venerdì, 2 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Tra i vivi e i morti
Pubblicato il 30-06-2015


Ci sono alcune regole basilari in una comunità politica, grande o piccola che sia. La prima è quella della convivenza sotto lo stesso tetto secondo i dettami delle democrazia. Si decide attraverso liberi congressi ai quali partecipano, secondo le norme dei più, gli iscritti, secondo quelle del Pd anche i non iscritti. Poi, una volta che si sono eletti gli organi e un segretario, va avanti la linea politica deliberata o all’unanimità o a maggioranza. Le minoranze possono sviluppare la loro opposizione interna e anche esterna, rispettando le decisioni della maggioranza. Questo vale per il Pd come per il Psi.

La seconda elementare regola è che il dissenso non può mai travalicare i limiti della correttezza e diventare oltraggio, insulto, denigrazione. Quando avviene è giusto che di questo si occupino gli organi di controllo a ciò preposti. Quando avviene viene meno il senso di comune appartenenza e la lotta politica interna si trasforma in faida. Il limite a volte si supera quando si ritiene che la maggioranza e il suo segretario rappresentino l’ostacolo maggiore al dispiegamento della politica che si intenderebbe perseguire. E la richiesta diventa non già quella di celebrare un nuovo congresso, ma di cambiare politica e segretario, oppure di consentire alla minoranza di sviluppare una politica opposta rispetto a quello scelta democraticamente.

E qui sta la terza e più importante regola di comportamento. Prendere atto che in un partito esiste una maggioranza democraticamente preposta a sviluppare una politica e organizzarsi per svilupparne un’altra rende impossibile la convivenza nello stesso partito. Primo perché vengono stravolte le norme statutarie e quelle della democrazia, dunque del rispetto della volontà degli iscritti, secondo perché si mina la credibilità stessa di un partito. Come può infatti essere giudicata una comunità politica con due linee contrastanti? Schizofrenica. È dunque oggi indispensabile, anche nel nostro piccolo Psi, ripristinare le regole del gioco. Civati, Fassina, Cofferati, Pastorino sono usciti dal Pd per potere autonomamente perseguire la loro politica che è in contrasto con quella del loro ex partito. La stessa cosa può valere per noi. Se qualche compagno intende perseguire una linea opposta a quella deliberata dal congresso aderendo a un’altra organizzazione può farlo uscendo dalla sua comunità politica.

Sarebbe anche un modo per evitare queste nostre polemiche che travalicano la politica e diventano così sfacciatamente personali, umorali, viscerali. Vedo che il tormentone della riunione di qualche giorno fa è stato: “Via dalla morte, vado verso la vita”. Mi permetto di osservare che se qualcuno di noi viene considerato morto è un morto che parla e che pensa. Dunque che merita rispetto. Quanto alla vita, non posso che augurarla lunga a tutti. Non so se in questo mondo o in un altro. Non so se nell’anima o anche nel corpo. Dubito però che tra il regno dei morti e quello dei vivi ci possa essere qualche comunanza, anche se dubito altresì che i vivi non finiscano per essere fantasmi. C’è un bellissimo film inglese coi protagonisti vivi che sentono le voci dei morti. Alla fine si scopre che i morti sono loro e le voci sono invece quelle dei vivi. Spiacevole sorpresa davvero. Riflettete…

