domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

UNHCR: più di 4 milioni
i profughi siriani
Pubblicato il 09-07-2015


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Sono oltre quattro milioni il numero di rifugiati in fuga dalla Siria e giunti nei Paesi limitrofi vicini. La notizia è stata data oggi dall’ Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Al ritmo attuale, l’Unhcr prevede che il numero potrebbe salire a circa 4,27 milioni entro la fine del 2015. Un esodo di proporzioni bibliche che ha un drammatico bisogno di aiuto per sopravvivere e che al contempo costituisce una mina innescata e pronta a esplodere nei Paesi ospitanti.

“Si tratta – sottolinea Antonio Guterres, Alto commissario dell’Agenzia dell’ONU e ex segretario del partito socialista portoghese – della più grande popolazione di rifugiati proveniente da un unico conflitto in una generazione. Una popolazione che ha bisogno del sostegno del resto del mondo, ma che invece vive in condizioni terribili e sprofonda nella povertà”.

Soltanto dieci mesi fa il loro numero era di tre milioni. I Paesi direttamente interessati al fenomeno migratorio sono la Turchia che ne ospita oltre 1 milione e ottocentomila, l’Iraq con 249.000, la Giordania con più di 629.000, l’Egitto con 132.000, il minuscolo Libano con quasi 1 milione e duecentomila mentre circa 24 mila sono sparsi in altre parti del Nord Africa. In questo elenco vanno ricompresi anche i 270 mila che hanno fatto richiesta di asilo in Europa e altre migliaia che si sono già reinsediati altrove.

Il dramma dei rifugiati siriani riguarda anche lo stesso territorio siriano dove si calcola che siano almeno 7 milioni e seicentomila gli sfollati.
Di fronte a questa situazione esplosiva, l’Unhcr lamenta di aver ricevuto appena il 24% dei 5 miliardi e mezzo di dollari richiesti insieme ai partner per sostenere i rifugiati siriani nel 2015 per programmi di aiuto che, se adeguatamente implementati, potrebbero certamente allegrie la pressione del fenomeno della migrazione verso l’Europa.

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A corredo di queste notizie scioccanti sui profughi siriani, arriva la comunicazione della costruzione di un altro ‘muro’ anti-emigrazione anche se in questo caso serve a contenere soprattutto il fenomeno del terrorismo almeno a detta del governo interessato. Dopo l’Ungheria che ha confermato l’avvio della costruzione della barriera anti-immigrati al confine con la Serbia, è stato il primo ministro tunisino Habib Essid in tv ha annunciare una analoga decisione per sigillare il ‘fianco’ libico della Repubblica. La decisione arriva a poche settimane dall’attacco terroristico di Sousse, che ha provocato 38 morti e danni gravissimi all’industria del turismo. Dopo l’attentato il governo tunisino ha dispiegato oltre mille soldati per garantire la sicurezza negli hotel e lungo le spiagge.

Solo qualche giorno fa, il 4 luglio, il presidente della Repubblica Beji Caid Essebsi aveva chiesto al Parlamento il via libera per la decretazione dello stato di emergenza, in vigore da sabato. Una misura straordinaria, che dovrebbe durare trenta giorni, e dovrebbe servire a sventare nuovi attentati terroristici dell’Isis. “I gruppi terroristici e criminali vogliono fare altri attentati con il fine di paralizzare l’economia del Paese”, ha detto Essid davanti al Parlamento riunito in un’udienza straordinaria sulla proclamazione dello stato di emergenza.

Tunisia-Sousse

Il ‘vallo di Essid’ si estenderà per 160 chilometri della frontiera a partire dalla costa, con torrette e centri di sorveglianza, verrà costruito dall’esercito tunisino e sarà completato entro la fine del 2015. Tempi rapidissimi che lasciano capire l’urgenza del provvedimento.

Secondo il capo di governo, il muro contribuirà a ridurre il rischio di infiltrazioni di gruppi e commando islamisti da oltreconfine. Alcuni giorni fa – scrive l’agenzia Misna – Essid aveva sostenuto che l’attentatore di Sousse, Seifeddine Rezgui, sarebbe stato addestrato dalla formazione libica Ansar Al Sharia.

Alvaro Steamer

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