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Opinioni e commenti
 

Voto Finish – L’esito dei congressi del Pse e del Pasok – di Stefano Savella
Pubblicato il 25-06-2015


Dal sito web VOTO FINISH
L’esito dei congressi del Partito socialista europeo e del Pasok
di Stefano Savella

Nessuna sorpresa al decimo congresso del Partito socialista europeo che si è tenuto nei giorni scorsi a Budapest. Alla presidenza è stato infatti confermato, per un secondo incarico di due anni e mezzo, il bulgaro Sergei Stanishev, 49 anni, primo ministro del suo paese tra il 2005 e il 2007 e fino al 2014 leader del partito socialista bulgaro (che è all’opposizione e in crisi di consensi). Colui che si era presentato quale unico suo avversario, lo spagnolo Enrique Baron Crespo (sostenuto anche dai socialisti italiani di Riccardo Nencini), ha infatti ritirato la sua candidatura prima del voto. Stanishev ha confermato tutti gli altri esponenti del suo staff: segretario generale resta perciò il tedesco Achim Post, con una lunga carriera nell’SPD, considerato vicino al presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. Restano al loro posto anche i vicepresidenti già nominati nel congresso del settembre 2012: Jean-Christophe Cambadélis, primo segretario del Partito socialista francese, la slovacca Katarina Nevedalova, classe 1982 e quindi la più giovane del gruppo, eurodeputata dal 2009e la britannica Janet Royall, già principale esponente laburista nella Camera dei Lords, mentre l’unica new entry è la svedese Carin Jamtin, segretaria generale dei socialdemocratici svedesi ed ex ministra alla Cooperazione internazionale.

Il congresso ha sancito anche la conferma definitiva dell’adesione del Partito democratico al PSE, ma non si può dire che l’esito dei lavori (svolti in contemporanea con la situazione di Ventimiglia, con il rimpallo di responsabilità con la Francia) abbia soddisfatto la delegazione italiana. La componente mediterranea del PSE aveva infatti richiesto un ulteriore approfondimento proprio sul tema dell’immigrazione: ma il ritiro di Baron Crespo, il ruolo ancora marginale del PD nell’organigramma del PSE e lo svolgimento, pressoché in contemporanea, delle primarie per la leadership del Pasok in Grecia hanno indebolito la richiesta, lasciando spazio, come è stato scritto sull’«Avanti!», a un «inaccettabile appiattimento di un’oligarchia nord e centro europea che gestisce il Pse rendendolo, se non prono, sin troppo sensibile ai desiderata e agli egoismi dei paesi che rappresentano».

Dalla Grecia, arriva invece una nuova leader per il Pasok, lo storico partito socialista ridotto a piccola formazione politica (gli ultimi sondaggi lo danno a ridosso della soglia di sbarramento del 3%). Dopo l’ex ministro degli Esteri Evangelos Venizelos, ad ereditare la guida del partito che fu di Andreas Papandreou arriva Fofi Gennimata (per la prima volta una donna), che ha vinto le primarie aperte con il 51%, battendo i suoi sfidanti Odysseas KonstantinopoulosAndreas Loverdos ed evitando così il ballottaggio, che avrebbe avuto luogo con una percentuale inferiore al 50%. Nata ad Atene 51 anni fa, è figlia di Giorgios, partigiano durante la seconda guerra mondiale, uno dei fondatori del Pasok e più volte ministro negli anni Ottanta e Novanta. Fofi Gennimata è invece stata viceministra della Salute e dell’Istruzione tra il 2009 e il 2012, oltre che portavoce del partito, ed è considerata in continuità con la vecchia leadership, al contrario di Konstantinopoulos che premeva per un totale rinnovamento della classe dirigente.
@StefanoSavella

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