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Vedo che stavolta il direttore entra nel merito dei contenuti e me ne rallegro, anche perché così il confronto non solo diventa più interessante, ma anche più utile e concreto.
    Veniamo dunque alle questioni: la prima in linea di principio è valida e riguarda gli iscritti e qui però spesso si sentono compagni che dicono che non si sa quanti iscritti ci sono in quella questa o quella sezione o federazione. O federazioni, tipo quella di Brescia, che vengono commissariate perché la loro linea politica non è congrua a determinate aspettative.
    La seconda riguarda gli improperi che spessi nascono da provocazioni cme quella svolta da un certo gavrosche o sui simboli, e dal non entrare nel merito di questioni specifiche come invece è accaduto questa volta. Terza questione: in linea di massima sono d’accordo con la conclusione, in fondo Fassina è venuto a discutere eventuali convergenze per altre linee rispetto a quelle del PD e del PSI, dopo essere uscito dal PD, e forse si aspettava una corrispondenza con socialisti disposti a lasciare nello stesso modo il PSI per fare altro. Coerenza chiama coerenza (anche se l’aggiunta di parolai c’è l’ha messa impropriamente qualcuno che scrive lettere a questo giornale)
    Conclusione: la frase “Via dalla morte, vado verso la vita” è errata, e non è un tormentone ma solo una citazione di uno dei convenuti che, in dissenso con le linee del PSI, pur essendo stato iscritto per vari anni, dopo la delusione di aver visto passare il suo segretario dal sostegno a Bersani, a quello a Renzi, lo ha lasciato serenamente e coerentemente e senza rimpianti né polemiche. Che poi si attribuisca imporpriamente ad altri oppure che la si riferisca a chi ancora tiene un piede nel PSI e con l’altro sembra stare fuori, è un’altra questione. Per comprenderla però bisognerebbe leggere tutto l’intervento di cui è la conclusione, perché essa arriva dopo un ragionamento di metodo che consta di una pars destruens e di una adstruens. Alla fine daremo il link per i curiosi. La frase corretta è “Di là i morti, vado verso la vita” ed è di D’Annunzio. Nel 1897 egli, infatti, volle provare l’esperienza politica, vivendo anch’essa, come tutto il resto, in un modo bizzarro e clamoroso: eletto deputato della destra, passò quasi subito nelle file della sinistra, giustificandosi con la celebre affermazione «vado verso la vita», per protesta contro Luigi Pelloux e le “leggi liberticide”; espresse anche vivaci proteste per la sanguinosa repressione dei moti di Milano da parte del generale Fiorenzo Bava Beccaris.
    L’accostamento è stato fatto proprio perché l’autore dell’intervento ritiene il PSI, mediante i suoi senatori, responsabile del voto su leggi altrettanto liberticide come quella sul job act e quella sulla cosiddetta “buona scuola”..solo per Renzi.
    Quanto ai film, ce n’è uno per l’appunto che si intitola “i morti e i vivi”, tratto da un racconto di Poe: la casa degli Usher, la quale finisce per sprofondare nelle terre paludose che la circondano. Purtroppo il Socialismo Italiano, a cui tanto sono affezionato corre lo stesso rischio nella permanente diatriba tra “vivi e morti”.
    Il link è il seguente es ovviamente corrisponde ad un intervento che riflette posizioni strettamente personali, ma argomentate in maniera molto precisa.
    http://legaecosocialistaporelsur.blogspot.it/2015/06/di-la-i-morti-vado-verso-la-vita.html

  2. “Le minoranze possono sviluppare la loro opposizione interna e anche esterna, rispettando le decisioni della maggioranza. Questo vale per il Pd come per il Psi”.

    Concetto GIUSTISSIMO……. Sherlock Holmes avrebbe detto: “Elementare Watson”.

    Solo che c’è un “MA”……….la DEMOCRAZIA è quella cosa in cui le minoranze possono diventare maggioranze e viceversa (e “senza spargimento di sangue” avrebbe detto Popper).

    Una maggioranza, non è cristallizzata PER SEMPRE!!
    Quando una “maggioranza” (in questo caso di partito) ritiene di esserlo a prescindere………parliamo di altro………non di Democrazia………..specie quella dei partiti che dovrebbero essere i primi a essere “democratici”.

    Fraterni saluti!

  3. A mio avviso sbagliano sia i compagni che guardano al PD, partito che sta sfasciando l’Italia e, infatti, in caduta libera nei sondaggi, sia quelli che guardano a Fassina e simili. Questa “cosa” indefinita a sinistra finirà per allearsi di nuovo col PD e saremmo al punto di partenza.
    Io preferirei che si cominciasse a costruire un’alleanza con Forza Italia per liberare gli italiani dall’opprimente pressione fiscale del PD e per ridare all’Italia quel ruolo centrale nel Mediterraneo e nel mondo che oggi è totalmente tramontato. Infine, in quell’area i socialisti sono rispettati e non derisi ed umiliati com’è abitudine degli ex comunisti, di cui il PD ha raccolto la naturale eredità politica.
    Pensateci, compagni, e torniamo protagonisti. Al Congresso del PSI potremmo portare avanti anche questa opzione. Sono troppi anni che le nostre percentuali oscillano intorno all’1%, per cui non capisco perché Nencini non abbia ancora fatto autocritica e rassegnato le dimissioni.

Lascia un commento