sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

A proposito dei circoli e delle fondazioni socialiste disperse
Pubblicato il 27-07-2015


Per preservare storia e immobili del Pci, com’è noto, esiste una fondazione presieduta dal potente e simpatico Sposetti. Stessa cosa per la Dc, che mantiene una fondazione con una lussuosa sede in pieno centro storico a Roma. Per il Psi esiste il recente tentativo della fondazione di Gennaro Acquaviva, ma la sua storia e suoi simboli, la tutela delle sue personalità sono tutt’ora affidati a un rivolo di circoli e di fondazioni ognuno separato e geloso dell’altro. Partiamo dalla Fondazione Nenni, oggi presieduta da Giorgio Benvenuto e passiamo alla Fondazione Craxi di Stefania, e in mezzo Critica sociale con la raccolta della storica rivista che fu di Filippo Turati, e quella parziale dell’Avanti (che parte dal 1945), poi la Fondazione Turati di Maurizio Degli Innocenti con sede a Firenze, quella intestata a Salvemini a Torino, quella dedicata a Di Vagno a Bari, quella Nevol Querci a Roma, l’unica che dispone della raccolta completa dell’Avanti e forse anche di un archivio di documenti del Psi.

È incredibile che non si riesca a mettere insieme le forze, cioè la storia. Contrariamente a ciò che avviene per il Pci e la Dc, non esiste oggi un luogo in cui sia ubicato il nostro passato. Uno storico, un ricercatore, uno studente, un giornalista non sa oggi a chi e dove rivolgersi. Ci rendiamo conto della follia? Per non parlare della digitalizzazione dei nostri documenti e dei giornali socialisti. L’inizio della digitalizzazione dell’Avanti ad opera del Salvemini è un atto isolato e per ora senza seguito. È giusto protestare contro le assurde e burocretine decisioni del Comune di Milano coi suoi sfratti avvenuti, poi negati, infine solo attenuati. Però ci sono cose che dipendono solo da noi. Ma noi facciamo di tutto per renderle complicate, se non impossibili. È vero, in questi vent’anni i socialisti si sono divisi, frazionati, dispersi. Chi ha scelto, pochi, di continuare a militare in un piccolo partito socialista, chi ha scelto, molti, nuovi approdi politici. Da Berlusconi al Pd, i meno. In tanti hanno deciso di starsene a casa e molti non ci sono più per le inderogabili leggi della vita. D’accordo. Ma se la Fondazione democristiana tiene insieme personaggi delle diverse anime perché non si può fare altrettanto per le diverse e disarticolate arterie socialiste?

Uno spirito individualista e anarchico è certo più presente da noi che altrove. Ma non basta per spiegare questa assurda anomalia. Ci deve essere dell’altro. Credo che abbia prevalso, da noi, molto più che in casa democristiana e comunista, il desiderio di recidere le radici, di richiudersi in un reticolato personale, familiare, amicale. Di difendere cioè più la storia di ciascuno, che quella di tutti. Oggi sono passati ormai ventitré anni dal decantato 1992, che è diventato un film, non più un evento oggetto di polemica politica. Un ricordo drammatico. Ma storico. Non è il momento di unire le forze, almeno per preservare il nostro passato? Se c’è una cosa della quale siamo fieri e di essere figli di Turati e non di Bordiga e di Sturzo, di Saragat e non di Secchia e di Scelba, di Nenni e non di Togliatti e di Tambroni, di Craxi e non di Berlinguer e di Moro. Possibile che non riusciamo a metterci d’accordo nemmeno per difendere tutti insieme le nostre ragioni?

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Commenti all'articolo
  1. Caro Mauro, sarebbe un primo passo importante. Provaci almeno tu che sembri quello che ha più coscienza del passato e visione del presente e del futuro socialista. E’ un tema questo sul quale si potrebbe creare un piccolo avvenimento di cultura storica e politica del socialismo italiano.

  2. Oggettivamente non posso che condividere questo percorso proposto da mauro Del Bue. E’ storia socialista, qualunque scelta sia stata compiuta negli anni fino ai giorni nostri. E’ storia socialista le divisioni dei primi anni del ‘900 alla pari delle scelte sofferte dei primi anni ’90 che videro la fine del PSI craxiano insieme alla Prima Repubblica. E’ storia socialista i percorsi tendenti, da posizioni diverse, a salvaguardare memoria e valori del glorioso PSI attraverso l’impegno dei tanti Compagni che non vollero la chiusura delle sezioni e si batterono per tutelarne la presenza. E’ storia socialista quelli di quei compagni, non pochi, che ritentarono una rinascita socialista attraverso il progetto, andato malamente a fine, della Federazione Laburista e la sua confluenza nella cosiddetta “Cosa” da cui nacquero i DS di cui quei socialisti furono fondatori e dirigenti almeno fino al suo scioglimento. E’ storia socialista quella di chi preferì sostenere un interessato falso amico dei socialisti schierandosi con gli antichi avversari (per non dire nemici). E’ storia socialista quella di coloro che, in nome di un ideale di appartenenza, quasi come con un figliol prodigo, ritornano alla casa del padre. E la storia, tutta, come la memoria, non la si cassa, perché chi rifiuta le proprie radice ed il proprio passato, comunque costellato di errori, è una persona senza futuro. Noi un futuro lo vorremmo ancora, orgogliosi del nostro passato, consapevoli degli sbagli commessi. Siamo pronti, almeno quelli come me, a dare una mano per non disperdere ciò che è stato. Avanti Compagni !!!

  3. Oltre al grado di anarchia, si potrebbe anche affermare che nessuno più di noi (socialisti e italiani) porta dentro con sé, ogni giorno, i propri defunti (cari e gloriosi). Il punto è che chi vive qui ed ora meriterebbe uguale cura ed attenzione.

  4. Mauro, saprai che nel Febbraio 1991, come Circolo “Egidio Meneghetti”, abbiamo esposto agli Orfanatrofi Maschili di Faenza la mostra “L’Italia di Pietro Nenni”, inaugurata da Bettino Craxi e dall’allora presidente della Regione Boselli in contemporanea all’inaugurazione della Piazza a Lui dedicata. Si tratta di un’imponente opera pittorica di un grande artista padovano, Vittorio Busan, deceduto l’anno dopo, che segna i passaggi fondamentali del grande uomo: dal carcere del 1911 alla morte del gennaio 1980. Questa mostra è rimasta a noi e, a parte alcune uscite, giace polverosa tra i locali miei e dei miei fratelli, dato che un posto decente ed economico non siamo riusciti a trovarlo.
    Se ci potra essere il concentramento delle varie Associazioni/Fondazioni. la mostra è totalmente disponibile e potrebbe essere anche veicolo didattico, passando per il 20nnio e la Resistenza, la Repubblica, l’assassinio di Kennedy, Pralognan ed il centro sinistra, fino al grande quadro dei funerali, totalmente diverso da quello di Guttuso per Togliatti.
    Te lo scrivo perché tu possa inserirlo in una grande iniziativa che porti se non alla “collazione” almeno ad una convenzione di queste certamente meritorie individualità
    Ciao.
    Giampaolo Mercanzin

  5. Giampaolo, questa è una bella notizia. Vedi se riuscissimo a concentrare le cose, avremmo la possibilità di farle valere. Ad ogni modo ti aspetto a Roma perché a settembre convocherò un incontro di tutte le associazioni e fondazioni socialiste. Vediamo chi viene.

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