martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

I socialisti europei si dividono sul TTIP
Pubblicato il 11-06-2015


TTIP-Usa-UENon c’è sinistra senza tensioni. Il Partito socialista europeo si trova in questi giorni davanti a una nuova sfida, riuscire a riconciliare le anime di dissenso interne riguardo alla votazione sul Ttip (l’accordo commerciale di libero scambio tra Usa e Ue). Non solo perché in questi stessi giorni, a Budapest, da venerdì 12 a sabato 13 giugno si terrà il X congresso del Partito, dove sarà chiamato all’elezione del nuovo presidente del PSE. Per evitare fratture dolorose, in un momento in cui è necessaria più che mai l’unità d’intenti, Martin Shulz, presidente del Parlamento Europeo, ha deciso di rinviare la votazione in plenaria (prevista per ieri, mercoledì 10) sulle raccomandazioni del Parlamento europeo ai negoziatori del TTIP.

Shulz ci è riuscito appellandosi all’articolo 175 del regolamento di procedura dell’Europarlamento che consente di rimandare alla Commissione competente l’esame degli emendamenti presentati in plenaria, qualora fossero più di 50. Ma l’errore, in buona fede, è stato commesso proprio dal socialista Bernd Lange, relatore del rapporto sul TTIP, che ha proposto le modifiche del suo lavoro pur di ricucire lo strappo del suo gruppo (Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo). Sono così piovuti più di 200 emendamenti e Shulz ha cercato di rimediare rimandando il voto a luglio, mentre il prossimo incontro sul TTIP si terrà già all’inizio della prossima settimana (il 15 e il 16 giugno).
“Quello che è successo è un motivo di grande imbarazzo per il gruppo Socialisti e Democratici”, ha dichiarato l’eurodeputato Christofer Fjellner del Gruppo del Partito Popolare Europeo e membro della Commissione per il commercio internazionale. “Hanno incasinato il provvedimento talmente tanto al punto che hanno dovuto chiamare in causa Schulz e metterlo nelle condizioni di usare il suo potere per modificare l’ordine del giorno che era già fissato dalla plenaria. Nei miei 11 anni di lavoro in questa sede non riesco a ricordare qualcosa di simile”.

Ora però la questione principale per i socialisti di casa europea è il congresso di domani che vedrà l’elezione del loro prossimo presidente, i due candidati più probabili in lizza al vertice del PES sono Sergei Stanishev e Enrique Barón Crespo. Stanishev si tratterebbe di un secondo mandato in quanto presidente in carica dal 2012, il socialista bulgaro riguardo il TTIp ha dichiarato: “Sono d’accordo con il potenziale economico del TTIP ma ci sono dei limiti. Non ci devono essere compromessi con i nostri standard e gli impegni sociali e ambientali”. In caso di rielezione si tratterebbe di un secondo mandato per il socialista bulgaro in quanto presidente in carica dal 2012, mentre oggi Zita Gurmai è stata rieletta a capo dell’organizzazione delle donne europee socialiste (PES donne) in occasione della conferenza annuale di PES Donne a Budapest. Il Psi parteciperà al Congresso con una delegazione composta dal Segretario del Psi, Riccardo Nencini, Luca Cefisi, membro dell’Ufficio di Presidenza del PSE, Pia Locatelli, Presidente onoraria dell’Internazionale Socialista Donne e Elisa Gambardella, vice segretario della FGS (Federazione dei Giovani Socialisti) e neoeletta Coordinatrice del network femminista dello Yes (Young European Socialists).

Il Psi presenterà un documento politico, firmato da Nencini e Cefisi, in cui si richiama alla necessità di “un nuovo patto fondativo che rilanci le ragioni di una storia plurisecolare nel secolo nascente e faccia dell’Unione Europea un soggetto competitivo nel mondo, con un suo ruolo distinto nei processi di globalizzazione, offrendo al mondo un modello europeo, diverso da quello americano e da quello cinese”. Inoltre non potevano mancare temi di attualità come l’emigrazione e l’integrazione. Senza dimenticare i valori dei socialisti come la democrazia: “Oggi la democrazia è fragile di fronte al mercato e alla finanza globali, e i partiti non riescono più a rappresentare la società civile, la società di mezzo è in crisi. Serve un’imponente spinta riformatrice – si legge nel documento – né più né meno di quanto avvenne all’indomani del secondo conflitto mondiale, che sappia mettere la visione politica sopra all’ortodossia economica. Di questa spinta il Partito del Socialismo Europeo deve avere la leadership, e deve dare l’esempio soprattutto riguardo al superamento degli egoismi nazionali.

Il centro della nostra visione di socialisti europei è il welfare state, e al tempo stesso, l’autonomia delle persone, la loro libertà di scegliere e di perseguire nuove opportunità”. E ancora: “Se la sinistra confida nella nostalgia di un glorioso passato si preclude la capacità di specchiarsi nel futuro, e se accetta il nuovo conformismo dell’economia finanziarizzata e della riduzione della spesa pubblica a prezzo di ogni costo sociale perde la sua bussola”.

Liberato Ricciardi

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