coppie omosessuali, fecondazione assistita e inseminazione artificiale, la rappresentazione della paternità mostrata da questo film del 2008 mostra uno dei legami più forti in assoluto che possano esistere in una società: la genitorialità.

In un’epoca in cui invece i rapporti e i legami sono molto blandi anche tra le coppie, riuscire a sentire di avere qualcosa di autentico da difendere permette di continuare ad andare avanti nella routine anonima ed alienante di tutti i giorni, di una quotidianità fatta soprattutto di tanta banalità e superficialità e poca profonda umanità di sentimenti. Protagonista, infatti, è Carlo (Luca Argentero), un dermatologo 30enne che ha perso la moglie ed è rimasto con una figlia di 10 mesi: Sofia, soprannominata da tutti “fagiolino”. Continua la sua vita e il suo lavoro per forza di inerzia, senza troppa convinzione. Mentre cerca di aiutare i suoi pazienti, prova a trovare un senso anche alla sua esistenza. Finché a stravolgergli la vita ci saranno due donne: Caterina (Anna Foglietta, con cui Argentero ha già lavorato in “Noi e la Giulia”) e Camille (Diane Fleri).

Poi improvvisamente tutto gli appare chiaro quando si trova solo al mare (quello di Finale ligure, dove sono state effettuate le riprese) con la figlia: “I primi giorni avevo paura; pensavo non ce l’avrei fatta. Eri così piccola e mi resi conto che c’ero solamente io a proteggerti e ho pensato che qualcosa da raccontarti l’avrei trovato”. Quella figlia sarà la sua forza per proseguire. Questa scena è particolarmente bella e suggestiva. Il mare è il posto più romantico, quasi la cornice perfetta di una storia d’amore, col simbolo di un’unione, una figlia appunto, una vita innocente. Con il fluire delle onde come della vita, ma il mare si increspa e diventa la parte più tormentata della vita in cui si rischia di affogare e annegare nei problemi di tutti i giorni che l’esistenza ci sottopone. Ma come un naufrago si trova riposo e pace nella sabbia della spiaggia a guardare la vita con occhi diversi. Lui torna per un attimo ad emozionarsi, a trovare il senso della sua vita, quella piccola creatura che stringe tra le braccia, lo guarda e ride e così prova a parlarle. Lontano da lei torna all’aridità fredda della sala operatoria, dove contano solamente l’apparenza e l’estetica (se rimangono cicatrici dopo l’intervento o se il volto è un po’ più gonfio da una parte), più della vita vera reale.

Barbara Conti 

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