giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

TPP, la paura di dumping sociale blocca Obama
Pubblicato il 15-06-2015


Obama-Pelosi-TTIPL’incontro del G7 in Baviera del 7 e 8 giugno scorsi, ci mostra un’Unione Europea che sta preparando una nuova strategia concernente gli investimenti e il commercio in generale. In quest’ambito l’Ue ha confermato il forte interesse alle iniziative multilaterali e plurilaterali in materia, tra cui il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP) con gli Stati Uniti e il Free trade area (FTA) con il Giappone già in corso di trattativa.

Questi accordi andranno ad aggiungersi a quelli già conclusi, come quello con la Corea del Sud e quello con il Canada. La commissione europea ci informa che l’obbiettivo della strategia è di rispondere meglio allo scenario commerciale globale nei prossimi cinque anni. La nuova strategia si focalizzerà, tra le altre, sull’impatto economico derivante da una politica di libero scambio, sul progresso degli accordi bilaterali dell’Unione Europea e sullo sviluppo degli sforzi della World Trade Organization (WTO) per raggiungere un accordo sul “Doha round” (la conferenza interministeriale del WTO, tenutasi a Doha nel 2001, che ha lanciato l’obiettivo di riallacciare il dialogo tra le economie industrializzate e quelle emergenti, con lo scopo di delineare accordi commerciali che favoriscano e incentivino lo sviluppo delle economie meno avanzate).

Mentre l’Europa, dunque, accelera i suoi passi, gli Usa sembrano rallentarli. Il Senato degli Stati Uniti ha respinto la possibilità per il presidente Obama di accelerare il Trans-Pacific Partnership (TPP). Questo è un accordo di partenariato tra gli States e 11 Paesi dell’area del Pacifico, tra cui Nuova Zelanda, Cile, Giappone, Messico e Vietnam. La procedura “fast track” avrebbe consentito al presidente di sottoscrivere gli accordi in piena autonomia senza possibilità per il congresso di emendarli. Se da un lato sono tutti d’accordo con l’obiettivo del TPP di contrastare il crescente sviluppo commerciale della Cina, dall’altra è forte la preoccupazione per il dumping sociale, cioè l’impatto che l’accordo potrebbe avere su diritti e salari dei lavoratori americani a seguito delle probabili delocalizzazioni industriali. È quanto ha sottolineato Nancy Pelosi, esponente dello stesso partito del presidente: “We want a better deal for American workers” (noi vogliamo condizioni migliori per i nostri lavoratori).

Francesca Fermanelli

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