mercoledì, 7 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Bianchi, rossi e… Verdini
Pubblicato il 23-07-2015


Si fa un gran parlare di un gruppo di sostegno al governo Renzi formato da una frangia di senatori (che ci siano anche deputati importa molto meno) che provengono da Forza Italia, capitanati da Denis Verdini, granduca di Toscana per il partito di Berlusconi, uomo di potere e non solo politico. Ma appunto fiorentino, come il presidente del Consiglio. A volte, si sa, anche il campanilismo ha una sua importanza. Soprattutto per chi si sente figlio di Dante e di Michelangelo. Parte integrante di una storia di cultura che non ha eguali nel mondo, generata dalla capitale del Rinascimento.

A occhio non mi pare però che questo sia argomento che ammalia più di tanto un solido personaggio come Verdini. Un suo loquace proselite, certo D’Anna, che è passato improvvisamente dall’intransigenza di Fitto all’assoluta transigenza di Verdini, arriva perfino a ipotizzare di confluire nel partito della nazione con Renzi. Nazione italiana, non fiorentina. La cosa merita qualche considerazione. La prima è relativa al fuggi-fuggi dell’entourage politico più stretto di Berlusconi che si è verificato negli ultimi tempi. Facciamo due conti: Cicchitto (già presidente del Gruppo alla Camera), Bondi (già coordinatore del partito), Bonaiuti (portavoce e uomo di fiducia del presidente), Capezzone (portavoce del partito), Alfano (coordinatore del partito e designato alla successione). Ho letto che Scajola si è iscritto al partito radicale. Doppia tessera o tessera unica?

Tra cerchi magici di donne con labbra rifatte e fughe dalla terra dei cachi, il trasloco mica è di poco conto. Ma deriva oggi da un elemento indiscutibile. La nuova natura, cioè, del Partito democratico. Novità perfino auspicata da Berlusconi. Non aveva più volte affermato il buon Silvio, improvvisandosi anche nelle vesti del talent scout, che con Renzi il Pd sarebbe diventato un vero partito socialdemocratico? Si tratta di uno dei tanti errori di definizione politica del cavaliere. Intendeva affermare che finalmente la sinistra italiana con Renzi non sarebbe stata più comunista. Ma allora non perde oggi la sua giustificazione di fondo, con questa trasformazione, anche Forza Italia?

Ecco perché non mi stupisco del movimento di Verdini, che è solo l’ultimo in ordine di tempo. E mi stupisco invece dei richiami all’ortodossia di Speranza e anche di qualcuno dei nostri. I casi sono due. Se l’opposizione del Pd mantiene l’appoggio al governo non ci sarà bisogno di nessuno. Di nessun transfuga, bianco, rosso o Verdini. Se non lo farà difficile contestare che il governo possa godere di altri appoggi. In politica dovrebbe esistere la logica. Non puoi rimproverare a un tuo interlocutore di essere sorretto da altri, se tu non lo fai. Quel che chiede oggi la minoranza del Pd è di reggersi solo coi suoi voti determinanti. Voti che al Senato sulla riforma costituzionale e su quella della scuola potrebbero non esserci. L’importante sarebbe però ammettere che la maggioranza in questo caso risulterebbe un’altra. E si fonderebbe sulla spaccatura del PD e sul supporto di una parte di ex berlusconiani (compreso il nostro ex Barani col suo immancabile garofano all’occhiello). Non si può tornare alle convergenze parallele che almeno erano politicamente esplicite. Quel che non si comprende è l’allarme della minoranza del PD che vuol tornare ad Ovidio: “Nec tecum nec sine te vivere possum”. Ma Renzi è fiorentino, mica di Sulmona…

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Nella logica di queste dinamiche, che naturalmente conducono al Partito della Nazione, la politica si attesta definitivamente sul tavolo della “Polenta alla Spianatoia”.
    Il PSI rifletta profondamente,soprattutto in virtù della sua ostinata e virtuosa vocazione identitaria.

  2. Concordo col commento di Bucci, ma io la ribollita per dirla in modo che il giovin signore fiorentino capisca, “un la digerisco”…..Magari Verdini dopo le ultime boutade sulla prossima riduzione delle tasse promessa per i prossimi anni, ha rivisto in lui lo spirito del giovane Cavaliere…..
    Je suis socialiste

  3. Quanto scrive il Direttore dipinge una situazione politica abbastanza movimentata, e confusa, e all’apparenza pure contradditoria perché in effetti “Non puoi rimproverare a un tuo interlocutore di essere sorretto da altri, se tu non lo fai”.

