venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Un nuovo muro di Berlino in Ungheria. La Storia si ripete
Pubblicato il 19-06-2015


Il 13 agosto 1961 l’Urss fece costruire il muro che divise per 28 anni Berlino Est da Berlino Ovest. Un muro che crollò il 9 novembre 1989 segnando un punto di svolta nella Storia e nella competizione tra Usa e Unione Sovietica. L’abbattimento del muro alla fine degli anni ’80 contraddistinse la fine della Guerra Fredda.

L’idea di dividere, ostacolare, impedire, bloccare, è tornata di moda da qualche giorno in Ungheria. Lo stato magiaro, governato dal conservatore Viktor Orbàn, e leader di Fidesz, ha fatto sapere all’Unione Europea e al mondo intero che per frenare i flussi migratori nei Balcani si erigerà una barriera alta 4 metri al confine meridionale con la Serbia. Perciò si chiuderà completamente la frontiera con la repubblica ex-jugoslava, da dove passano numerosi migranti provenienti dalla Siria, Palestina, Libano e altri Paesi asiatici. Per quale motivo? Principalmente per sfuggire dall’incubo chiamato Isis.

Le reazioni non si sono fatte attendere, soprattutto dal vicino di Belgrado. Infatti il primo ministro serbo, Alexsandar Vučić, si dice “sorpreso e scioccato” dalla soluzione decisa da Orbàn dal suo ministro degli Esteri, Peter Szijjarto. Il braccio destro di Orbàn ha dichiarato: “L’immigrazione è uno dei problemi più seri che l’Unione Europea si trova ad affrontare. L’Ue sta cercando soluzioni, ma l’Ungheria non può permettersi di aspettare oltre”. Il ministro ha specificato che il muro si snoderà lungo il confine serbo per circa 175 chilometri e che “è possibile chiudere con una rete alta quattro metri”.

Sempre Szijjarto ha affermato che i lavori dovranno essere terminati entro mercoledì prossimo. Lo scopo è limitare l’immigrazione clandestina giacché quest’anno sono già entrate illegalmente nel Paese 57mila persone e l’anno scorso 43mila, tra cui numerosi afghani, siriani e pakistani. E più a sud, la Bulgaria ha già fatto qualcosa di analogo, costruendo una barriera lungo il confine con la Turchia lungo l’argine del fiume Evros. Con quali soldi hanno finanziato la costruzione? Con i fondi europei. Che ironia.

Il prossimo 1° luglio Viktor Orbàn discuterà dell’emergenza immigrazione in un incontro con il primo ministro serbo, Vucic. L’Ungheria fa parte dell’area Schengen, l’accordo che regola la libera circolazione delle persone, mentre la Serbia non essendo ancora membro dell’Ue non ne fa parte. Intanto la Commissione Europea ammonisce l’Ungheria, evidenziando che ci sono alternative per salvaguardare i propri varchi nel rispetto dei diritti umani e del principio di non respingimento.

Inoltre in Ungheria è presente e attivo uno dei partiti più xenofobi in Europa: Jobbik. Una forza politica nemica della solidarietà, del rispetto, della diversità e del multiculturalismo. Il suo leader, Gabor Vona, ha approvato senza ombra di dubbi la costruzione del Muro. È facile ammonire l’Italia per il suo alto debito pubblico, sull’economia stagnante e il rapporto deficit-Pil, nonché sulle riforme. È più difficile per l’Unione Europea riconoscere l’enorme sforzo del nostro Paese per salvare i “disperati del mare”. Almeno noi, popolo italiano, pieno di contraddizioni, non abbiamo mai costruito muri.

Manuele Franzoso

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