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Opinioni e commenti
 

Tfr, attenti ai falsi ingenui
Pubblicato il 04-06-2015


Se dovessimo prendere sul serio le reazioni del governo e dei suoi esperti al flop clamoroso della decisione di includere il Tfr in busta paga dovremmo convenire che il nostro è un Paese di ingenui. L’esperienza però ci ammonisce a non essere così accomodanti e a tenere presente che la schiera degli “ingenui” è formata da diverse fattispecie. Ci sono coloro che non capendo niente e però avendo l’obiettivo di dimostrarsi capaci e ben informati, si rifugiano nel ruolo degli “ingenui” per non dovere ammettere i propri torti. Ci sono coloro che sono ben consapevoli della portata di quello che fanno, e che si fingono “ingenui” affinché non si scopra che sono dei veri e propri lestofanti e ci sono infine quelli che scelgono di volta in volta la posizione che gli sembra più conveniente.

Se vi ricordate la scelta di includere il Tfr in busta paga costituì un cavallo di battaglia per tantissime persone che, a partire dal Presidente del Consiglio per arrivare al Ministro Padoan e al Ministro Poletti, si fecero in quattro per convincerci che quella misura avrebbe portato grandi benefici. Se anche uno solo di loro si fosse chiesto di che cosa stavano parlando avrebbe sicuramente mostrato qualche certezza di meno. Non c’era affatto bisogno di essere dei maghi e neppure degli esperti di economia per capire che le persone decidono sul loro futuro in base a quello che gli succede nel presente. Se il Tfr è l’unica fonte di risparmio certo al quale puoi fare ricorso nei momenti più critici, la prima cosa che ti viene in mente è di non toccarlo almeno che non si verifichino situazioni che ti obbligano a farlo. Se ti trovi di fronte a una decisione sulla base della quale il tuo reddito mensile cresce fittiziamente di quasi il 10%, il tutto con soldi che sono tuoi, e assottigliando l’ammontare di un piccolo risparmio che potrai utilizzare a fine rapporto, la tendenza a dire di no non può che diventare un “vaffa” gridato ad alta voce.

Come è possibile che una persona che appare spesso molto pensierosa e riflessiva come il Ministro Padoan non si sia interrogato su come avrebbero reagito i lavoratori? E, altra domanda: a nessuno è venuto in mente che un’operazione tanto complicata richiedeva almeno una consultazione seria del sindacato? Quello che è sfuggito a chi governa è che esistono persone che fanno fatica a sbarcare il lunario e non è con la tattica del giuoco delle tre carte, spostando pochi soldi da una voce ad un’altra, che la gente ritrova fiducia.

Sarebbe davvero venuto il momento di prendere atto che in politica non c’è spazio per le favole soprattutto quando si è deciso che debbano essere a lieto fine. Un lavoratore che per anni non vede crescere il proprio reddito, che si sente minacciato anche per il posto di lavoro è logico che decida che il Tfr, essendo suo, non venga manomesso con tanta disinvoltura. Coloro che dovrebbero scegliere di mettere il Tfr in busta paga sono gli stessi ai quali si era chiesto di utilizzarlo invece per costruire le pensioni integrative che ovviamente sono state avversate di fatto con le scelte del governo di non aiutarle neppure attraverso gli sgravi fiscali.

Oggi i così detti falsi ingenui, e cioè l’insieme di imbroglioni e di azzeccagarbugli, ci spiegano che le decisioni del governo in generale stanno producendo una sorta di miracolo sul terreno dell’occupazione e che il dramma è rappresentato dal fatto che i consumi interni non tirano affatto, o comunque molto meno del previsto. Sarebbe bello che qualcuno ci spiegasse se è possibile il miracolo di consumi interni che crescono in assenza di mezzi finanziari adeguati.

Non è affatto necessario aver studiato alla Bocconi per sapere che per comprare ci vogliono i soldi e che i soldi, se non ci sono, non si possono inventare. Malgrado tutto questo, il Governo non sembra avere ripensamenti.

Sulla vicenda del Tfr era lecito attendersi che qualcuno ammettesse di avere sbagliato lui e non già quelli che c’erano prima. Si preferisce invece andare avanti a testa bassa e continuando a sbagliare in maniera pacchiana. Non intendendo affatto dare per scontate le voci che circolano e non do affatto per scontata un’operazione davvero inaccettabile come sarebbe quella di trasferire risorse dai redditi dei pensionati a quegli di altri cittadini. Però i discorsi che circolano sulle pensioni troppo ricche rispetto ai contributi versati devono far suonare un campanello di allarme. Quello che temiamo non è solo quanto già detto a proposito delle situazioni di emergenza relative ai buchi del bilancio statale e della stessa Inps che dovrebbero essere ripianati grazie a meccanismi di prelievo dalle pensioni in modo oltretutto raffazzonato e cialtronesco.

I problemi quando esistono vanno affrontati con molta razionalità e pazienza e sempre chiedendosi quali saranno gli effetti del giorno successivo. Un governo che prende una decisione e dimostra poi di non aver minimamente riflettuto su quanto quella decisione avrebbe influito sulla qualità della vita delle persone si assume delle responsabilità gravissime. Che i cittadini italiani non sono disposti a continuare a subire senza ribellarsi, come hanno dimostrato anche in questi giorni nella loro veste di elettori, dovremmo quindi sentirci avvertiti tutti sull’esigenza di cambiare non solo modi di governare ma anche di gestire i rapporti con quella parte dei cittadini italiani che sono esclusi dalle élite che tutto sanno e che sono tranquilli e arroganti in quanto tutto scaricano sulle spalle degli altri.

Silvano Miniati
Network Sinistra riformista

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