    Non possiamo però nasconderci che i “fuggi-fuggi” e gli “spostamenti” non sono una novità, e che vi sono stati casi bollati come “trasformismo”, mentre verso altri si è usata maggiore indulgenza e comprensione (e giustificazione), ma così va il mondo, e del resto i socialisti dovrebbero essere piuttosto disincantati in materia, visto cosa, immeritatamente, ha riservato loro il destino.

    Va pure detto che quando, vent’anni orsono, gli appartenenti al vecchio P.S.I. – intendendo la cosiddetta “base” – si trovarono ad essere di fatto senza guida, e cercarono poi in qualche modo di riorganizzarsi, dovettero sostanzialmente “autogestirsi”, abituandosi a fare scelte “ideologiche” anche di tipo individuale, e in tutto questo tempo possono aver acquisto grande autonomia di pensiero, anche rispetto agli orientamenti dei propri vertici.

    Allora, tra noi, ci fu chi guardò verso “destra” e chi invece a “sinistra”, e forse le reciproche posizioni sono rimaste pressoché immutate, nel senso che non è pensabile alcun tipo di ricomposizione “politica” fra tali due parti, ma se qualcuno ritiene, del tutto legittimamente, che sia una strada da percorrere, quantomeno come tentativo, vuoi per “misurare” quale possa essere oggi il peso elettorale della componente socialista vuoi perché non va mai persa di vista la soglia di sbarramento, mi sembra che la “prova” per un eventuale riavvicinamento andrebbe intanto verificata su alcuni punti “portanti” e attualmente prioritari, vedi quelli di natura economica e fiscale, o riguardanti ad esempio la sicurezza.

    Temo infatti che se il discorso venisse esteso ad altre tematiche, aumenterebbe la probabilità che ci si possa fin da subito allontanare anziché riaccostarsi.

    Paolo B. 26.07.2015

  4. Quanto scrive il Direttore dipinge una situazione politica abbastanza movimentata, e confusa, e all’apparenza pure contradditoria perché in effetti “Non puoi rimproverare a un tuo interlocutore di essere sorretto da altri, se tu non lo fai”.

    Non possiamo però nasconderci che i “fuggi-fuggi” e gli “spostamenti” non sono unanovità, e che vi sono stati casi bollati come “trasformismo”, mentre verso altri si è usata maggiore indulgenza e comprensione (e giustificazione), ma così va il mondo, e del resto i socialisti dovrebbero essere piuttosto disincantati in materia, visto cosa, immeritatamente, ha riservato loro il destino.

    Va pure detto che quando, vent’anni orsono, gli appartenenti al vecchio P.S.I. – intendendo la cosiddetta “base” – si trovarono ad essere di fatto senza guida, e cercarono poi in qualche modo di riorganizzarsi, dovettero sostanzialmente “autogestirsi”, abituandosi a fare scelte “ideologiche” anche di tipo individuale, e in tutto questo tempo possono aver acquisto grande autonomia di pensiero, anche rispetto agli orientamenti dei propri vertici.

    Allora, tra noi, ci fu chi guardò verso “destra” e chi invece a “sinistra”, e forse le reciproche posizioni sono rimaste pressoché immutate, nel senso che non è pensabile alcun tipo di ricomposizione “politica” fra tali due parti, ma se qualcuno ritiene, del tutto legittimamente, che sia una strada da percorrere, quantomeno come tentativo, vuoi per “misurare” quale possa essere oggi il peso elettorale della componente socialista vuoi perché non va mai persa di vista la soglia di sbarramento, mi sembra che la “prova” per un eventuale riavvicinamento andrebbe intanto verificata su alcuni punti “portanti” e attualmente prioritari, vedi quelli di natura economica e fiscale, o riguardanti ad esempio la sicurezza.

    Temo infatti che se il discorso venisse esteso ad altre tematiche, aumenterebbe la probabilità che ci si possa fin da subito allontanare anziché riaccostarsi.

    Paolo B. 26.07.2015

Lascia un commento