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Opinioni e commenti
 

Strage di Sousse. Il terrorista aveva fatto l’animatore
Pubblicato il 29-06-2015


Sousse-attentato-turisti

Un momento della manifestazione di ieri sulla spiaggia della strage

Nuovi dettagli sulla strage compiuta sulla spiaggia di Sousse, in Tunisia, venerdì scorso. Seifeddine Rezgui, l’autore del massacro, 38 morti, secondo il ministro degli interni, potrebbe aver fatto in passato l’animatore in alcuni villaggi della zona e potrebbe perfino aver lavorato per l’Hotel Riu Imperial. Allarme stragi in Gran Bretagna dove Cameron invita la BBC a non usare più il termine ‘Stato islamico’ per indicare l’Isis. E in Italia, Maroni suggerisce a Alfano di chiudere le moschee.

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Col passare delle ore emergono nuovi dettagli sulla strage compiuta sulla spiaggia di Sousse, in Tunisia, venerdì scorso. Seifeddine Rezgui, l’autore del massacro, 38 morti, secondo il ministro degli interni di Tunisi Najem Gharsalli, potrebbe aver fatto in passato l’animatore in alcuni villaggi della zona e potrebbe perfino aver lavorato per l’Hotel Riu Imperial, al centro dell’attacco terroristico. Questo spiegherebbe la facilità con cui si muoveva anche se la direzione dell’albergo esclude di averlo abvuto come dipendente.

Intanto il ministro ha annunciato una serie di arresti di persone con ogni probabilità appartenenti alla cellula terroristica legate all’autore della strage. Tra gli arrestati, sette in tutto fino a oggi, due sono stati arrestati a Sousse, uno a Tunisi e un altro a Kasserine. Gli altri tre erano stati presi ieri.

Attentatore Sousse

Seifeddine Rezgui

La conferma che non si è trattato del gesto di un terrorista isolato arriva dal ministro del turismo tunisino Selma Elloumi Rekik. “L’attentatore dell’Hotel Riu Imperial autore della strage di Sousse, non era solo e non è arrivato dal mare, bensì con un’utilitaria” anche se ancora non è stata definita completamente la dinamica esatta dell’accaduto.

La strage ha riacceso in tuttta Europa il dibattito sulla risposta da dare al terrorismo di matrice islamica. In alcuni casi ci si concentra sull’aspetto più squisitamente propagandistico della principale organizzazione che minaccia la sicurezza degli europei e non solo.

Il premier britannico David Cameron, ad esempio, ha lanciato un appello alla BBC chiedendo di non usare più il termine ‘Stato islamico’ per indicare l’Isis, perché questo è soltanto un “atroce e barbaro regime che è il travisamento della religione islamica”. Sono in molti ad invitare a non dare la dignità di un riconoscimento politico a un movimento che ha soltanto le sembianze del terrorismo anche perché, sottolinea Cameron, questo “velenoso culto della morte” sta “seducendo troppe giovani menti in Europa, America, nel Medio Oriente e altrove” e “questa sarà la lotta della nostra generazione”.

Gli inglesi, che nell’attacco di Sousse hanno perso non meno di 15 connazionali – se non trenta – sono molto preoccupati per la possibilità che venga compiuta una strage come quella all’hotel Riu Imperial Marhaba anche nel Regno Unito. Secondo la National Crime Agency, c’è una ‘‘minaccia crescente’’ che nel Paese, dove le armi da fuoco sono molto controllate e poco diffuse, vengano introdotte illegalmente le piccole pistole mitragliatrici Skorpion di produzione ceca, in grado di compiere un massacro in un luogo affollato.

Preoccupazioni serie e risposte articolate, come il suggerimkento alla BBC del premier. In Italia invece c’è chi non rinuncia a utilizzare anche questo fatto terribile a fini propagandistici. È il caso del presidente della regione Lombardia, Roberto Maroni, che ha invitato il ministro dell’interno Angelino Alfano a prendere in considerazione l’idea di chiudere le moschee anche in Italia.

“L’allarme terrorismo? Se la Tunisia ha chiuso alcune moschee, significa – ha detto – che è una strada che dobbiamo considerare e anche seguire, per cui mi auguro che il ministero dell’Interno e il governo non si facciano prendere da ideologismi di nessun tipo, mettendo in primo piano la sicurezza dei cittadini e arrivando, se necessario, a chiudere delle moschee”.

Inutile dire che in Tunisia il provvedimento, in corso di esecuzione, riguarda 80 moschee dove il mullah incitava alla violenza, un goccia nel mare delle moschee sul suolo tunisino mentre in Italia i luoghi di culto islamici sono qualche decina e da tempo sono già oggetto di particolare attenzione da parte delle forze di polizia.

Redazione Avanti!

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