lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

UE: più sanzioni a Mosca. Putin: più missili
Pubblicato il 17-06-2015


Putin-KubinkaAltro che fine delle sanzioni come chiedeva Putin, ma al contrario verranno estese fino alla fine di gennaio 2016. Lunedì ci sarà l’annuncio ufficiale a Lussemburgo dal Consiglio dei ministri degli esteri dei 28. La risposta occidentale all’invasione della Crimea e alla destabilizzazione dell’Ucraina non cambia registro, ma non cambia atteggiamento neppure la Russia che continua a mostrare i muscoli della sua macchina bellica riproponendo quel confronto con gli USA durato mezzo secolo e in cui l’Europa è destinata a fare la fine del vaso di coccio tra quelli di ferro.

Ieri (martedì 16) il penultimo capitolo della nuova Guerra fredda che sembra ormai avviato a superare definitivamente, da qualche tempo, il ventennio della distensione est-ovest. A Kubinka, cittadina a una sessantina di chilometri a ovest di Mosca, in un ex aeroporto militare ad accesso riservato, nel Museo che raccoglie i mezzi corazzati delle due guerre frutto di scambi con altri musei o catturati durante i conflitti, Putin ha messo altro carburante nel motore annunciando un ambizioso, e per alcuni irrealizzabile, piano di riarmo quinquennale con nuovi missili, nuovi carriarmati di ultima generazione (2.300) e nuovi jet da combattimento, i T-50. Il leader del Cremlino ha sostanzialmente confermato il programma già annunciato nel 2012, che prevede spese per 400 miliardi di dollari, con la modernizzazione del 70% di tutti i sistemi di arma entro il 2020.

Missili_Russia_ICBML’aspetto più inquietante del programma di riarmo, è però senza dubbio l’aggiunta all’arsenale nucleare dei nuovi (40) Years RS-24, missili balistici intercontinentali a testata multipla (ICBM), a carburante solido, con una gittata di oltre 11 mila chilometri. Un’arma temibile perché gli ICBM, sono dotati di MIRV, ‘Multiple Independently Targetable Reentry Vehicles’ Veicoli di rientro multipli con obiettivi indipendenti, cioè ogni missile ha al suo interno diverse testate atomiche, ognuna delle quali – non meno di 4 nel modello annunciato da Putin – è in grado di colpire un obiettivo separato. Insomma sono difficilmente intercettabili e possono raggiungere il territorio americano in pochi minuti.

Per il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg le dichiarazioni di Putin “confermano uno schema aggressivo” e sono “un tintinnio di sciabole ingiustificato, destabilizzante e pericoloso”. Le relazioni con Washington sono sempre più fredde mentre Polonia e repubbliche baltiche, Estonia, Lituania e Lettonia, chiedono lo schieramento permanente di truppe di terra come deterrente contro la ‘pressione’ russa.

L’annuncio fa seguito proprio alle dichiarazioni dei giorni scorsi quando in risposta al possibile rafforzamento in uomini e mezzi delle forze statunitensi nelle basi del Nord Europa, Mosca aveva annunciato la possibile dislocazione dei missili Iskander “nell’enclave di Kaliningrad”. Insomma una risposta doppia, a Washington e all’UE. Ma l’orso russo è in grado davvero di fare così male?

Dal New York Times

Dal New York Times

Lo scenario di Kubinka scelto per quest’ultima mossa è stato quello del Forum dell’industria bellica, ‘Army 2015’, per la prima volta ospite della ex base dell’aviazione che qualcuno in Russia – nota con una punta di acida ironia Neil MacFarquhar sul New York Times – ha ribattezzato la ‘Disneyland militare russa’ per la distanza che copre la realtà delle condizioni dell’industria bellica, le sue potenzialità, dagli annunci propagandistici del presidente Putin che non tengono conto della crisi economica e finanziaria del Paese con tagli continui a tutti i programmi, compresi quelli militari.

Ironia a parte sarebbe però un errore sottovalutare e non prendere seriamente l’atteggiamento di Mosca nei confronti di Washington, della Nato e dell’Europa come lascia intendere, citato dal NYT, Alexander M. Golts, un russo, indipendente, analista di questioni militari. “Tutti dovrebbero capire – dice Golts – che viviamo in un mondo completamente diverso da quello di due anni fa”. “In quel mondo, che abbiamo perso, è stato possibile organizzare la vostra sicurezza con i trattati, con misure di fiducia reciproca”. “Ora siamo giunti a una situazione totalmente diversa, dove per garantire la vostra sicurezza prevale la deterrenza militare”. Al di là della solita litania di accuse nei confronti dell’Occidente e della Nato, dei tentativi di accerchiare e strangolare la Russia, anche fomentando le ‘rivoluzioni arancioni’ come in Ucraina, il sentimento più diffuso, e che Putin coltiva con più intensità, è quello della patria assediata, un utile strumento per ridare animo a una macchina militare che dopo il crollo dell’Urss non ha fatto altro che deperire materialmente e moralmente. Ma se questa strategia funziona in casa, non altrettanto convince fuori dai confini dove si conoscono bene le condizioni della macchina militare russa. Un conto, spiegano, è invadere la Crimea o destabilizzare l’Ucraina, un altro confrontarsi con la macchina militare della Nato.

Ma proprio questo elemento finisce però per dare un tono lugubre alle parole di Putin perché se è vero che truppe e sistemi d’arma convenzionali non sono in grado di competere con quelli occidentali allora agli alti comandi di Mosca non resta che una minaccia, quella di una risposta asimmetrica ai mezzi convenzionali, le armi nucleari. Insomma, la debolezza a volte può essere anche più destabilizzante della forza vera.

Carlo Correr

Iskander_missili_russi_grafica

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